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RecensioniClassicJoe Kubert prima di Joe Kubert

Joe Kubert prima di Joe Kubert

Dopo la scomparsa di Joe Kubert, avventura nel 2012, è opportuno scoprire e recuperare un Joe Kubert segreto, ma non per questo meno importante e decisivo dell’artista conosciuto da tutti grazie a personaggi come Sgt.Rock ed Enemy Ace, o per aver prestato le sue matite al genio di Edgar Rice Burroghs dando nuova linfa ad un personaggio classico come Tarzan. Ma, prima della sua scalata alla DC e del suo successo nel difficile mondo delle strisce sindacate con i suoi Green Berets, Joe Kubert aveva già dato prova del suo enorme talento.

joe kubert weird horrors

In una lunga intervista rilasciata agli inizi degli anni Settanta (e che potete leggere qui in italiano nella mia traduzione), Joe Kubert ripercorreva le tappe fondamentali della sua precoce carriera. Infatti, già non appena dodicenne, mentre frequentava – per modo di dire – la High School of Music and Art di Brooklyn era solito marinare le lezioni per avventurarsi negli uffici delle decine di piccole case editrici di fumetti che producevano senza sosta i deliziosi albetti poi venduti dovunque, anche nel grocery sotto casa, per 10 miseri centesimi di dollaro.

Fu proprio il mitico Harry A Chesler a proporgli il primo lavoro, intuendo le potenzialità di quel moccioso, per 5$ dollari alla settimana. In realtà, Kubert, nonostante la giovane età, aveva intuito che in quel modo avrebbe potuto avere accesso ad una conoscenza illimitata, lavorando fianco a fianco con gente del calibro di George Tuska e Charlie Solomon Sultan.

Sul finire degli anni Trenta, il poco più che adolescente Kubert faceva il suo ingresso nell’industria del fumetto, era l’inizio della Golden Age e le case editrici spuntavano come funghi a caccia di facili guadagni, producendo a volte lavori dozzinali, a cui collaboravano diversi artisti, il più delle volte non accreditati. Una catena di montaggio umana che doveva carpire le nuove tendenze e mettersi subito al lavoro per intercettare il gusto dei lettori.

È in ambienti come questo, tra la 35a strada e Park Avenue, che il giovane Joe Kubert si forma dimostrando, prima della sua partenza con il contingente americano in Germania e dell’abbattersi dell’uragano Wertham sul mondo dei fumetti, la sua versatilità e la sua bravura, passando da un genere all’altro e dimostrandosi disegnatore maturo e innovativo.

Le 33 storie, apparse tra il 1944 e il 1954, raccolte nel volume Weird Tales & Daring Adventures edito da Fantagraphics Books e curato da Bill Shelley, rappresentato il miglior ritratto dell’artista da giovane che ogni suo fan potrebbe e dovrebbe desiderare.

Nella prefazione al volume, Shelley scrive:

Ripristinare le immagini è stato un lavoro scrupoloso, in assenza degli originali, ormai inesorabilmente distrutti, e un compito ingrato, che ha richiesto un sacco di tempo ed un elevato grado di conoscenze, abilità tecniche e giudizio per conseguire il miglior risultato. Tuttavia, anche se le storie contenuti in questo volume sono state accuratamente restaurate, abbiamo deciso di non strafare risolvendo ogni piccolo errore di stampa, poiché tutto ciò avrebbe violato l’integrità del lavoro, rendendolo artificiale e sterile. Dopotutto, queste piccole imperfezioni sono parte integrante del fascino dei fumetti.

Le piccole imperfezioni dovute alla stampa in quadricromia e alla carta povera e porosa sono la cifra estetica dei fumetti della prima metà del XX° secolo. Al di là della componente meramente artistica, e che pesantemente ha inciso sulla pop-art dei tardi anni Sessanta, la cifra estetica dell’immaginario fumettistico – quella tipica sgranatura, che ha fatto la fortuna di Roy Lichtenstein – è dovuta anche e soprattutto a quelle imperfezioni.

Pertanto, è doveroso in un’opera come questa in cui si cerca di ricostruire un periodo, oltre all’itinerario artistica di un’artista, essere fedeli alla patina del tempo.

joe kubert weird horrors

Immersi in questa patina che non ne compromette la credibilità e la godibilità, i racconti selezionati si avvicendano, mostrandoci un Joe Kubert già padrone del mezzo, nonostante fosse poco più che diciottenne, e la cui versatilità ci viene mostrata man mano che ci addentriamo tra le pagine di questo volume dalla generosa foliazione. Quello che colpisce non è solo come Joe Kubert, con estrema disinvoltura, attraversa i generi, ma come per ognuno riesca a sperimentare soluzione inconsuete per l’epoca.

Tra i racconti che meritano una menzione senza dubbio, Killer at Large: “Mae Crandall  – One Girl Crime-Wave!!”, tratta da Police Lineup v.1 #3 dell’Aprile 1952, o la successiva Success or Else tratta da Hollywood Confessions #2 del Dicembre 1949, dove la frammentazione della tavola è ancora più estrema, con cambi di prospettiva e close up che si susseguono incalzando il ritmo narrativo. Sorprende vedere un insolito Kubert che si destreggia con i toni comici in 3-D-T’s – inchiostrato dal fido Norman Maurer –  e in Meet Miss. Pepper, accanto ad un racconto che sa già di classico come Sacrifice, una sorta di Enemy Ace in nuce.

joe kubert success or else

Senza dubbio, la selezione operata da Shelley ha il merito di soffermarsi su due grandi aree quella dei racconti dell’horror e quella dell’avventura tout court in un periodo di estrema libertà per il fumetto americano ancora libero dalle pastoie del comics code, strappando così a morte certa una manciata di storie che fanno luce sulla crescita artistica di un gigante del fumetto internazionale e sulla storia di editori come St.John, Avon, Lev Gleason e Ziff-Davis, che hanno fatto la storia della Golden Age.

Weird Horrors & Daring Adventures: The Joe Kubert Archives Vol. 1
di Joe Kubert
Fantagraphics Books, 2012
240 pagine, $ 39.99

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