In memoria di XL: le testimonianze degli autori

Squaz

Che domanda impegnativa… innanzitutto, è molto strano per me parlare di XL come di qualcosa che appartiene al passato, visto che il corpo (come si suol dire) è ancora caldo e la notizia della sua fine è stata così repentina e soprattutto inattesa. È stata sicuramente una testata importante. Credo che, tutto sommato, abbia fatto scelte coraggiose, anche se a volte sul momento ne percepivo più l’aspetto ammiccante e paraculo. Credo che siano in molti a pensare che fosse una rivista furbetta per giovani furbetti. Io non sono tra questi, nonostante il mio rapporto sia stato altalenante. Ci sono stato, poi non ci sono stato più, poi ci sono ritornato… In realtà XL è stata un’esperienza onesta, fatta da gente onesta, che ha voluto conciliare l’appeal di un magazine di massa con un’esigenza quasi pedagogica di non parlare solo di quello che fa tendenza ma anche di quello che si agita nei sotterranei. In questo senso, la scelta dei fumetti da pubblicare è stata significativa e si è rivelata pure lungimirante. Pensiamo solo ai Superamici… ma c’era anche molto Bonelli, e grande attenzione per il fenomeno dei graphic novel, per il Pop Surrealism, per la Street Art. Ecco, forse questa attenzione, come se fosse tutto sullo stesso piano, può aver provocato fraintendimenti. Se dovessi sintetizzare il tutto in un unico concetto, direi che XL è stata come un’abbuffata dopo una carestia. E quando ci siamo alzati da tavola, dopo il ruttino, ci siamo fatti un pisolino e adesso aspettiamo che qualcuno ci svegli.