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Captain America: The Winter Soldier, il film Marvel che si traveste da spy story

Captain America è veramente nato durante la Seconda Guerra mondiale, più precisamente nel 1941 dalla mente di Joe Simon e di Jack Kirby. Incarnava veramente tutti i sentimenti patriottici che ancora oggi, tra cinema e fumetti, gli vengono attribuiti; e combatteva veramente i nazisti. Con la fine della guerra, però, anche la sua popolarità cominciò a venire meno: a che servono gli eroi quando non ci sono nemici da combattere?

Alla Timely Comics, l’editore che sarebbe poi diventato Marvel Comics, provarono a riciclarlo inviandolo a combattere – sempre in pieno stile USA – contro i comunisti. Ma non ebbe molto successo. Fu Stan Lee, il genio visionario che con Kirby creò (o ricreò) molti dei protagonisti della Casa delle Idee, a renderlo ciò che è oggi. Lo fece nell’episodio numero 7 di Avengers, e Steve Rogers poté respirare nuovamente aria di successo. Da allora – parliamo del 1964 – a oggi Capitan America è cambiato; talvolta migliorando, talaltra – inutile negarlo – peggiorando, travolto da una retorica patriottica intrisa di pedagogia e di ideologie superate. Eppure è sempre rimasto una costante nei fumetti Marvel: il Primo Vendicatore, la Sentinella della Libertà, l’amichevole Cap.

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Un poster del film realizzato dal fumettista Paolo Rivera

Prima del 2011, Capitan America aveva già calcato diverse volte il grande schermo. Era stato protagonista di un vero e proprio serial cinematografico durante la Seconda guerra mondiale; nel 1990 era stato interpretato da Matt Salinger in un film diretto da Albert Pyun; e prima di ottenere un film ‘contemporaneo’ tutto suo era apparso in Iron Man, Iron Man 2 e ne L’Incredibile Hulk. Perché? Perché alla base di tutto, volenti o no, c’è questo: c’è il siero del supersoldato, c’è Steve Rogers, ci sono le derive delle istituzioni politico-militari, e c’è la ricerca costante dell’umanità di diventare qualcosa di più.

La sua prima “vera” trasposizione cinematografica, però, non si ricorda certo con troppa attenzione: frettolosa, incerta, a tratti zoppicante. Chris Evans, che era già stato la Torcia Umana ne I Fantastici 4 della Fox, torna a vestire i panni di un supereroe senza avere nessuno a guidarlo – né una regia esperta dell’allora neo-genere; né una sceneggiatura solida. Iron Man era stato un colpo di fortuna. Il Primo Vendicatore doveva essere la vera prova generale. Che però – purtroppo – non andò granché bene.

Con The Avengers di Joss Whedon, il personaggio di Cap ha riguadagnato splendore pop e – soprattutto – spessore psicologico. Ci fa ridere, è quello dei fumetti; è il capitano, il soldato, quello che dà ordini, il leader in battaglia. Simon e Kirby hanno potuto tirare un sospiro di sollievo… fino ai nostri giorni, ovvero al 26 Marzo 2014, giorno in cui è uscito il secondo Capitan America. E più precisamente: Captain America: The Winter Soldier. Il sottotitolo richiama uno dei personaggi Marvel più famosi degli ultimi anni ,”Il Soldato d’Inverno” creato da Ed Brubaker sulle pagine di Capitan America, a cui il film si ispira, ma non lasciatevi ingannare: niente sovietici, russi o combattimenti nella neve in questo film. Anthony e Joe Russo, i due registi, danno linfa nuova al personaggio e alla storia, spingendola anche più in ‘alto’ rispetto a quanto fatto da Joss Whedon.

Captain America: The Winter Soldier non è un cinecomic tutto performance. Non solo, almeno. È una spy story, un giallo, un thriller, un action. Le capacità di Captain America sono solo un pretesto per permettergli di fare cose che, altrimenti, un uomo comune non si arrischierebbe nemmeno a fare. Ci troviamo nello SHIELD, nel suo cuore pulsante. Cominciamo con una missione e finiamo con la migliore delle conclusioni, non scontata ma neppure così inattesa. Il nemico di sempre, l’Hydra, è tornato e Captain America (affiancato da Vedova Nera e da Falcon, e per un brevissimo lasso di tempo anche da Nick Fury) deve affrontarlo ancora una volta. Pena, la morte di milioni di persone. Tra l’inizio e la fine, come su di una linea retta che inizia in un punto e finisce in un altro, c’è la vera sostanza di questo film. Con tanti richiami all’attualità e alle grandi paure sociali ai tempi della crisi (intercettazioni, libertà vera o fittizia; la fiducia nelle persone), ai fumetti, ed anche – sorpresa cinéphile – a grandi cult della storia del cinema, con momenti esilaranti in pieno stile Marvel.

Il film è fresco, e descrivere troppo (o troppo poco) non gli renderebbe giustizia; e rischieremmo anche di rovinarvi il finale. Vi basti però sapere questo: Captain America: The Winter Soldier non è il solito film della Marvel/Disney. Non è un film per tutta la famiglia – i più piccoli, probabilmente, faticheranno a cogliere una buona dose di riferimenti. L’azione c’è sempre, eppure è dosata, calibrata – una miscela in equilibrio che sa esplodere al momento giusto. I nemici diventano amici, e gli amici diventano i nemici. Il tema di sempre – la libertà dell’uomo di scegliere e di non scegliere – è quello messo sotto la lente di ingrandimento dai due registi, con l’aiuto di qualche buon attore (un Robert Redford semplicemente perfetto nella sua parte) e di qualche effetto speciale. La scena post-credits apre alla grande all’atteso Age of Ultron, sequel di The Avengers. E allora sapremo questo: Capitan America non sarà più lo stesso. Non solo sullo schermo, ci auguriamo.

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