Utopia, la serie tv con protagonista un graphic novel

Utopia, la serie tv, può essere raccontata in tanti modi diversi, uno di questi è partendo dal fumetto, il centro, l’anima – il cuore di tutta la storia. Utopia, infatti, non è solo il nome (finale) del progetto di The Network, un’organizzazione segreta che vuole salvare l’umanità da se stessa (come? Sterilizzandone una parte). È anche il nome di un graphic novel scritto e disegnato da Philip Carvel, il creatore di Giano, gene che aiuterà il mondo a sopravvivere.

Utopia

Nella prima stagione di Utopia, serial inglese prodotto e mandato in onda da Channel 4, i protagonisti – divisi tra buoni e meno buoni, tra agenti segreti e persone comuni – cercavano proprio questo: il fumetto Utopia. Perché credevano contenesse i segreti della (nuova) “soluzione finale”. Una serie tv che inizia in una fumetteria e che parla di fumetti ha un potenziale infinito e, diciamoci la verità, è anche qualcosa che non si è mai visto. Al di là di tutte le considerazioni, banali e non, che si possono fare, utilizzare un graphic novel come perno di tutta la trama, almeno per le prime puntate della prima stagione, è sicuramente innovativo. E a parte questo, ci dice qualcosa di più della società in cui viviamo.

Certo, Utopia è solo un’opera di finzione. Non c’è veramente un’organizzazione segreta che si chiama The Network e che vuole fermare le nascite – è complottismo viscerale, quello che vende libri e che fa di un programma tv un programma tv seguito. Però non è sottovalutabile il dettaglio “tutti possono sapere perché la conoscenza è a portata di tutti”. E quindi in una fumetteria, desiderosi di avere anche l’ultimo numero del fumetto Utopia, ci sono tutti: dal più ricco al ragazzino, dal nerd al semplice curioso. Il fumetto, anche in un’opera di finzione come una serie tv, si ritaglia il suo posto al sole ed assume, non a torto, le funzioni di un vero e proprio medium – informa, suggerisce, racconta; le sue pagine vanno studiate e non solo ammirate per i bei disegni. Nelle sue pagine, c’è la possibilità di scoprire qualcosa. Di diventare qualcuno.

Dal pretesto narrativo del fumetto al resto della trama, alla fuga perenne dei protagonisti, alla ricerca di Jessica Hyde (“where is Jessica Hyde?”), a mister Rabbit e a tutti gli altri dettagli più o meno importanti, il passo è, mai come questa volta, breve. E anche nella seconda stagione il fumetto torna in primo piano, conservando la risposta a nuove domande (oltre che, certo, l’identità del “capo dei cattivi”).

Insomma, la serie tv di Channel 4, una delle migliori degli ultimi anni, riesce a costruire un mondo perfetto – nel senso di “auto-sostenibile”, non di “privo di errori” – in cui ogni cosa è al posto giusto. Un mondo, azzardiamo, parallelo al nostro, dove alcuni punti si incontrano, altri si sfiorano e altri ancora viaggiano l’uno accanto all’altro senza mai toccarsi. Dall’Inghilterra all’Italia e dall’Italia agli Stati Uniti, il viaggio di Utopia è un viaggio che passa attraverso le pagine di un fumetto e che ci racconta storie non così assurde ma, anzi, verosimili – storie che ci sembra di aver già sentito e di cui, inconsciamente, conserviamo un ricordo confuso.

Al centro della trama, c’è una struttura narrativa tutto sommato semplice con un inizio, uno svolgimento (seguito da una trasformazione dei personaggi) e una fine, che a sua volta, tra la prima e la seconda stagione, diventa nuovamente un inizio. E così continua, ciclicamente, con personaggi che inseguono personaggi, domande che non trovano risposta, la morte che bussa a tutte le porte e un ritornello che torna puntuale, ogni tot di episodi: “where is Jessica Hyde?”.

Nel Regno Unito sono già andate in onda le prime due stagioni di questa serie, ciascuna composta da sei episodi di circa 50 minuti di durata l’uno. Negli USA, le major l’hanno già adocchiata – e si dice: “acquistata” – per farne un reboot a stelle e strisce. Perché l’idea è molto buona. E perché, grazie al collante che tiene insieme tutta la storia, e cioè il fumetto, parlerebbe a un pubblico americano molto vasto: quello appassionato di comics. In Italia, questa serie non ha ancora una distribuzione – e probabilmente, visti i temi trattati, non l’avrà mai. Ma è, se accettate un consiglio, una serie da non perdere. E aggiungiamo: assolutamente da vedere, siate o no amanti del genere comics.