Come è stata progettata la cover di Ringo n.1, spiegato da Emiliano Mammucari

Esce oggi nelle edicole Ringo n.1, il primo numero della seconda stagione di Orfani, la serie Sergio Bonelli Editore creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, autori anche di questo nuovo episodio. Per l’occasione abbiamo chiesto a Mammucari, che si occuperà delle 12 copertine di Ringo, di raccontarci come è stata progettata la cover del n.1. Di seguito la sua spiegazione e gli step della lavorazione.

Leggi l’anteprima di Ringo n.1

La copertina definitiva di Ringo n. 1 disegnata da Emiliano Mammucari
La copertina definitiva di Ringo n. 1 disegnata da Emiliano Mammucari

La parola d’ordine è stilizzare. Trovare l’essenza. Distinguerci nella bulimia visiva che ci circonda usando il minor numero di segni possibili. Scendere al nocciolo. Diventare basici. 

Nel caso della prima copertina di Ringo il messaggio da trasmettere è basico, appunto: Orfani si trasforma da serie corale a serie monografica.

La prima idea la focalizziamo subito: via il fondale, niente comprimari o minacce. Decidiamo di lasciare solo lui, Ringo, il guerriero perfetto. Il pistolero che non è più tale ma è letale come non mai.

La seconda idea, nella teoria, era fantastica: Roberto e io siamo in fissa con i colori pop, per cui sul fondale volevamo un Pantone piatto. Una stesura cromatica piatta che racconta un mondo. Cavolo, Rothko può farlo e noi no?

E infatti no.

E dire che ci eravamo fissati per bene. La prima scelta era un ciano 100 %. Immaginate che spettacolo: in edicola un muro di colore luminoso da cui si staglia il nostro eroe. Impossibile ignorarlo, impossibile non esserne attirati come falene.

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Poi arriva, da parte di qualcuno intorno a noi, il primo, flebile, “sicuri?” Seguito a breve da più corposi “ma siete matti?”

Perseveriamo: forse il ciano 100% non va bene. È troppo allegro e non esprime bene le caratteristiche della serie.

Cambiamo, usiamo l’oro. Immaginate che spettacolo, in edicola un muro di colore oro etc etc.

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Non funziona neanche l’oro, e poi è troppo costoso da stampare.

Ci convinciamo che il problema sia il colore piatto e che il mondo non è ancora pronto per una copertina così grafica, e decidiamo di simulare un fondale dipinto, in cui si vedano le strisciate del pennello.

Seguono prove in tutte le gamme cromatiche.

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Alla fine ci arrendiamo. Ringo è una serie aggressiva e violenta, non puoi raccontarla con espedienti cromatici sottili. Non serve il fioretto, ci vuole l’artiglieria.

La nuova filosofia è: nel dubbio, appicca il fuoco.

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