Zerocalcare racconta Kobane con un reportage a fumetti su Internazionale

Venerdì 16 gennaio 2015 sulla rivista settimanale Internazionale verrà pubblicato un reportage di Zerocalcare dal confine turco-siriano: Kobane Calling, quaranta pagine a fumetti per raccontare l’assedio della città curda di Kobane, in Siria.

Di seguito il booktrailer, pubblicato dallo stesso Zerocalcare sulla propria pagina Facebook:

Il fumettista romano si era recato a Kobane l’autunno scorso, assieme a un gruppo di attivisti romani in missione. Li, mentre disegnava per i bambini delle scuole, ha preparato il reportage sulla guerra che si potrà leggere sulle pagine di Internazionale.

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In una nostra intervista aveva dichiarato al riguardo:

«La mia impressione è che un luogo che rappresenta il centro di tutte le contraddizioni del mondo moderno. Un luogo non solo in mezzo alla guerra, ma proprio in mezzo alle contraddizioni geopolitiche: la Turchia è amica degli Stati Uniti che bombardano la zona però  ufficialmente bombardano solo l’Isis, la Turchia a sua volta aiuta l’Isis ma non può dirlo, i curdi si trovano in mezzo … è una situazione assurda, raccontata malissimo dai media, che coprono, raramente e frammentariamente, solo le notizie sul conflitto. Ma c’è un aspetto super-interessante di quella situazione che non viene mai raccontato. Nella zona di Kobane il punto non è tanto il conflitto ma il motivo che c’è dietro al conflitto, e che ci impone di difenderla. Il motivo è che da due anni a questa parte, dall’inizio della guerra civile, questa zona siriana si è affrancata dagli uomini di Assad e ha proclamato quello che loro chiamano “confederatismo democratico”. La zona è divisa in tre cantoni  ed è regolata su una sorta di “contratto sociale” avanzatissimo, rispetto anche all’Occidente. Ha come principi l’emancipazione femminile, la convivenza pacifica di tutte le religioni e le etnie, l’ecologia…ma non parliamo di belle parole scritte su carta. Faccio alcuni esempi concreti: il villaggio dove stavamo noi aveva come capovillaggio una donna, a gestire il campo profughi dove siamo andati era una donna, il sindaco della cittadina più vicina era una donna…»