La prima puntata di Daredevil (del 1989)

Daredevil sta per sbarcare sugli schermi di mezzo mondo. Sviluppata da Drew Goddard e Jeph Loeb e basata sull’omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics, in Italia noto come Devil, è la prima serie tv Marvel nata dalla collaborazione con Netflix. I primi cinque episodi, mostrati in anteprima alla stampa americana, sono stati accolti con favore.

Ma il supereroe la verginità televisiva l’ha già persa da tempo: Comics Alliance ci riporta indietro di venticinque anni, esaminando la prima incursione di Devil in televisione.

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Alla fine degli anni Settanta, Marvel intraprese un dialogo con il mezzo televisivo che produsse adattamenti come The Amazing Spider-Man, l’Uomo Ragno giapponese o L’incredibile Hulk.

Nel libro Marvel Comics. Una storia di eroi e supereroi, Sean Howe ricorda la genesi dei progetti: «Frank Price, il nuovo direttore del reparto televisivo della Universal, chiese a suo figlio chi fosse il mostro verde che aveva disegnato sulla felpa, e decise che Hulk sarebbe stato un buon personaggio per la televisione». In cambio di 12.500 dollari, Prince si era assicurato i diritti televisivi di dodici personaggi Marvel e il serial di Hulk fu l’unico a trovare un riscontro duraturo con il pubblico.

Nel tentativo di renderlo appetibile a bambini e adulti, lo show venne immaginato come una modernizzazione de Il fuggiasco, telefilm in cui un dottore, accusato ingiustamente, è costretto alla fuga per dimostrare la sua innocenza. Bruce Banner, ora rinominato David, è infatti alla costante ricerca di una cura per sbazzarsi di Hulk; egli non incontra mai altri supercriminali o personaggi dei fumetti e, se si guarda oltre la scarsezza di mezzi produttivi che rende il prodotto risibile, il tono è sostenuto e nient’affatto comico o sopra le righe (basta pensare che i produttori, per paura di scadere in uno stile ‘da fumetto’, cambiarono il nome di Banner perché l’allitterazione era vista come pacchiana). Hulk è la vera e unica ‘stranezza’ in un universo altrimenti mondano.

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La serie terminò la sua corsa nel 1982, dopo cinque stagioni, senza aver concluso le vicende del protagonista. Alla fine del decennio i diritti passarono di mano alla New World Pictures, che all’epoca controllava la Marvel, e venne messo in cantiere un film per la televisione, La rivincita dell’incredibile Hulk; la pellicola registrò ascolti molto alti e permise la realizzazione del sequel, Processo all’incredibile Hulk (l’anno successivo, un terzo capitolo La morte dell’incredibile Hulk chiuse le vicende della serie).

I tre film di Hulk vennero pensati con l’intento di renderli backdoor pilot di altrettanti futuri adattamenti Marvel che, però, non vennero mai realizzati: nel primo compariva Thor e nel terzo avrebbero dovuto esserci She-Hulk e Iron Man (ma alla fine vennero tagliati dalla sceneggiatura). Nel secondo faceva la sua apparizione Devil.

Arrestato per un crimine che non ha commesso (una rapina compiuta in realtà dagli scagnozzi di Wilson Fisk), Banner fa la conoscenza di Matt Murdock. Avvocato di giorno e vigilante di notte, Matt è stato accecato da una sostanza verde che gli ha affinato i restanti sensi: i due si uniscono per combattere Fisk, ma alla fine della storia le strade di Matt e David si separano.

Oltre ai soliti Bill Bixby e Lou Ferrigno nei ruoli di Banner e Hulk, nel film compaiono John Rhys-Davies (I predatori dell’Arca perduta, Il signore degli anelli) nei panni di Fisk e Rex Smith, idolo delle ragazzine negli anni Settanta, in quelli di Devil. Foggy Nelson e Karen Page vennero uniti in un unico personaggio, Christa Klein (Nancy Everhard), collega di Matt e potenziale interesse amoroso dello stesso, mentre il capitano Tendelli (Joseph Mascolo) è colui che accenda la scintilla affinché Matt indossi il costume e si faccia carico della vigilanza cittadina. È anche quello che regala alla stampa l’appellativo di ‘Daredevil’.

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Nella tradizione dello show, tutto quello che poteva risultare ‘fumettoso’ venne eliminato. Via gli occhiali da sole rossi, la pelata di Kingpin e i suoi accessori da pappone. Via anche il costume rosso, sostituito da uno nero. Una delle poche varianti del personaggio in anni di apparizioni – ricompare nel 1993 nella saga L’uomo senza paura – e che è, con pochissime differenze, quello che si vede nella nuova serie di Netflix.

Perché allora il pilota rimase tale? Problemi finanziari della New World Pictures a parte, il 1989 fu l’anno di Batman, il film di Tim Burton che abbracciò in pieno le premesse assurde, gli aspetti fumettistici e gotici del personaggio, calando lo spettatore in una fantasia oscura che nulla aveva a che vedere con l’inquadratissimo Devil televisivo.

Quegli elementi da cui i produttori di Hulk rifuggivano erano il segno distintivo di una nuova era. E quello che prima sembrava pacchiano d’un tratto non lo era più. Proprio come il costume di Devil, che fino a qualche anno fa sarebbe stato etichettato come dozzinale e che adesso calza a pennello addosso al Matt Murdock del 2015.

Ora, se volete tornare indietro a un mondo analogico fatto di VHS e improbabili team-up o volete farvi trovare pronti all’uscita di Daredevil, eccovi servito Processo all’incredibile Hulk.