Daredevil Recap S01 E08: Adattare ≠ travisare

Dopo i brutti capitomboli degli scorsi episodi, con uno Stick macchiettistico e sprecato per quelle che erano le sue potenzialità, Daredevil recupera terreno ma incepisca nelle uniche cose che ha saputo gestire finora: Devil e Kingpin.

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Episodio 8, stagione 1 – Shadows in the Glass (Spoiler)

La puntata si apre sulle abitudini mattutine di Kingpin – omelette, scelta dei vestiti – e tra una routine e l’altra veniamo a sapere che il passato dell’uomo continua a tormentarlo. Vede sé stesso da bambino sugli specchi e non fa che pensare al rapporto con suo padre, Bill Fisk, politicante fallito dalla cinghia facile. Un giorno, però, mentre Fisk senior sta tartassando la moglie, Wilson si ribella – come gli aveva insegnato il padre – e lo accoppa a suon di martellate. La madre, invece che agitarsi o fermarlo, non batte ciglio e, una volta accertatasi della morte dell’uomo, prende i gemelli che aveva ai polsi, li dona al figlio, e poi smembra il marito. Lo separa in vari sacchi della spazzatura e lo butta al fiume.

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Matt viene coinvolto nei piani di Foggy e Karen per abbattere Fisk per vie legali, invece che agire oltre i confini della legge come fa l’uomo mascherato. Proprio mentre Ben sta per ultimare il suo articolo contro Fisk, questi, ispirato da Vanessa, rivela ai media la sua volontà di dare nuova vita al quartiere di Hell’s Kitchen e viene acclamato dall’opinione pubblica. Ben è costretto a cancellare l’articolo.

Puntata Fiskcentrica che aggiunge un tassello importante alla figura di Kingpin. Ne vediamo l’infanzia – scandagliata pochissimo nei fumetti e ripresa con una fotografia incandescente (un bel diversivo rispetto ai continui campi e controcampi immersi nel giallo delle vicende del presente) – e la crescita, ma vediamo anche come reagisce di fronte alle avversità. E qui vengono fuori le magagne, perché, come ormai è chiaro, quel Kingpin non è lo stesso Kingpin delineato nei fumetti. Gli sceneggiatori si sono sforzati di rendere Devil una figura che avesse gli stessi percorsi psicologici del suo corrispettivo cartaceo, ma con Kingping sembra che abbiano preso un paio di spunti, forse interpretando male le fonti, e siano partiti su una strada tutta loro, alla costruzione di un personaggio carismatico sì, ma anche tanto servile, di cui in alcuni punti non si può proprio pensare di aver paura. Le debolezze che il vero Wilson dovrebbe mostrare sono solo quelle verso Vanessa, il resto è gestione efferata delle risorse umane. Va bene che sia manovrato da lei, che lo modelli come un pezzo di creta, un po’ meno se si fa comandare persino da uno sciocco come Leland. Infine, è parecchio irritante il fatto che si faccia riferimento a Kingpin come a una persona grassa, quando quelli sotto il gilet dovrebbero essere muscoli. Sminuisce ancora una volta il profilo di Fisk.

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Ora, andrebbe tutto bene e le mie sarebbero solo una serie di lamenti cavillosi se non fosse che questi scarti, queste differenze, minano alla base l’impianto narrativo: come faccio io, spettatore, a rimanere intimorito o a credere che Kingpin sia salito al potere grazie alla sua furia composta – l’ossimoro è connaturato al personaggio – se ogni tre per due lo vediamo chiedere aiuto a Weasley, supplicare (supplicare!) Hoffman di aiutarlo a uccidere Blake o frignare di fronte alla rimbrottata di una vecchia con il bastone? Proprio nella scena con Gao si trova riassunta la differenza fondamentale tra il Kingpin di carta e quello di celluloide: il secondo, alla fine dell’incontro, rovescia il tavolo in preda alla rabbia. Il primo lo avrebbe spaccato in due con un pugno.

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Per il resto, sì, ci sono anche delle scene con Matt, Foggy e Karen tutti insiemi e una pure in cui si vede Devil. Dura tipo quaranta secondi e credo sia lo stesso tempo che ci hanno impiegato a scriverla.

Qualche osservazione sparsa:

– È bello che la ricchezza di Kingpin venga mostrata attraverso il cibo e la cucina, invece che dei soliti macchinoni o orologi pacchiani. Però non capisco perché il buongusto debba sempre passare per una composizione di Bach.

– Vanessa Fisk si è laureata con lode alla scuola di Claire Underwood per donne che vogliono sposare uomini di successo senza alcun tipo di scrupolo.

– Oh, quindi il quadro di Kingpin gli ricorda il muro che il padre lo obbligava a fissare. Ecco, se ne vanno tutte le sottigliezze inserite nel personaggio. Non era più bello quando Boba Fett non era il clone di suo ‘padre’ Jango? L’unica cosa che hanno azzeccato è la zuppa inglese, che è anche un bel leitmotiv cromatico.

– Vediamo Melvin Potter armeggiare con la stoffa. Nel suo laboratorio c’è un poster con, occhiolino-occhiolino, dei gladiatori.

– Arrivati a questo punto pare chiaro che a Matt piaccia fare il Mark Wahlberg della situazione. Temo che la mia richiesta di mettere una maglietta resterà inascoltata.

– Comincio a intuire un messaggio pro-alcolismo minorile: è già la seconda scena di un minore che viene costretto a bere alcolici (sì, lo so, è un parallelismo tra Devil e Kingpin, con la differenza che Wilson l’alcool l’ha sputato fuori, però è un po’ tutto troppo palese).