L’avventura balorda del Docteur Mystère [Recensione]

In un periodo in cui il fumetto umoristico pare rivivere una nuova giovinezza – grazie soprattutto all’agilità con cui la rete facilita la condivisione della pillola strip – gli autori più in vista non possono sottrarsi al tiro incrociato del pubblico più velenoso. A fare da contrappasso a un clamoroso successo di vendite, abbiamo una pioggia di critiche al vetriolo con ben pochi precedenti. Una pratica del tutto legittima, per quanto fastidiosa, ma che non riesce a tenere in considerazione quanto difficile possa essere far ridere persone lontanissime tra loro.

Per ovviare a questo problema, andando appunto incontro allo tsunami di livore di cui parlavamo poco prima, c’è chi non ha esitato un istante a scegliere la soluzione più semplice: abbassare il minimo comune denominatore, puntare tutto sul nonsense più sgangherato e sulla provocazione a impatto zero. Quella buona solo a solleticare la condivisione su qualche social. Ma siamo sicuri che questa sia l’unica via?

A giudicare dalla favolosa ristampa del Docteur Mystère uscita per la sempre più attiva Mondadori Comics, si direbbe proprio di no. A conti fatti la creazione del rinomato duo Castelli & Filipucci non solo riesce nell’impresa di farci sogghignare per tutta la durata della lettura, ma nel frattempo si prende perfino il lusso di raccontaci balorde storie d’avventura e di sfruttare meccanismi umoristici raffinati e mai, mai banali.

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Il Nostro protagonista, avventuriero e ricercatore, nasce sulle pagine di Martin Mystère come bisnonno del detective dell’impossibile, e bizzarra creatura meta-testuale. Con ben tre anni di anticipo sulla Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore, Castelli aveva dato vita a un personaggio plasmato dalla narrativa d’evasione di inizio Novecento (lo stesso Docteur, in realtà, sarebbe stato creato dallo scrittore francese Paul d’Ivoi nel 1899, sulle pagine del periodico Les Voyages Excentriques). Uno straordinario viaggiatore del tempo che arriva fino ai nostri giorni portandosi appresso una raffinatezza fuori dal tempo. Una soluzione infallibile, se si vuole spiccare sullo strepitio della proposta odierna.

Che si tratti di sconfiggere draghi addormentatisi sotto le fondamenta di Milano, belligeranti abitanti della Luna o pericolose sette indiane, poco importa. Il nostro eroe saprà sempre prendere la scelta migliore, senza perdere un grammo del suo aplomb da perfetto gentiluomo cosmopolita. E proprio in questa intercapedine tra ragionevolezza e fantasia sfrenata (seppur sempre basata su materiale narrativo esistente) si basa gran parte della capacità umoristica di questa storia. Una pericolosissima pistola a raggi laser è fuori controllo, con il rischio di colpire qualcuno con uno dei sui colpi mortali. Come risolvere una situazione tanto rischiosa? Semplicemente raccogliendola da terra e premendo l’interruttore sulla parte posteriore dell’arma. E come seminare un inseguitore particolarmente insistente? Prendendo le scale mobili, dove tutte le persone beneducate sanno che non si corre, perlamiseria.

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Tutto l’umorismo di Docteur Mystère si basa su piccole perle come queste. I personaggi parlano come libri stampati – spesso doppiando quanto già scritto nelle didascalie – e non riescono proprio a essere sgarbati. Non abbiamo una singola gag fulminante, ma una sorta di stralunato universo parallelo che risulterà straniante alle prime pagine, ma sempre più irresistibile con il proseguire della lettura. Ancora di più quando, pensando di aver svelato tutti i raffinati meccanismi degli autori, questi riusciranno a sorprenderci ribaltandoli all’ultimo minuto (tenete bene in testa il nome di Sandokan…).

A testimonianza di quanto l’insieme funzioni davvero alla grande, abbiamo perfino un azzardo: alcune gag sono ripetute, identiche, in ciascuno dei tre episodi che compongono la raccolta. Una soluzione non nuovissima, ma che nel più delle volte vorrebbe risultare ironica nella sua reiterazione surreale di situazioni già di per sé piuttosto stilizzate, e invece finisce per lasciare parecchi cadaveri a terra (vedi la catastrofe della trilogia cinematografica di Una notte da leoni). Qui invece – nella sua essenza così leggera, sciocca e vagamente naif – funziona in maniera diversa. A differenza di altre produzioni, i personaggi non si esibiscono mai in uscite a effetto, esplicitando la natura comica della sceneggiatura, ma si comportano in maniera del tutto composta, e a tratti drammatica. Sono parti di un grande romanzo di avventura, e questo richiede un certo rigore nel proprio comportamento. Anche se pare di vivere un déjà-vu.

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Il risultato di questo affastellarsi di idee è un affresco grandioso, scritto e disegnato in maniera esemplare da due colonne del fumetto popolare italiano, dove si sorride in continuazione senza mai arrivare alla risata fragorosa. Dopotutto, sarebbe così volgare e fuori posto. Meglio contenersi e lasciarsi piuttosto sbalordire ancora una volta dall’incredibile sagacia di Rama Rundjee, vero nome del Docteur, e dalla sua capacità di risolvere sempre la situazione nel migliore dei modi. Che grande uomo!

Docteur Mystère
di Alfredo Castelli e Lucio Filippucci
Mondadori Comics, 2015
160 pagine, 12,99 €