La città del (finto) Decoro. La storia di Zerocalcare su La Repubblica [Recensione]

Il senso civico è una cosa complicata. È come dice Zerocalcare ne La città del Decoro, il suo fumetto pubblicato oggi su La Repubblica: pensiamo di sapere cosa sia, cresciamo nel suo mito, «nella sua religione», ma non è detto che l’abbiamo. Non è detto che tutto quello che diciamo, pensiamo e persino facciamo rispetti il senso civico comune. Noi abbiamo un’idea, e tra un’idea e le parole ci sarà sempre differenza: la prima può dipendere dalle seconde, come le seconde possono dipendere dalla prima; ma non abbiamo né la certezza né la benché minima rassicurazione che coincidano. Sta a noi. A noi e a quello che ci hanno insegnato.

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Comincia così il viaggio di Zerocalcare nella città dei Puffi (che idealmente può essere qualsiasi città, non per forza Roma). Una città in cui si agisce per senso civico diffuso e (spesso) travisato. Una città in cui tutti dicono quello che vogliono, e lo fanno in nome di una civiltà che forse non esisterà mai (e che civiltà, molto probabilmente, non può essere nemmeno chiamata).

Sei tavole enormi, formato quotidiano. Nero di china e qualche punta di rosso sangue verso la fine. È la prima volta che un fumettista ha uno spazio così grande su un giornale italiano che non sia un mensile o un settimanale (chapeau, per questo, a Luca Valtorta e a tutta la redazione del Domenicale della Repubblica). Ed è la prima volta, forse, che Zerocalcare si esprime pubblicamente (su una vetrina così grande e importante) su una questione tanto controversa come quella dei blog, dei luoghi comuni e della «crociata del senso civico».

C’è come sempre una punta di quell’ironia e di quel citazionismo generazionale che ha reso famoso e tanto apprezzato il fumettista di Rebibbia (vedi il pupazzetto di Gramsci che parla come Harry Potter); ma c’è soprattutto un approccio nuovo, diverso, a un problema.

«Mettiamo caso che quello che si dice, che si scrive su facebook, diventasse realtà, che fosse vero». E allora chi vuole far bere l’acido a chi fruga nei cassonetti potrà farlo. Così come si vedrà accontentato chi propone tagliole tra la spazzatura. È il paradosso del “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: un mare che scopriamo non essere così vasto e che, anzi, in poche bracciate può essere attraversato.

Il senso civico – dice Zerocalcare – non coincide con quello che pensiamo che sia. Il senso civico dovrebbe portarci a fare di meglio e non di peggio. Il senso civico dovrebbe ispirarci e non immiserirci. La città dei Puffi è un luogo ideale, in cui social network e blog e chiacchiere da bar sembrano senso civico. Ma non lo sono. «Ne hanno il guscio, la forma. Ma l’hanno svuotato. Scavato dentro, come una carie. E dentro alle scatole vuote ci si possono annidare cose pericolose. Che a volte mozzicano pure».

La città del Decoro non è una storia da blog e nemmeno graphic journalism. Ha più il gusto – e il senso – di un editoriale a fumetti: l’editoriale di un ragazzo che è cresciuto in un quartiere di periferia, che s’è speso e che si spende ogni giorno per quello in cui crede (nonostante la fama, il successo; nonostante le tante pubblicazioni importanti). E che arrivato in cima al successo («l’autore che sta portando il fumetto nella casa degli italiani», apre La Repubblica) non ha voltato le spalle al passato, ma anzi ne ha approfittato per ribadire con forza tutte le sue idee.

Zerocalcare parla col cuore, sinceramente. Non va per luoghi comuni e non si sbilancia troppo. Non è viscerale ma non è pacato. È giusto, posato. Non è di parte, ma obiettivo. Ed è questa la forza de La città del Decoro: la sua capacità infinita di prestarsi a qualsiasi città, a qualsiasi situazione, e di essere un commento a una situazione dilagante che non si ferma alle porte di Roma ma che va oltre, da nord a sud.