Nadal e il doping nel tennis, nella denuncia di Charlie Hebdo

La copertina dell’ultimo numero di Charlie Hebdo raffigura quello che sembra il tennista spagnolo Rafa Nadal coi muscoli gonfiati, siringato in più parti del corpo e con gli occhi fuori dalle orbite. Mentre un filo di bava gli cola dalla bocca, il suo aspetto è quello di uno strafatto. Perfino il coccodrillo della Lacoste, in bella vista sulla sua fascetta, è inebetito.

nadal

Questa nuova copertina di Luz, l’ennesima dopo l’attentato terroristico alla redazione del giornale lo scorso 7 gennaio, è sicuramente tra le più riuscite del disegnatore francese. Perché, nonostante una satira grossolana, è un disegno di denuncia. Del doping nel tennis si è sempre parlato poco e male. Ma oggi, durante i 15 giorni sulla terra rossa del Roland Garros di Parigi, uno dei quattro Tornei del Grande Slam e fra i più prestigiosi del mondo, Charlie Hebdo ha deciso di puntare il dito. Là dove spesso c’è un tabù.

Questo succede dopo le recenti dichiarazioni di Nadal riguardo a una pratica medica accettata in diversi paesi a cui si è sottoposto, ma che per la legge italiana – ad esempio – è doping. «Prendono il plasma del sangue, lo centrifugano ed estraggono fattori di crescita che vengono iniettati per favorire la rigenerazione delle cellule». E continua Nadal: «devono praticare iniezioni nella parte inferiore della schiena per estrarti le cellule staminali dalla cresta iliaca. Poi si devono preparare colture in modo che le cellule si riproducano per cercare di rigenerare i tessuti più velocemente».

Solo a metà anni 1980 l’ATP, l’associazione che riunisce i giocatori professionisti maschi di tutto il mondo tutelandone i diritti e curandone la classifica, ha introdotto test e sanzioni contro il doping, ma con scarsa cura e attenzione, proprio mentre diversi giocatori denunciavano l’uso di sostanze proibite da parte di altri atleti. (Una breve storia del doping nel tennis si può leggere qui)

Certo, nel mazzo qualcuno è stato trovato positivo e squalificato. Uno dei casi più eclatanti fu quello di Peter Korda, espulso per un anno dalle competizioni per essere risultato positivo ad un controllo antidoping nel torneo di Wimbledon del 1998.

D’altronde lo stesso Agassi racconta nella sua imperdibile autobiografia, Open, come assumesse sostanze stupefacenti all’alba di partite importanti (ed ecco spiegate le volte che giocò con gli occhiali da sole).

Andre Agassi, con parrucca e occhiali da sole
Andre Agassi, con parrucca e occhiali da sole

L’unica volta nella mia vita che ho visto il tennis sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport fu quando, nel 2004, John McEnroe confessò: «Per sei anni, a mia insaputa, mi hanno somministrato uno steroide utilizzato legalmente per i cavalli, finché si sono resi conto che il prodotto era troppo forte persino per i cavalli». E stiamo parlando di uno dei più grandi tennisti della storia, vincitore di 77 titoli fra cui 4 Us Open e 3 Wimbledon.

Nonostante oggi si dica che i controlli sono più capillari – nel 2013 Roger Federer è stato controllato dalle 4 alle 6 volte durante le competizioni e 7 volte al di fuori di queste – il tema resta caldissimo e per certi versi oscuro e controverso.

È ironico come Luz abbia scelto di parlare di questo argomento spinoso sulla copertina di Charlie Hebdo (ed è un peccato che all’interno, invece, non ci sia un approfondimento). Ma questo disegno alza il tiro sugli intenti di questo giornale, mai così come in questo periodo nel mirino mediatico generalista, ribadendo come non sia solo un povero contenitore di battutacce e vignette politiche/religiose offensive.

Charlie Hedbo satirizza l’attualità, spesso, a suo modo, con piglio critico – lo ha sempre fatto, in fondo, chi conosce la sua storia e lo legge lo sa – ed è un peccato che in questi giorni stia vivendo una forte spaccatura all’interno della propria redazione. Così come è un peccato sapere che Luz lascerà il giornale a settembre, soprattutto dopo averlo visto dare alle stampe una copertina ‘forte’ come questa.