La conversazione tra Neil Gaiman e Jules Feiffer

Publishers Weekly riporta l’incontro avvenuto tra Jules Feiffer e Neil Gaiman a New York, lo scorso 14 maggio. Il panel è stato organizzato dall’associazione culturale 92nd Street Y per celebrare l’uscita di Out of Line: The Art of Jules Feiffer, un volume retrospettivo sulla carriera da illustratore di Feiffer.

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Gaiman ha esordito dicendo di aver letto «una copia di The Explainers [l’antologia delle strisce di Feiffer pubblicate da The Village Voice tra il 1956 e il 1966] quando avevo cinque anni. Non ne capivo una parola, ma quei primi lavori mi fecero venire la voglia di realizzare fumetti.» «Molti adulti non ne capiscono una parola tutt’oggi» è stata la risposta di Feiffer. «Quando più avanti ho visto le tue sceneggiature stampate» ha continuato l’autore di Sandman «È stato come trovare il sacro graal. Volevo scrivere fumetti ma non sapevo come. Avevo visto sceneggiature di film e drammi teatrali, ma mai fumetti.»

Se Feiffer è stato una delle influenze di Gaiman, tra le opere che hanno ispirato il vignettista compaiono Little Nemo, Mutt and Jeff e i fumetti degli anni Trenta. Nato nel 1929, l’autore ha definito la sua carriera «Una cosa karmica»: nello stesso mese della sua venuta al mondo nacquero Braccio di Ferro e le versioni a fumetti di Tarzan e Buck Rogers. Per Feiffer, cresciuto in una famiglia del Bronx durante gli anni della Depressione, «l’escapismo era importante. Cercavo fumetti con delle avventure e cose fuori dal mondo che ti risollevassero lo spirito.» Da lì, iniziò a copiare le immagini, ritagliando le figure e creando i propri fumetti.

Altro grande esempio per Feiffer è stato Will Eisner, a cui non fece una buona impressione la prima volta che si conobbero: «Mi proposi per il suo studio e lui, guardando il mio portfolio, disse che era terribile. Ma, e questa è una cosa che ho imparato negli anni, io mi rivoltai e iniziai a criticare i suoi lavori giovanili. Rimase colpito dalla conoscenza profonda che avevo di lui e dovette assumermi.»

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Gaiman ha poi fatto una domanda su Il casello magico, libro scritto da Norton Juster e illustrato da Feiffer nel 1961. «Sapevi che sarebbe diventato un classico?», «Feci quel libro perché Norton era un mio compagno di stanza, quando stavo a Brooklyn. Mi leggeva un paragrafo alla volta e io scribacchiavo ascoltandolo.» Fu l’allora ragazza di Feiffer a suggerire Random House come editore, invece della solita casa specializzata in libri per bambini. «Stavano inaugurando una nuova collana, ‘Looking Glass Library’, e accettarono. Le vendite da allora non sono mai diminuite.»

Le domande del pubblico si sono concentrare sul loro processo creativo. «Io non pianifico mai» ha detto Feiffer «Oppure panifico e poi mando tutto all’aria. Scrivo appunti che poi lascio perdere o non ritrovo. Le abilità organizzative non sono mai state il mio forte.» Gaiman ha spiegato che, a volte, la cosa migliore da fare è fidarsi del libro, sarà lui a dare tutte le risposte. «Quando scrissi Il figlio del cimitero non avevo altro che una filastrocca, non sapevo come sarebbe finita la storia. Ma era lì ad aspettarmi, alla fine. E mi ha fatto sembrare così astuto.»

«Cosa vi spinge a continuare a lavorare?» è stata la domanda finale. «Ci domandiamo cosa non possiamo fare e la facciamo. È questo che ci mantiene felici.»