Stratagemmi rom

Il 15 Maggio, in una pagina interna del Resto del Carlino, un caso di cronaca come tanti – uno scippo – si è conquistato, accanto al pezzo descrittivo, un box di approfondimento:

rom

Chissà, potrebbe essere capitato anche a voi. A me, in effetti, sì. Non ci rimisi un bracciale, ma un più banale telefonino. Con la stessa tecnica: un giornale usato per coprire&distrarre. La sola differenza con il mio caso è che lo ‘stratagemma’ non incluse un “giornalino a fumetti”. Quello lo avevo io. Sul tavolo. Proprio accanto al telefono.

L’assurdità di una notizia come questa, naturalmente, non sta – purtroppo – nel solo dare rilievo a un furto commesso da una donna di una certa estrazione etnica. Non nel clima razzista in cui noi e il popolo rom, ormai da tempo, viviamo. La sorpresa, se così si può dire, viene da altri aspetti.

Da un lato c’è la scelta di isolare e descrivere in un pezzo ad hoc la tecnica dello scippo. Una destrezza minuscola, che conosciamo tutti nella sua banalità – un gioco noto sin da bambini – ma che nel contesto dell’articolo diventa un vero e proprio ‘stratagemma’. Chiedersi perché a certi soggetti venga attribuita un’astuzia fuori misura, significherebbe spiegare la banalità della costruzione degli stereotipi. “I rom sono astuti: ecco la prova”, lascia intendere l’innocuo boxino. Non serve aggiungere altro.

Ma non basta. Di questo stratagemma, il boxino descrive anche lo strumento. Un giornale che diventa a tutti gli effetti un “corpo del reato”. Solo una volta estratto dalla borsa, infatti, la ladra lo avrebbe stretto in mano, usandolo per coprire l’abile mossa con cui ha potuto sfilare il bracciale. “Non un giornale qualsiasi: un giornalino a fumetti”, lascia intendere l’innocuo boxino. E anche qui, non serve aggiungere altro.

La banalità degli stereotipi, si diceva.

Grazie a Gianluca C. per la segnalazione