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FocusOpinioniL’ucronia nazista secondo Lilith

L’ucronia nazista secondo Lilith

La più famosa tra le storie di universi paralleli ambientate nel nazismo è quella di Philip K. Dick, La svastica sul sole. La citano tutti, mi sa che l’hanno letta in due o tre. Poi ce ne sono ovviamente altre, meno note ma altrettanto potenti. Un autore che apprezzo molto del filone della fantascienza americana è Norman Spinrad, che nel 1972 ha pubblicato The Iron Dream, da noi Il signore della svastica: Hitler è un oscuro scrittore di fantascienza emigrato negli Usa che riversa nei suoi romanzi fantasie di potenza. Bandito in Germania perché toccava un tabù forte, in realtà il libro era una intelligente denuncia del “fascismo interiore” di molta fantascienza eroica americana degli anni Trenta.

E poi c’è il mitico Fatherland di Robert Harris, un romanzone notevole. Su quella scia c’è poi il nostro italiano Mario Farneti con la sua trilogia Occidente pubblicata dalla Nord, in cui il fascismo vince tutto. Richiama in qualche modo alla mente lo spirito di Saturno contro la Terra, uno dei fumetti che amo di più, serie realizzata negli anni Trenta e Quaranta da Federico Pedrocchi e disegnato da Giovanni Scolari che non è tanto ucronica quanto fantascientifica pura (dopotutto, per loro il fascismo era il tempo presente e la prospettiva futura). Lo so, lo so: lo cito sempre. Prometto che per un po’ me ne asterrò. Però voi intanto leggetelo, Saturno contro la Terra: su eBay si trova.

Torniamo al discorso principale. Il tema dell’Ucronia è antico assai: basta pensare a Tacito che si chiedeva (e immaginava) cosa sarebbe successo se Alessandro il Grande fosse andato a ovest anziché a est. Domande del genere possono portare a immaginare un futuro “diverso”, utopico (se le cose vanno bene: L’Utopia di Tommaso Moro, in parte la Repubblica di Platone) o distopico (se le cose vanno male: 1984 di George Orwell, da Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley). Ma se si torna indietro anziché interrogarsi sul futuro, e si riscrive la storia, le cose si fanno più interessanti.

Restando ancora per un attimo fuori dal filone “nazista” (anche con film indipendenti come il meraviglioso Iron Sky del 2012), posso citare i romanzi di fantascienza “classica” che ho amato di più: Pavana di Keith Rogers (la Spagna con l’Invicibile Armada ha sconfitto l’Inghilterra), Roger Two Hawks di Philip José Farmer (la colonizzazione preistorica delle Americhe anziché del bacino del Mediterraneo) e infine il classicone di Isaac Asimov La fine dell’eternità.

Nel grande flusso della letteratura di fantascienza, strettamente legata a una parte piuttosto abbondante del fumetto, il motore per generare dei mondi è un “If”, un “E se invece fosse successo che…” da cui possono scaturire fantastiche conseguenze. Uno degli strumenti migliori e più “post-moderni” per seguire questo tipo di ricetta narrativa è il viaggio multiplo nel tempo, che sposa la serialità all’ampiezza di scenari e alla ricchezza delle situazioni (se ben usata). Visto che si gioca poi con l’idea di flussi temporali alternativi in cui vivono realtà parallele differenti, conflittuali, elaborate, allora la cosa si fa golosa.

E arriviamo a Luca Enoch, che porta avanti uno dei progetti di comics che amo di più in questa fase della mia lunga carriera di lettore (compulsivo): Lilith.

lilith 14 età della catastrofe

La prima cosa è la lentezza: esce un numero ogni sei mesi e vale davvero la pena attenderlo. Dal novembre 2008 a oggi siamo arrivati a quota proprio 14 in questi giorni. La seconda è l’editore: Sergio Bonelli Editore costringe l’autore a un equilibrio tra popolare e ricercato che secondo me ha prodotto una miscela esplosiva. Terzo, la rarità: buona fortuna a ritrovare i primi numeri!

Mi piace molto Lilith, dunque. E mi piace ancora di più come sta crescendo. Enoch ha fatto un lavoro piuttosto articolato di strutturazione della trama, di disegno delle differenti prospettive durante i viaggi: dalla Guerra di Troia ai pirati del XVII secolo, dal fronte italiano della Prima guerra mondiale alla Secessione americana, passando per la Cina del massacro di Nanchino, per la Roma commodiana, per la Groenlandia dei vichinghi fino al Giappone –in vari episodi, ed è una ossessione culturale che condivido anche io – passando poi per il  Cuore di tenebra conradiano in Africa, la “stregheria” nella provincia cinquecentesca italiana, il Messico alternativo del XVI secolo e, infine, un’Europa centrale da brividi, in cui la Prima guerra mondiale non è mai scoppiata e invece i tedeschi vogliono colpire la Gran Bretagna che “tornerà ad essere una piccola fredda isola nell’Atlantico”.

La bravura di Enoch sta nella sua complessità: a contrasto con un disegno semplice e realistico, che deve qualcosa anche all’estetica giapponese (ma in fondo chi non deve qualcosa, oggi, ai manga?) c’è una ricchezza di dialoghi, di approfondimento psicologico e di costruzione dei personaggi che fa l’invidia di buona parte della Bonelli, secondo me. A differenza di Dragonero (sul quale ho già scritto e non mi dilungo), la storia di Lilith e del suo aiutante, Lo Scuro, in lotta contro il Triacanto e i suoi assistenti, i Cardi, prosegue su un binario ricco di suggestioni e affrontato con il desiderio di offrire la complessità nascosta sotto la veste della semplicità. Una storia che “regge”, insomma.

Le azioni di Lilith modificano il passato e quindi la materia narrativa di Enoch, che si discosta sempre più dalla “storia” che conosciamo, costruendo una rete di nuove relazioni piuttosto complessa, difficile da gestire per molti autori ma, a quanto pare, non per lui.

Lilith è un personaggio dall’etica complessa, immatura e al tempo stesso potente, mentre i suoi nemici propongono il dubbio come chiave per superare la corazza indistruttibile. E l’arte di raccontare l’orrore dalla parte dei suoi perpetratori non sempre si traduce in un giudizio morale “bianco bianco, nero nero”, o in un relativismo delle idee, ma in un atto di denuncia che richiede l’umanità del lettore e la comprensione della complessità delle cose per consentirgli di formare il suo giudizio personale. Enoch con Lilith si dimostra autore amante della storia e della psicologia, nemico del dogmatismo e della strada che porta a vivere con la testa piena di idee pensate da altri.

lilith 14 età della catastrofe

L’età della catastrofe, l’episodio numero 14 della saga, è questo: fumetto solidamente inserito nella traccia temporale di Lilith, rivisitazione graficamente appagante dell’epoca della Luftwaffe, di quel passato di modellini e di nuovi disegni e interpretazioni del gusto per il volo che ha nel periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale il suo epicentro (anche Miyazaki ha reso omaggio, con Porco Rosso, a questo segmento temporale) e solido intreccio narrativo avventuroso con basi culturali, oltre che storiche, altrettanto solide. Uno dei migliori di tutta la serie, a mio avviso.

L’idea della Bonelli di investire fortemente negli autori come chiave per vincere anche con una tradizione italiana forte nel disegno (che Enoch riassume e sintetizza, visto che con Lilith fa tutto lui) è qui al massimo. Di che sperare che, in un giorno non troppo lontano, in via Buonarroti decidano di ripubblicare tutta la saga, magari in due o tre tomi corposi.

Ecco, adesso avete capito perché ci sono rimasto male con Dragonero? Viste le premesse “lilithiane”, speravo in qualcosa di più. Ma di Lilith mi accontento. E con gusto.


*Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. Ha un blog dal 2002: Il posto di Antonio.

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