Dororon di Go Nagai: un arduo mix di horror e commedia sexy

Dororon Enma Kun è una serie relativamente breve, realizzata da Go Nagai a cavallo tra il 1973 e il 1974 (tre tankobon originali raccolti da 001 Edizioni/Hikari in un unico corposo volume, fatta eccezione per gli episodi paralleli realizzati dagli assistenti). In quel periodo il mangaka era sulla cresta dell’onda di una scena fumettistica affollata di personaggi e idee, dopo aver creato i suoi personaggi più celebri, come il robot gigante Mazinga (Mazinger Z – 1972) e il malvagio Devilman (1972), ma prima di una serie leggera come Harenchi Gakuen (1973), che tanto fece storia – e scuola – per trasgressione adolescenziale (inventando la gag della gonna sollevata, popolare da lì in poi sia nei manga che nella realtà).

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In Dororon, Nagai realizza storie(lle) che fondono il fascino per gli elementi demoniaci al limite dell’esoterico tipico di Devilman col racconto leggero, scanzonato e ammiccante della commedia shonen – e con qualche punta sexy – che in quegli anni condiva le pagine della supereroina Cutey Honey e in seguito quelle della scuola di Harenchi Gakuen.

Se in Devilman – e anche nel per certi versi superiore Mao Dante – il fantasy nero è di ispirazione globale, con elementi occidentali che prevalgono sulle influenze orientali e giapponesi; Dororon attinge da un immaginario prettamente giapponese, dal folklore tradizionale.

La storia racconta di Enma, Yukiko e Kapaeru, degli yokai inviati dagli inferi per inseguire e acciuffare altri yokai fuggiti– uno per episodio, in un format classico autoconclusivo – scappati dall’inferno nel mondo umano. I protagonisti sono sì dei mostri, ma hanno le fattezze e i modi di ragazzini sbadati e vivaci, e anche per questo le loro missioni si risolvono sempre in imbarazzanti e buffe scorribande in cui il nemico viene ammazzato per sbaglio anziché catturato. Fondamentale al tono della commedia è il ruolo di Yukiko, che offre spesso del fan service rimanendo pressoché nuda durante i combattimenti, in pose ammiccanti.

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Nel calderone di Dororon Nagai realizza una serie di compromessi che gli faranno ottenere un buon successo commerciale, tra longevità delle varie edizioni del fumetto e trasposizioni animate, ma il prodotto non spicca per originali e audacia, caratteristiche da sempre distintive di uno degli autori più innovativi degli anni Settanta.

Se non fosse che Dororon manca di longevità nella struttura narrativa complessiva, sarebbe quasi paragonabile (e magari considerabile come antesignano) a Lamù di Rumiko Takahashi, col quale condivide tematiche e ispirazione; soltanto che l’opera della Takahashi ebbe una efficacia comica, una lungimiranza e una varietà di tematiche che non aveva niente da invidiare a nessuno, e anzi fece scuola.

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DORORON2Se poi si parla di folklore giapponese impossibile non citare Shigeru Mizuki, col suo NonNonBâ e con Kitaro; ma il maestro del gekiga attingeva dal florido mondo della traduzione popolare con una consapevolezza sociale e storica talmente intensa – ma anche con coinvolgimento personale ben celato – da dare ai suoi racconti una efficacia tale da rasentare la mitologia stessa e quindi da non esserne vittima, né carnefice. A questo livello Nagai non arriva, poiché crea Dororon con evidenti caratteristiche puramente commerciali.

Annacquare l’attitudine violenta, epica e iconoclasta di Devilman non fu una scelta troppo riuscita, e ora Dororon resta un capitolo imperdibile per i fan del maestro – del quale, inutile dirlo, ogni iniziativa di recupero è da accogliere con interesse – ma anche un capitolo tutto sommato trascurabile del prolifico e variopinto scenario del manga anni Settanta, un’epoca in cui Nagai – insieme ad altri mangaka come Leiji Matsumoto (del quale sempre 001 Edizioni/Hikari ha pubblicato l’ottimo antologico Il mondo quadrimensionale), Ryoko Ikeda e Mitsuteru Yokoyama, fu tra i maggiori innovatori.

Dororon Enma Kun
di Go Nagai
Hikari – 001 Edizioni, 2015
536 pagine, 22 €