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FocusLa Saga del Clone dell'Uomo Ragno: quando il marketing sceneggiava fumetti

La Saga del Clone dell’Uomo Ragno: quando il marketing sceneggiava fumetti

Un tempo i supereroi erano più allegri e ingenui. Poi venne la morte di Gwen Stacy, nel 1973: il fumetto di supereroi aveva perso la sua innocenza. Qualcuno capì che la morte (solitamente solo temporanea) dell’eroe era un buon modo per aumentare le vendite, o attirare l’attenzione di qualche lettore in più, o magari far parlare dei comics sui giornali. Questo, almeno, fino a qualche anno fa. Ma purtroppo adesso il giocattolo sembra essersi rotto. All’annuncio dell’ennesima saga dopo la quale l’Universo Marvel (o DC) non-sarà-più-lo-stesso, diventa difficile trattenere uno sbadiglio, alla rivelazione che il tuo eroe preferito morirà hai la tetragona certezza che tempo sei mesi tutto tornerà come prima.

Tutta colpa di Gwen Stacy, dicevamo. Ma soprattutto colpa di Superman, che nel 1992 pensò bene di farsi massacrare di botte dal gigantesco Doomsday.  In un batter di ciglia l’Uomo d’Acciaio tornò dotato di un terrificante mullet e di un nuovo costume all black, ma la sua temporanea dipartita portò alla scoperta che il mega evento, annunciato con anticipo e accompagnato da copertine variant, speciali e ammennicoli vari poteva aumentare le vendite, perlomeno negli anni Novanta.

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Costumi anni Novanta: Superman e il suo super-mullet

Era un’era oscura per il fumetto: uno come Rob Liefeld poteva essere considerato un disegnatore, le copertine erano implacabilmente chromium-sbalzate-dorate-apribili-olografiche-eccetera eccetera, mentre gli uffici marketing di Marvel e DC dettavano legge, con potere di vita e di morte su tutto e tutti. E proprio dall’idea di replicare in qualche modo anche in casa Marvel il successo di vendite della Morte di Superman nacque la saga di cui andremo a parlare, un ciclo narrativo durato la bellezza di due anni, che nel bene e (soprattutto) nel male è diventato uno spartiacque nella carriera del Tessiragnatele.

La prova? Parlate con un fan di lungo corso di Spidey e vedete se entro cinque minuti non vi domanda cosa ne pensate della (attimo di suspense…) TA-DAN!! Saga del Clone…

Fu lo sceneggiatore Terry Kavanagh a pensare di riprendere una saga ormai dimenticata di vent’anni prima: un criminale in costume, lo Sciacallo, clonava Peter Parker e organizzava lo scontro tra l’originale e il doppione, che terminava con una bella esplosione e la morte presunta del clone. Ma se il suddetto clone fosse sopravvissuto? E se fosse tornato nella vita di Spider-Man?

Lo Sciacallo, in versione Joker dei poveri
Lo Sciacallo, in versione Joker dei poveri

Il ripescaggio avrebbe dovuto essere di breve durata: sei mesi di storie, qualche dubbio seminato nella mente del Ragnetto e dei lettori, e il clone, battezzato Ben Reilly, sarebbe dovuto tornare da dove era venuto. Questo nelle intenzioni iniziali, almeno, dato che le cose andarono in modo ben diverso. E i colpevoli sono i responsabili del marketing della casa editrice. All’epoca al Tessiragnatele erano intitolati ben quattro mensili, dal successo molto differente. A cominciare dalla saga d’apertura “Potere e responsabilità” (1994) si pensò bene di costringere i lettori a comprare tutto: ogni saga si snodava da una serie all’altra. Conseguenze? Gli autori erano obbligati a lavorare in tandem, con un notevole lavoro di coordinamento alle spalle, e col grosso limite di non poter creare storie autonome e personali. La trama generale era decisa in riunione plenaria, e a ogni sceneggiatore toccava solo un pezzetto di storia da narrare.

La saga divenne anche l’occasione per rinnovare il cast della serie con nuovi personaggi liberandosi anche di alcuni villain storici. I nuovi arrivi vennero introdotti con un metodo che ora potremmo definire “alla Lost”: buttiamo nella mischia un personaggio misterioso, seminiamo qualche indizio, lasciamo scervellare i fan e intanto pensiamo a dove diavolo abbiamo intenzione di andare a parare. Così irruppero sulla scena figuri come Judas Traveller e Scrier, così ritornò pure l’originale responsabile del clone, lo Sciacallo (in versione plagio del Joker verniciato di verde). E per far capire l’enorme potere del nuovo villain Kaine, perché non fargli accoppare il caro vecchio Doc Ock, in circolazione solo dal 1962?

Judas Traveller, uno dei nuovi arrivi del cast
Judas Traveller, uno dei nuovi arrivi del cast

La Saga del Clone era un ottovolante di emozioni per i lettori di vecchia data: pochi mesi dopo Octopus, morì anche zia May, da tempo in coma, in una storia struggente, scritta dallo sceneggiatore de L’ultima caccia di Kraven, J.M. De Matteis: “Il dono” (The Amazing Spider-Man #400). In quel periodo nessuno era al sicuro, nemmeno Peter Parker, che si decise di sostituire per qualche mese con il clone, nel frattempo diventato supereroe con un improbabile costume e il nome di Ragno Rosso (Scarlet Spider in originale).

Dal momento del matrimonio con la rossa Mary Jane, serpeggiava in Marvel l’idea che il personaggio fosse irrimediabilmente invecchiato. Ma l’irruzione di Ben Reilly, clone doc, poteva essere l’exit strategy per far tornare l’Uomo Ragno scapolo: bastava rivelare che l’originale era Ben, spedire Peter altrove per farlo diventare un bravo paparino e un devoto maritino, e lasciare Ben nella Grande Mela. Ed ecco un Tessiragnatele di nuovo scapolo (e biondo). Un piano quasi perfetto: anche se i lettori non erano esattamente entusiasti della cosa, la Saga del Clone vendette parecchio.

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Il Ragno Rosso, alias il clone quando credeva di essere un clone

Ma gli autori si sentivano frustrati: non solo erano obbligati a narrare storie in staffetta, ma erano costretti dal potentissimo marketing Marvel ad allungare il brodo il più possibile, centellinando gli sviluppi della trama e diluendo l’intreccio. Come se non bastasse, la Marvel anni Novanta non era affatto il colosso di oggi, non aveva alle spalle la Disney e non produceva kolossal di successo. Al contrario, era appena entrata in amministrazione controllata, e si decise perciò di riorganizzare la casa editrice. Non ci sarebbe più stato un unico Editor-in-Chief a supervisionare tutto: l’Universo Marvel sarebbe stato diviso in famiglie, gruppi di testate, con una sola persona responsabile di tutto, e molte meno interazioni tra i supereroi appartenenti ai vari gruppi di testate. Ma uno degli aspetti fascinosi di questo mondo fumettistico è proprio la percezione che si tratti di un unico, gigantesco, infinito affresco narrativo. Infatti il cambiamento durò poco e tempo pochi mesi si tornò alla suddivisione classica. Ai Ragno-scrittori si era nel frattempo aggiunto Dan Jurgens, il signor Wolf delle morti supereroiche, quello che aveva ucciso Superman.

Inizialmente entusiasta di lavorare sul portabandiera Marvel, in breve tempo Jurgens si stancò, desideroso di lavorare sul Peter Parker originale e non sul suo clone, ora dotato di un nuovo, immancabile, inutile costume. Perché gli anni Novanta sono stati anche un decennio di cambi di divisa, dal già citato all black di Superman all’armatura di Capitan America. Esasperato da una Saga del Clone che sembrava non finire mai, Jurgens abbandonò il Tessiragnatele sul più bello, e non fu il solo.

Il clone convinto di essere l'originale
Il clone convinto di essere l’originale

Buona parte degli autori presenti all’inizio non riuscirono a vedere la fine della storia, e dopo l’ennesimo cambio al vertice della casa editrice si decise di scompigliare ancora le vicende complicando la vita ai poveri sceneggiatori. Come se non bastassero le saghe prolungate da due a quattro episodi perché così chiedeva l’onnipotente marketing, ci si dovevano mettere anche i crossover estivi. Le testate mutanti erano best seller, e dettavano i tempi dei fratellini meno fortunati.

Così, proprio quando sembrava essere finalmente giunto il momento di mettere la parola Fine alla dannata Saga, giunse tra il lusco e il brusco Onslaught, ciclo narrativo su cui la casa in cerca di idee scommetteva tantissimo, perché sarebbe servita ad affidare Vendicatori e Fantastici Quattro ai disegnatori superstar del periodo Jim Lee e Rob Liefeld, tra i fondatori della rivale Image.

Toccava quindi rimandare ancora il finale, anche se alla Marvel non vedevano l’ora di chiudere la storia in modo definitivo. Accantonato anche Onslaught, serviva un capitolo finale che rimettesse le cose a posto e seppellisse per sempre Ben Reilly. Ci voleva un cattivo di alto rango, qualcuno capace di orchestrare da lontano tutte le sfighe di Peter Parker. Il prescelto fu Norman Osborn, in arte Goblin, morto impalato da un aliante nel lontano 1973. Una morte che fece epoca, avvenuta giusto un numero dopo quella di Gwen Stacy, uno dei pochi personaggi condannato a rimanere morto, come zio Ben, Bucky e il secondo Robin Jason Todd. Se state pensando che due su tre sono ritornati dall’oltretomba, Norman e la sua improbabile pettinatura lo avevano fatto prima. A mali estremi, estremi rimedi.

Peter Parker, Spider-Man #75, il finale della Saga del Clone
Peter Parker, Spider-Man #75, il finale della Saga del Clone

Il birbante aveva tenuto le fila di tutto, fatto credere all’originale di essere un clone e viceversa, e soprattutto aveva rapito la figlioletta appena nata di Peter e Mary Jane. Se il problema dell’Uomo Ragno era di essere invecchiato con il matrimonio, dargli pure una figlia non era stata esattamente un’idea geniale, tanto che dopo, qualche timido riferimento l’idea che potesse essere ancora viva, fu accantonata dagli autori.

Il momento del grande ritorno di Osborn segnò la fine della Saga del Clone: su Spider-Man #75 (1996) fu chiusa la storia principale, riportando Peter come solo e unico Spider-Man, accoppando il povero Ben, dimostrando inequivocabilmente che si trattava di un clone e facendo sparire la figlioletta di Peter e Mary Jane. Le domande, i buchi e le incongruenze disseminati in due anni furono appannaggio di un albo speciale intitolato The Osborn Journal. Fu l’ultimo, doveroso atto verso i fan prima di far sprofondare la Saga nel dimenticatoio, cercando di farvi riferimento il meno possibile. Il povero Ben Reilly, lo Sciacallo, Kaine, la figlioletta perduta e i nuovi personaggi introdotti non vennero più nemmeno citati, come se in Marvel si vergognassero e desiderassero solo che venisse tutto scordato al più presto.

Nel repulisti generale si decise di mantenere almeno la morte di zia May, ma tempo due anni si scoprì che la vecchia defunta era in realtà un’attrice geneticamente modificata, come il granturco, e che la sostituzione era un altro piano di Osborn. E dire che a un certo punto si rammaricava di non averci avuto nulla a che fare… Mentiva al suo stesso diario? Veramente machiavellico.

Peter Parker di nuovo marito e padre: quanto durerà?
Peter Parker di nuovo marito e padre: quanto durerà?

L’atteggiamento della Marvel verso la Saga in questi anni è cambiato: lo Sciacallo è tornato, Kaine è riapparso diventando il giustiziere Scarlet Spider e nel 2009 è stata pubblicata anche una miniserie che ha rinarrato la Saga come avrebbe dovuto essere: un divertissement di qualche mese prima del ritorno alla normalità. Dalle anticipazioni pare che, dopo la nuova Secret Wars, l’Uomo Ragno tornerà ad essere marito e padre della piccola May.

L’ennesima rivoluzione durerà un battito di ciglia, ma dimostra che l’idea di far diventare Spider-Man un premuroso paparino non era poi così assurda. Tanto si potrà sempre annullare tutto al prossimo crossover…

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