Chiude l’unico museo degli Stati Uniti occidentali dedicato al fumetto

A San Francisco, lì accanto ai palazzi di Linkedin e Salesforce, mentre queste super aziende tech crescono, il Cartoon Art Museum chiude. Lo scorso giovedì è stato l’ultimo giorno di apertura dell’unico museo dedicato al fumetto e all’animazione presente in tutti gli Stati Uniti occidentali.

Il motivo della chiusura è dovuto al prezzo degli affitti intorno alla baia di San Francisco, diventato troppo alto, addirittura raddoppiato negli ultimi quattro anni. Gli affitti a buon mercato della zona sono diventati insostenibili e mentre le aziende tecnologiche proliferano le strutture no profit sono costrette a emigrare, o a chiudere del tutto. Ed è questo il caso del Cartoon Art Museum.

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L’entrata del Cartoon Art Museum di San Francisco | Foto: Wei Shi

Giovedì scorso, in occasione dell’ultima serata di apertura, diversi artisti e disegnatori si sono cimentati nel produrre sketch e disegni che sono stati venduti con lo scopo di devolvere il ricavato al museo per pagare un futuro affitto. Per ora tutti gli oggetti da collezione e da esposizione che riempivano la struttura saranno conservati all’interno di un magazzino. Si tratta di oltre 6,000 esemplari unici tra tavole originali di comic book e graphic novel, strisce sindacate e materiale di produzione di pellicole d’animazione.

«Viviamo in un mondo dove cartoni e fumetti sono pezzi di cultura e arte pop – ha dichiarato il fumettista Brian Kolm di Atomic Bear Press – iniziamo a conoscerli da quando siamo veramente molto piccoli, e li percepiamo come pezzi di un mondo magico. E spesso ci dimentichiamo che sono in realtà frutto del duro lavoro di persone che hanno faticato per crearle e offrircele».

Il curatore del museo Andrew Farago ha visto in poco tempo saltare l’accordo sull’affitto della struttura, che in un breve periodo si è raddoppiato. Il direttore esecutivo Summerlea Kashar ha auspicato una chiusura temporanea di circa sei mesi, in attesa di trovare un nuovo locale in affitto. «Vorremmo rimanere a San Francisco, ma sarà difficile», ha dichiarato parlando con i giornalisti del Guardian.

Il mondo della cultura ancora una volta si è dovuto piegare alle leggi economiche del mercato. Molte altre strutture no profit hanno dovuto chiudere e trasferirsi in una zona più lontana rispetto alla baia di San Francisco. Ad Oakland per esempio, dove gli affitti costano la metà.

Ma ciò che se ne va da San Francisco non è solo un semplice museo, è anche un piccolo pezzo di storia per molte delle persone che lo hanno vissuto da dentro. «In questo posto ho conosciuto un sacco di persone – ha detto Farago – ed è qui che ho incontrato per la prima volta mia moglie. Si tratta di una vergogna, non è giusto che chiuda una struttura che ha unito tante persone sotto il segno dell’arte, che ha fatto lavorare e impegnarsi tanti volontari, e far fare esposizioni a diversi artisti».

Tra i lavori esposti nel museo ci sono disegni originali estratti dai film d’animazione dell’artista irlandese Tomm Moore, The Secret of Kells e The Song of the Sea (entrambi candidati all’Oscar nel 2010 e 2015). E ancora in un’altra stanza sono esposti i lavori del fumettista Eric Larsen, co-fondatore della Image Comics, e creatore del personaggio Savage Dragon. «Abbiamo portato lavori di artisti importanti come Moore e Larsen – ha detto  Kasher – ma anche lavori di artisti minori che altrimenti non sarebbero venuti alla luce e non si sarebbero potuti conoscere».

Il sindaco di San Francisco Ed Lee ha affermato attraverso i suoi portavoce che «si sta facendo tutto il possibile affinché queste importanti strutture no profit riescano ad affrontare l’aumento degli affitti». Nel frattempo il Cartoon Art Museum di San Francisco ha già chiuso i battenti, e potrebbe non tornare mai più sulla baia.