Fugazi Music Club: emancipazione e ribellione nella Polonia dei 90s [intervista]

Fugazi Music Club è un libro che racconta la nascita dello storico e omonimo locale che negli anni Novanta animò la vita di molti giovani a Varsavia. Il libro è un documento (peraltro arricchito da una buona dose di fotografie in appendice), che testimonia, non senza trasporto emotivo, un periodo di rivoluzione anche culturale, per un paese che usciva faticosamente da un periodo di oppressione.

Marcin Podolec – autore del libro – è nato nel 1991, lo stesso anno in cui è nato il club Fugazi, quindi non ne ha vissuto in prima persona l’epopea ma, come molti giovani polacchi, lo considera una pietra miliare della formazione culturale del suo paese. Il libro che ha realizzato è un resoconto indiretto tanto fedele quanto romantico e romanzato.

L’autore era presente al Treviso Comic Book Festival, ospite del suo editore italiano, Bao Publishing; lo abbiamo incontrato per scoprire di più su come è nato questo libro e sul mondo del fumetto polacco.

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Cosa significa essere un giovane autore di fumetti in Polonia? Per noi italiani, la scena dell’Est Europa non è molto conosciuta.

Non ci sono molte possibilità per lavorare nel mondo del fumetto. Non ci sono pubblicazioni a fumetti, fatta eccezione per le quelle più famose, come le Disney. Quindi la è quella non ufficiale, cioè pubblicarsi da soli con fanzine e autoproduzioni varie. Quindi bisogna subito dimostrare di essere molto bravi, impegnarsi per non essere a di meno degli altri.

Tu come hai cominciato?

È una storia buffa. Ho sempre disegnato molto, ovviamente anche ai tempi della scuola, e sognavo di essere pubblicato su un giornale. Quindi un giorno mi decisi a mostrare i miei disegni a un quotidiano locale, che accetto di pubblicare una o due striscie a settimana. Mi offrirono 5€ a striscia e io rifiutai, accontentandomi di 1€. Mi bastava di essere pubblicato. Così loro accettarono. Lavorari per loro un mese o due, dopodiché mi recai al giornale chiedendo il mio compenso, che era di appena pochi euro. Ma loro si rifiutarono, dicendo che erano troppi soldi. [Ride] Per me questo fu il primo scontro con la realtà del mondo del disegno e del lavoro in generale. In un certo senso questo mi ha ispirato anche per la realizzazione di Fugazi, che racconta proprio lo scontro tra sogni e realtà, che nel caso del libro è rappresentata dalla malavita e della mafia.

Qual è l’idea principale che volevi trasmettere con Fugazi?

All’inizio del lavoro non pensavo certo che sarei stato pubblicato all’estero. Quindi pensai a realizzare un libro dedicato alla nostra generazione, nata e cresciuta negli anni Novanta, poiché io stesso sono molto appassionato di musica, e conosco tutte quelle band che erano passate dal locale. Comunque, è una storia su sogni e realtà, perché l’idea di Fugazi era una mezza follia, perché messo su da ragazzi di poco più che vent’anni – come me – che gestirono un locale aperto 24 ore su 24, dove chiunque poteva lavorare. All’epoca non c’era nemmeno burocrazia. Era un gran momento per chi inseguiva i propri sogni. Fugazi fu fondato nel 1991, la sua primia versione, un luogo di incontro e un bar dove bere Coca Cola (qualcosa di davvero nuovo lì, all’epoca) e giocare: un circolo culturale per ragazzi. Poi ci fu un altro posto con lo stesso nome, il club musicale, durato solo 11 mesi, perché minacciato dalla mafia. Fu un periodo buio da quel punto di vista, perché moltissimi esercizi pubblici erano sottoposti al controllo e alle minacce della mafia, ci furono anche rivolte. Dopo la caduta del comunismo, non c’era la polizia, ma solo una milizia, che però era spesso connessa alla mafia stessa. Gli stessi gestori del club, quando ebbero problemi con la mafia, si rivolsero alla milizia, che però non fece niente.

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Noto la coincidenza che il locale nacque lo stesso anno in cui sei nato tu. Perché raccontare una storia che non hai vissuto, ma vicina,  che immagino fosse in un certo senso anche un mito?

Prima di Fugazi Music Club, per circa un anno, ho cercato soggetti a tema musicale da raccontare. Pensai di illustrare interviste a dei musicisti famosi in Polonia, ma questi non furono d’accordo, forse non apprezzarono il fumetto come mezzo. In quel periodo poi, il fondatore di Fugazi e il mio editore erano in cerca di disegnatore per raccontare la storia del locale. Quindi pensarono a me e ci incontrammo. Io andai a Varsavia da lui, lui venne a Lodz, dove studiavo alla scuola di cinema (famosa perché ci ha studiato anche Roman Polanski). Cominciai a raccogliere fotografie di Fugazi, da Facebook, anche, e da una biblioteca nazionale di materiale audio-visivo. Tutto questo mi ricordò come sin dal liceo avrei sempre desiderato nascere prima, per vivere quel periodo di ribellione che sono stati per noi gli anni Novanta.

In quel periodo com’era la scena musicale in Polonia?

Non era una grande scena, come si può pensare, era molto giovanile e underground. Ma fu estremamente importante, proprio per l’aspetto anticonformista e di ribellione. Giravano poi cassette piratate ecc.

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Quali sono le tue influenze artistiche? Sei stato più ispirato dai fumetti di altri paesi o anche dalla cultura iconografica dell’Est Europa?

In Polonia la tradizione dei poster e dei manifesti è molto popolare, ma per quanto mi riguarda, la mia principale ispirazione viene dai fumetti europei o americani. Mi sono interessato un po’ a qualunque graphic novel straniera pubblicata in Polonia negli ultimi anni, ora sono più concentrato nel produrne. [Ride]

Ho subito una grande influenza dal cinema polacco – avendo anche studiato cinema – ma graficamente guardo più all’Occidente. Mi piacciono molto tre autori italiani: Igort, Gipi e Manuele Fior. In Polonia sono stati pubblicati tre libri di Igort e solo uno di Gipi e uno di Fior, quindi i loro altri libri me li sono procurati in qualunque altra lingua, anche un Gipi in italiano, perché apprezzo il suo disegno.

Ci tengo a raccontare questo aneddoto su Igort. Nel 2012 durante una presentazione in Polonia parlò di come siamo stanchi delle storie di fantasia e siamo in cerca di argomenti veri e reali, come lui ha fatto nei suoi Quaderni Ucraini e Quaderni Russi. Quell’incontro per me fu importante, mi spinse a concentrarmi su storie realistiche.

A cosa stai lavorando, dopo Fugazi?

Ora sto lavorando a una storia su un artista polacco chiamato Pablopavo, molto popolare, ha vinto diversi riconoscimenti, una persona normale, non una star, che però ha fatto molto per la musica in Polonia. Uscirà il prossimo anno nel mio paese. Dopo Fugazi ho lavorato a un documentario animato, si chiama A documentary film, parla di mio padre e del mio paese.