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FocusProfiliLa storia segreta di Wonder Woman. Un'intervista a Jill Lepore

La storia segreta di Wonder Woman. Un’intervista a Jill Lepore

A partire dal libro di Michael Fleisher Wonder Woman: The Encyclopedia of Comic Book Heroes, vol. 2 del 1976 (ripubblicato nel 2007 e 2010), ossessivamente dettagliato, fino al pionieristico testo di Les Daniel Wonder Woman: The Complete History nel 2000, che per primo rivelò il fatto che il suo creatore, William Moulton Marston, aveva vissuto sia con sua moglie che con un’altra donna, la nostra principessa amazzone è stata oggetto di un sacco di ricerche e analisi.

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In occasione del suo 75° anniversario, che ricorre quest’anno, numerosi ulteriori e affascinanti studi sono apparsi anche in questi ultimi mesi. Uno studio, in particolare, che ha raccolto molta attenzione e apprezzamenti, è The Secret History of Wonder Woman (Scribe), in cui la docente universitaria di Storia a Harvard e collaboratrice del New Yorker Jill Lepore scava in profondità nella storia dietro all’anticonformista e pro-femminista creatore della supereroina, William Moulton Marston.

Lepore ha risposto gentilmente alle mie domande.

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Che ruolo gioca Wonder Woman nella lotta per i diritti delle donne?

Wonder Woman, illustrata da Harry G. Peter [il suo design del costume, nell’immagine sopra], debuttò nei fumetti alla fine del 1941, quando il personaggio decise di venire negli Stati Uniti, per lottare a favore dei diritti delle donne. Finì per lottare per la democrazia stessa, dal momento che i fumetti di supereroi, nel 1940, erano tutti incentrati sulla Seconda guerra mondiale. Tuttavia il personaggio, così come fu originariamente concepito, in realtà si trovò ad essere davvero impegnato a combattere per la parità dei diritti delle donne. In questa lotta ha giocato un ruolo anche per ragioni storiche, perché fu ispirata da, e basata su, le suffragette, le femministe e le attiviste per il controllo delle nascite (e il diritto alla contraccezione), sia inglesi che americane, degli anni Dieci.

William Moulton Marston

In che modo il rapporto speciale tra lo scrittore William Moulton Marston (in un ritratto di famiglia, sopra), le due donne con cui visse, e la bibliotecaria Margaret Wilkes Huntley, hanno contribuito a Wonder Woman? 

Marston sposò il suo amore di gioventù, Elizabeth Holloway, nel 1915, ma nel 1925 una donna più giovane, di nome Olive Byrne, si trasferì nella loro casa, e quindi vissero in un vero e proprio ménage à trois. Holloway partorì due figli, così come ebbe due figli la Byrne, e li allevarono insieme. La Huntley visse insieme a loro, in un continuo andirivieni, nel corso degli anni. Ciascuna di loro fu importante per le idee di Marston sul potere femminile, e ognuna di loro contribuì a Wonder Woman. Ma Olive Byrne creò un legame particolare: la madre, Ethel Byrne, era stata arrestata nel 1916 per avere aperto la prima clinica specializzata in controllo delle nascite negli Stati Uniti. Ethel Byrne era un’infermiera, così come sua sorella, Margaret Sanger. Quando fondarono quella clinica specializzata, fondarono quello che sarebbe diventato Planned Parenthood (oggi, nome collettivo delle organizzazioni nazionali membre della IPPF, la ‘Federazione Internazionale Genitorialità Pianificata’, NdR). Dopo il suo arresto, Ethel Byrne fece lo sciopero della fame e quasi morì. La famiglia della Sanger e quella di Marston furono sempre molto legate.

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Le gesta tipiche della Wonder Woman di epoca Golden Age sono tristemente famose, per le frequenti scene con donne in catene. Qual è la sua interpretazione delle origini di questa fissazione di Marston?

Ci sono molte interpretazioni possibili e ragionevoli. A quel tempo, i critici di Wonder Woman ritennero le catene qualcosa di grottesco e umiliante. Un membro del Comitato degli editori di fumetto si dimise in segno di protesta per queste scene, e i fumetti stessi furono anche vietati. Marston insistette sul fatto che le catene andassero intese come allegoria: Wonder Woman andava intesa come simbolo delle donne emancipate, e per emanciparsi dalla tirannia e dal dominio degli uomini, doveva essere incatenata da avversari cattivissimi (i quali, in generale, si opponevano ai diritti delle donne) in modo da potersi emancipare. Ma lui e sicuramente molti dei suoi lettori trovarono il bondage come qualcosa di sessualmente eccitante, come lo stesso Marston scrisse in altre sedi. Tuttavia, una cosa è certa: negli anni Dieci e Venti, le suffragette, le femministe e gli attivisti per il controllo delle nascite usavano le catene nella loro iconografia e nella retorica che utilizzavano. Dal mio punto di vista ritengo che Marston volesse collocarsi in questa tradizione. Che poi tutto ciò avesse anche un ulteriore significato, credo sia innegabile.

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Alcuni sostengono che le “damigelle in pericolo” fossero uno standard nei fumetti di azione degli anni Quaranta. Che cosa rende la loro rappresentazione in Wonder Woman qualcosa di diverso? 

Le “damigelle in pericolo” sono uno standard anche nei film dei nostri tempi. Questo non rende la cosa più sensata o attraente. È qualcosa di ridicolo. Wonder Woman venne da una diversa tradizione – un pilastro del movimento delle suffragette – ovvero la tradizione di rappresentare le donne come Amazzoni, la tradizione di promuovere l’idea che le donne sono in realtà più forti degli uomini, e che l’amore è più forte della forza bruta. Molto di tutto ciò è andato perduto nella re-immaginazione del personaggio dopo la morte di Marston nel 1947. Nelle versioni successive e più recenti, Wonder Woman è solo un superuomo femminile, la cui forza è nella potenza. Una volta era un personaggio diverso dal resto; oggi non lo è più.

Quali ulteriori intuizioni o scoperte su questa Storia segreta vorresti aggiungere a una futura edizione riveduta del tuo libro?

Ho trovato un tesoro incredibile di documenti, dopo l’uscita del libro, che rivelano una grande questione in cui non mi ero imbattuta prima. La maggior parte di essa ha a che fare con il rapporto di Marston con la madre – un aspetto che avevo a malapena notato durante la scrittura del libro.

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Nel 1971, Wonder Woman fu scelta per la copertina del primo numero della rivista femminista Ms. (sopra, disegno di Murphy Anderson) e in seguito è stata citata in modo ‘non ufficiale’ da una copertina satirica realizzata in collage per la rivista Spare Rib. Di che tipo di Wonder Woman abbiamo bisogno oggi? In che modo potrebbe tornare ad essere un personaggio rilevante e popolare, oggi? 

Abbiamo bisogno di parità di retribuzione e parità di diritti, che sono cose per le quali Wonder Woman si batteva negli anni Quaranta. Quindi, vorrei tanto che la Wonder Woman originale fosse ormai irrilevante, ma non lo è.


* Questo articolo è stato pubblicato il 10 gennaio 2016 sul sito PaulGravett.com. Una versione modificata di questa intervista è stata pubblicata in Comic Heroes Magazine n ° 25, ottobre 2015. Traduzione di Matteo Stefanelli.

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