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Cambiamo argomento, per favore? [Recensione]

Per parlare della morte, della vita, dell’amore c’è sempre bisogno di attenzione. Bisogna muoversi in punta di piedi, calcolare bene ogni passo per non rischiare di cadere rovinosamente. Lo dimostrano autori come Roz Chast, di cui abbiamo parlato recentemente, il cui talento sta anche in questo: riuscire a trattare questi temi con naturalezza e semplicità, tenendosi lontano dalla banalità e regalando qualche autentica emozione su carta.

Cambiamo argomento per favore? è un graphic novel autobiografico, scritto e disegnato da Rosalind “Roz” Chast, che riesce a tenere questo equilibrio perfettamente. Vincitore nel 2014 del Kirkus Prize e del National Book Critics Award, il volume è stato tradotto in Italia da Rizzoli Lizard. Romanzo autobiografico, o graphic memoir, come dicono in America, Cambiamo argomento per favore? è un lavoro che racconta la storia – la “storia vera” – della morte dei genitori di Roz Chast, l’ormai nota disegnatrice “icona” del New Yorker.

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Elizabeth e George Chast vivono a Brooklyn, nello stesso appartamento, ormai logoro e colmo di ricordi, in cui hanno cresciuto la propria figlia. Sposati da 63 anni, all’inizio degli avvenimenti narrati, vivono una strana, solitaria e dipendente relazione. George, uomo e padre gentile, colto, incapace di compiere qualsiasi lavoro manuale, è un amante delle parole e del loro significato; pauroso e timoroso di tutto e di tutti, è l’esatto contrario di Elizabeth, donna forte, rigorosa, capace d’imporre la propria volontà e il proprio pensiero a chiunque.

I due hanno coltivato per tutta la vita un’insana illusione: hanno sempre creduto che non parlando mai della morte, essa non sarebbe venuta a prenderli. Questo dolce autoinganno viene meno nel momento in cui Roz, che da anni non faceva loro visita, decide di partire dal Connecticut in cui vive, per rimettere piede nella casa che l’ha vista crescere. Non appena rivede la propria famiglia, l’autrice si rende conto del profondo stato di degrado in cui vivono i due anziani genitori, e della loro morbosità: privi di amici e di altre relazioni sociali, colmi di paranoie e di diffidenza nei confronti del mondo. Elizabeth e George, al contrario, non sembrano accorgersi della propria situazione fino a quando la donna, banalmente, diviene vittima di un incidente domestico, cadendo da uno sgabello. Costretta ad essere ricoverata in ospedale, da quel momento avvierà un processo di declino inesorabile. I signori Chast iniziano dunque ad incamminarsi, lentamente, verso l’al di là, costretti a fare i conti con la Signora in nero, la morte, che a grandi passi si avvicina recuperando il tempo perduto.chast cambiamo argomento

La lontananza di Elizabeth, causata da una breve degenza in ospedale, trascina George in un vortice da cui non riuscirà più a riprendersi. L’uomo, lontano dalla sua “anima gemella” – definizione dello stesso George – appassisce sia fisicamente che mentalmente, segno dell’avanzato stato di demenza senile che lo affligge, trasformandosi in un bambinone ingestibile. La donna, d’altro canto, comincia suo malgrado a dover fare i conti con l’età ignorata fino a quel momento, comprendendo che il proprio corpo “da contadina” non è più così resistente come credeva.

Combinando fumetto, testo e fotografie Roz Chast, indaga un aspetto dell’esistenza estremamente delicato e personale, ignorato dai più fino a quando non è giunto il momento di affrontarlo. Ci vuole coraggio per raccontare gli ultimi anni di vita dei propri genitori, l’invecchiamento e il lento scorrere del tempo che resta loro; farlo dal proprio punto di vista, mettendo a nudo le proprie paure e le proprie preoccupazioni, ma anche il proprio egoismo richiede ancora più coraggio. Tra stanze di ospedale, case per anziani, ansie quotidiane, problemi economici, paura della morte e soprattutto della separazione, Roz esprime in modo chiaro l’angoscia di entrambi i lati, genitori e figli, ponendo l’accento sulle parti più belle e più brutte della vecchiaia. Una cronaca forte, che non omette nulla e fa della sincerità il proprio punto di forza. Così l’autrice non risparmia ai propri lettori né i dettagli più macabri del decadimento del corpo, come le piaghe da decubito o le incontinenze intestinali, né quelli della mente, come la demenza senile. Il dolore, l’ansia, il terrore sono descritti in profondità, analizzando accuratamente ogni fase del trapasso, dalla negazione, passando per la consapevolezza, fino all’accettazione e alla morte stessa.

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Roz Chast sceglie di raccontare questo difficile, ma inevitabile, momento della sua vita con un filtro particolarmente efficace: l’ilarità. Trattando il nero colore della morte con il riso l’autrice riesce ad esorcizzare, a vantaggio sia personale che del lettore, almeno apparentemente, la triste fatalità del destino che aspetta Elizabeth e George. In questo senso la scelta di utilizzare colori molto accesi e caldi nella maggior parte del lavoro, in contrasto al grigiore mortuario, è sicuro segno della volontà di voler “ammorbidire” anche graficamente il tema trattato.

Il tratto grafico dell’autrice è senza dubbio particolare e caratteristico, proprio come il suo stile narrativo. La perfezione grafica e delle forme viene totalmente rifiutata per far spazio ad un tratto nervoso, tremolante, disordinato che si avvicina allo stile di fumettisti come Aline Kominsky-Crumb, Matt Groening o Lynda Barry o, volendo nominarne uno italiano, al Gipi di LMVDM. Il rifiuto della prospettiva o della tecnica dell’ombreggiatura dà libero spazio di sfogo ad un approccio caricaturale, che modifica le forme snaturandole e che in compenso permette all’autrice di estremizzare le sensazioni e le emozioni dei personaggi in modo da rendere i loro pensieri cristallini sul foglio.

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Nello stile di Roz non sono soltanto i personaggi a parlare, ma anche tanti oggetti di uso quotidiano. Tazze, libri, sedie, armadi, lampade vengono quasi animati e sembrano avere una propria identità messa al servizio della storia. In questo modo il paesaggio e lo sfondo sono parte integrante della storia: la completano, la espandono e la fanno attraversare da lampi di intuizioni difficili da affidare alle parole o ai corpi. Nelle pagine di Cambiamo argomento per favore? sembra quasi regnare incontrastato il disordine grafico: alle vignette si mescolano lunghe parti descrittive che riempiono quasi per intero la pagina bianca, slogan colorati, cornici, fotografie, sottolineature, elenchi, poesie e giochi ottici. Un disordine però coerente, che spezza in continuazione la narrazione – mai nei suoi punti cruciali – per permettere al lettore di riprendere fiato, di soffermarsi per più tempo sulla singola pagina facendo sì che egli possa percepirne i vari livelli di significato ed interiorizzarli.

L’intero graphic novel si basa sul susseguirsi di scene in cui i confini tra isterismo e riso, amore e senso di colpa, sono davvero sottili. Momenti raccontati con ironia e sensibilità, in maniera umile e fedele, che nascondono diverse chiavi di lettura. Dietro la narrazione degli eventi, resi più gradevoli grazie ad un sorprendente e sempre fresco senso dell’umorismo, si percepiscono l’inadeguatezza, il disagio e il contrasto interiore che la stessa Roz prova nel vedere i suoi genitori nel loro momento peggiore. In modo velato ma deciso, emergono così anche i contrasti e le questioni in sospeso esistenti tra una coppia di anziani e la propria figlia. Tre diversi caratteri, tre diverse forme di debolezza, tre diverse umanità. Confusamente unite entro un destino comune: prendersi cura delle persone che si sono prese cura di loro.

Cambiamo argomento per favore?
di Roz Chast

Rizzoli Lizard, 2016
228 pagine, 20,00 €

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