Il diario tragicomico di uno zombie intellettuale: il dottorando

Nel mondo della cultura, a trent’anni si è ancora dei bambini. Così sosteneva Friedrich Nietzsche in pieno Ottocento, mentre ai nostri tempi, invece… pure. Nell’immaginario contemporaneo, l’ingresso professionale nell’industria culturale – sospeso tra il dilatarsi dei tempi della formazione e il clima nebuloso intorno al passaggio dallo studio al mondo del “lavoro intellettuale” – è ormai un tema narrativo ricorrente. Anche nel fumetto.

dottoranda Tiphaine Rivière

Tra tutte le figure che incarnano questo processo, una delle più rappresentative è il dottorando. Questo curioso animale da bestiario contemporaneo – già oggetto di PhD Comics, fortunato webcomic dal successo (un milione di visitatori unici al mese) internazionale ormai quasi ventennale – in bilico tra formazione e lavoro, tra la condizione di studente e quella di professore, nelle mani di numerosi autori diventa spesso espressione di disagi e insicurezze, timori e sogni di una generazione ‘interrotta’ nel passaggio tra infanzia ed età adulta, oscillante tra i sensi di colpa generati dal privilegio (il mestiere universitario in sé, ma anche la consapevolezza degli elevati costi per intraprenderlo) e la disperazione dovuta alla carenza o perlomeno fragilità di prospettive.

In questo contesto, l’esperienza della scrittura della tesi può diventare un caso paradigmatico, un “calvario di formazione” che riassume nelle proprie tensioni un’intera costellazione di tratti generazionali. Tiphaine Rivière questa esperienza l’ha fatta, l’ha trasformata prima in un blog e poi nei suoi Carnets de thèse, titolo originale della bande dessinée pubblicata lo scorso maggio da Clichy come Diario di una dottoranda.

La storia segue il lavoro di tesi della giovane Jeanne, appassionata studiosa di Franz Kafka che finalmente ottiene l’opportunità di svolgere un dottorato (rigorosamente senza borsa di studio) sotto la supervisione del massimo studioso francese dell’autore boemo. Jeanne abbandona così il proprio posto da insegnante di scuola media, un lavoro sicuro ma che non le dà alcuna soddisfazione, e si getta alla rincorsa del proprio sogno di affermazione personale e culturale. Lungo il percorso tuttavia si imbatterà in una serie di figure quasi archetipiche: la Segretaria Pigra, il Professore Fantasma, la Collega Più Brava, i Genitori Che Non Capiscono, il Fidanzato Disinteressato. Da qui i dubbi e le incertezze, una vera e propria crisi d’identità che spingerà il traguardo della tesi sempre più lontano, trasformandolo in una chimera capace di rinchiudere la giovane ragazza in un labirinto e di farle perdere ogni contatto con la realtà e con le priorità della vita.dottoranda Tiphaine Rivière

A un primo sguardo si direbbe che Diario di una dottoranda sia un’opera umoristica. Ciò non è del tutto falso, se si apprezza quell’amara ironia, quel sarcasmo vagamente sopra le righe che ha determinato il successo delle strip sul web. E di strip sulla vita dei dottorandi ce ne sono tante: l’autrice ne cita diverse nei ringraziamenti, a testimoniare un debito nei confronti dei webcomic che si manifesta anche nell’approccio al disegno (evidente, in particolare, l’ispirazione al personaggio delle strisce di Sarah Andersen).

Così la comicità dell’opera mantiene senz’altro un sapore esistenziale, e trova il proprio registro nella tensione tra la pesantezza dei contenuti e la leggerezza dei toni: le serate intere passate a scervellarsi sulla forma di una email da inviare a un docente, l’angoscia di sentirsi invisibile nelle pause dei convegni, il terrore di parlare in pubblico e lo scontro costante con una burocrazia forse non ostile ma senz’altro indifferente, tutto ciò viene presentato al lettore con uno sguardo distaccato e decisamente autoironico. I toni dell’autrice sono volutamente caricaturali: proprio come nelle strip alle quali si ispira, Rivière si rivolge innanzitutto al pubblico crescente di chi ha condiviso la sua esperienza, e tenta di istituire con il lettore un legame di completa empatia ma al tempo stesso di consapevolezza (auto)critica.

Il tema centrale del Diario è proprio questa tensione tra le oggettive (e assurde) difficoltà imposte alla giovane dottoranda e il suo innegabile infantilismo. Se lo scrittore Philippe Forest ha cristallizzato nella figura del “bambino eterno” l’esperienza della morte della figlia, Tiphaine Rivière descrive una non-vita, uno stato di sospensione in cui il dottorando-zombie rimane prigioniero di un limbo. Incapace di crescere, la protagonista esperisce come tutti i suoi colleghi il bisogno disperato di una figura paterna rassicurante (il docente), dell’accettazione dei propri cari e di una serie di conferme che non è capace di trovare da sola, in un crescendo che sfocia facilmente nell’assurdo.

dottoranda dottoranda Tiphaine Rivière

Non è un caso, d’altronde, che la tesi della giovane dottoranda sia proprio su Kafka. Non è un caso nemmeno che il passo ricorrente nell’immaginario della Rivière sia la parabola Davanti alla legge, contenuta nel romanzo Il Processo: come l’uomo di campagna, costretto ad attendere davanti a una porta invalicabile per poi scoprire, in fin di vita, di essere l’unico che potesse mai attraversarla, la dottoranda di Tiphaine Rivière annaspa in un mare di angosce, timori generati dalla propria stessa mancanza di certezze, fino al punto in cui è la pura decisione di chiudere il discorso a mettere fine a qualsiasi indecisione, ma al tempo stesso anche a qualsiasi visione romantica dello studio e del lavoro intellettuale.

Chi ha dovuto scrivere o sta scrivendo una tesi – magari anche per una laurea specialistica, e non necessariamente per un PhD – non avrà nessuna difficoltà a identificarsi in ogni singola tavola di Diario di una dottoranda, che da questo punto di vista rivela una certa raffinatezza psicologica e un ottimo intuito nell’inquadrare le situazioni più tipiche. Chi invece è estraneo ai curiosi meccanismi dell’accademia troverà comunque in queste pagine una vivida rappresentazione della gioventù colta europea e delle sue surreali contraddizioni, senza false mitologie e senza nemmeno prendersi (troppo) sul serio.

Diario di una dottoranda
di Tiphaine Rivière

Edizioni Clichy, Firenze 2016
179 pagine, € 19,00