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RecensioniNovitàThe Passenger, un thriller a tinte mafiose

The Passenger, un thriller a tinte mafiose

Tratto da un soggetto del regista Carlo Calei (che presto porterà la storia sul grande schermo) The Passenger di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso è un fumetto che riesce a sfruttare alcuni stereotipi delle narrazioni letterarie e cinematografiche relative alla mafia – la presunta coerenza morale dietro al codice mafioso, la figura del boss spietato ma saggio, il fascino dell'”eroe” criminale –, senza subirli, al contrario rivelandone la vacuità.

passenger tunue marco rizzo

La coppia di autori è collaudata da numerose precedenti collaborazioni, già improntate alla denuncia sociale (ricordiamo, tra tutte, Peppino Impastato, un giullare contro la mafia per Becco Giallo, Premio Satira a Forte dei Marmi, Premio Giancarlo Siani e Premio Boscarato per la sceneggiatura).

In questo caso, lo sguardo di Rizzo per le storie di figure nobili, vittime di mafia o del potere politico, pur diversissime e con differente spessore epico (da Ilaria Alpi a Mauro Rostagno, da Nino Agostino a Che Guevara) ben si sposa con la grammatica del fumetto d’azione che Bonaccorso possiede ormai disinvoltamente, dopo i suoi trascorsi Marvel e DC.

passenger tunue marco rizzo

La trama è semplice, nel pieno (apparente) rispetto di un canonico thriller a tinte mafiose: una coppia di sposini americani va in vacanza in Sicilia, ma ha la sfortuna di incontrare sulla sua strada il feroce boss latitante Masino Caligiuri; quest’ultimo fa rapire la donna e sotto la minaccia di ucciderla costringerà il giovane statunitense ad accompagnarlo per tutta la notte come autista, braccio destro e confidente, per tutta la notte in una spietata resa dei conti. Le tappe infernali di questa catabasi criminale, tra stragi, vendette e tradimenti, rappresentano l’occasione di spargere, tra un’uccisione e l’altra, semi di denuncia e tracce di documentazione riguardo la famigerata “trattativa” Stato-Mafia nell’anno ormai ritenuto unanimemente la cerniera tra Prima e Seconda Repubblica, il cruciale 1992.

I dialoghi in macchina fra il crudele boss e il marito in preda all’angoscia, offrono, con un accorgimento narrativo reso proverbiale da alcune serie tv, lo scontro (all’inizio didascalico, via via più credibile) fra la visione “classica” dei valori mafiosi (il rispetto, la famiglia, la virilità, l’onore) e quella non-violenta e democratica del giovane americano.

Tutto troppo prevedibile? Si, tranne il finale, che rovescia, come dicevamo all’inizio, tutti gli stereotipi, oltre che quella che sembrava la naturale conclusione. 

passenger tunue marco rizzo

Interessante l’uso forte e violento del dialetto siciliano, che non può che evocare Camilleri (i due autori hanno non  a caso lavorato ad una riduzione a fumetti de Gli Arancini di Montalbano su La Gazzetta dello Sport), veicolo vernacolare della “saggezza” criminale del vecchio boss, che nei colloqui frenetici con l’improvvisato compare compendia il suo semplice, contraddittorio e inesorabile codice morale.

Se il libro ha un pregio (oltre alle considerazioni squisitamente tecniche sulla accorta gestione narrativa e la conoscenza solida dei tempi corretti per un fumetto d’azione), è quello di spazzare via l’equivoco che nasce dall’epopea di Mario Puzo, per il quale si può essere un mafioso e anche una brava persona.

Non c’è rispetto né pietà per la cultura della violenza, come i suoi esponenti non hanno rispetto né pietà per le loro vittime innocenti. The Passenger è un libro che presenta un apprezzabile equilibrio fra le esigenze “spettacolari” del genere prescelto e la gravità del messaggio di denuncia che lo ispira.

The Passenger
di Carlo Carlei, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso
Tunué, 2016
176 pagine, 19,90 €

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