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Come e perché il New York Times ha tolto i fumetti dalle classifiche best seller

A partire dal 5 febbraio prossimo il New York Times smetterà di pubblicare le proprie classifiche dei fumetti più venduti nella sezione dedicata ai libri, sia online che sul supplemento settimanale Book Review. Le classifiche dedicate ai fumetti erano tre – “Hardcover Graphic Books“, “Paperback Graphic Books” e “Manga” – e il giornale aveva iniziato a pubblicarle con cadenza settimanale nel 2009 con un lancio del giornalista George Gene Gustines il cui incipit recitava: «il fumetto è finalmente diventato mainstream».

All’epoca, la scelta del New York Times era stata accolta molto positivamente dall’industria del fumetto statunitense: non solo per il potenziale impatto sulle vendite che le classifiche avrebbero potuto portare, ma anche perché il fumetto si era così ritagliato una sorta di “approvazione culturale” su un giornale notoriamente importante.

Sono stati in molti, quindi, i giornalisti specializzati e gli autori a esser rimasti sorpresi dalla scelta del giornale di rimuovere le classifiche dedicate ai fumetti. , giornalista di The Beat, ha scritto: «la cancellazione delle classifiche dedicate ai graphic novel e ai manga significa molto per l’industria dei fumetti»; Eric Reynolds, editor di Fantagraphics Books, ha detto; «non riesco a capire perché in passato – e per parecchi anni – hanno pensato che una lista dei graphic novel più venduti fosse importante e ora improvvisamente non lo sia più»; «le classifiche sono state d’importante aiuto per il settore, in particolare per le piccole imprese indipendenti come Drawn & Quarterly», ha commentato Peggy Burns, publisher della casa editrice.

L’avviso del cambiamento era stato comunicato dal giornale in una newsletter riservata agli abbonati. In seguito alla diffusione in rete della notizia e alle relative richieste di spiegazioni, il Times ha scritto un comunicato ufficiale in cui si legge:

A partire dal 5 febbraio, il New York Times eliminerà una serie di classifiche relative ai bestseller – in particolare sul sito online, ma anche sulla versione cartacea. Negli ultimi anni, per fare degli esperimenti, abbiamo introdotto una serie di nuove classifiche, molte delle quali sono state cancellate. Il giornale continuerà a coprire tutte le varie tipologie di libri nella sezione delle notizie (stampa e online). Il cambiamento ci consente di dedicare più spazio e risorse per la nostra copertura al di là delle classifiche di vendita.

Perseverando nel chiedere maggiori motivazioni, diverse testate hanno raggiunto la vice responsabile delle comunicazioni del Times, Danielle Rhoades, che ha commentato la scelta dicendo:

Le classifiche non hanno raggiunto i lettori o non hanno avuto abbastanza riscontro tra di essi. Questo cambiamento ci permette di espandere la nostra copertura sul fumetto in modi che riteniamo possano essere un servizio migliore per i lettori e attrarre nuovo pubblico. In sostanza, il cambiamento ci consente di dedicare più spazio e risorse alla nostra copertura, al di là delle liste dei bestseller.

Ciò, tradotto brutalmente, potrebbe significare che le classifiche non abbiano generato un traffico abbastanza elevato da continuare a giustificarne la realizzazione. Da qui la scelta di rimuoverle e di dedicare una copertura diversa al fumetto. Forse anche maggiore rispetto a quanto fatto finora.

Secondo quanto riportato da Alexander Lu di The Beat, la scelta del Times sarebbe stata voluta da Pamela Paul, editor del supplemento settimanale Book Review, che solo pochi giorni prima si era espressa sul graphic novel March con un tweet apparentemente ironico, chiamandone i lettori “bambini” e scatenando non poche polemiche alle quali ha dovuto rispondere in seconda battuta:

Sempre su Twitter, Paul ha poi chiarito alcuni punti relativi alla cancellazione delle classifiche sui fumetti, ribadendo quanto già riportato nel comunicato del giornale, ma aggiungendo alcuni particolari: un approfondimento maggiore dedicato al fumetto, che comprende recensioni disegnate da autori, più analisi e più news.

Nonostante i chiarimenti di Paul, sono in molti i detrattori di queste scelte. Milton Griepp del sito specializzato ICV2 ha scritto: «Indipendentemente dalle ragioni del cambiamento, l’impatto sul fumetto sarà negativo, soprattutto per chi è in prima linea nella battaglia per la legittimità del medium, come le scuole e le biblioteche. E facciamo fatica a credere che alla fine sarà un bene per il New York Times». Secondo Abraham Riesman, che si occupa di fumetto per Vulture, la sezione del New York Magazine dedicata all’intrattenimento, le novità introdotte dal giornale sono «benvenute. Ma la loro aggiunta non cambia il fatto che qualcosa di importante sia andato perduto». Ancora, Alexander Lu scrive: «il Times è prima di tutto un organo di stampa e non una società di marketing, il modo in cui le loro classifiche influenzano le vendite e la considerazione popolare non può essere ignorato. La decisione di eliminare queste liste avrà implicazioni per le nostre conversazioni e le nostre linee di fondo».

Certo, per i fumetti rimane sempre la possibilità di entrare nelle altre classifiche del Times, come quella dedicata ai libri di fiction, ad esempio. Ma alcuni editori sono scettici. Per Charles Kochman, direttore editoriale di Abrams ComicArts, è impossibile competere con le vendite dei libri di narrativa. Secondo quanto riportato da Publisher’s WeeklyKochman si è messo in contatto con altre case editrici, tra cui W.W. Norton, Scholastic, First Seconds, Fantagraphics Books e Oni Press, per far riconsiderare al Times la propria decisione. «[Le vendite] dei fumetti devono essere misurate tra loro, non con il resto del mercato librario. In futuro, questa decisione potrà avere un effetto significativo sul modo in cui un graphic novel è considerato un successo», ha aggiunto Kochman.

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