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Un viaggio abracadabrante

BANDE A PART(E) [capitolo 8]
Da Hara-Kiri alle Graphic Novel – storie di fumetti e rivoluzioni marginali

Dove, tra le altre cose, ci si trova in mezzo a una vera e propria avventura on the road che Kerouac non ha niente da insegnargli a questi fumettisti.

La tribù Jijé

I pranzi a casa Gillain erano una cosa incredibile. Quintali di carne grigliata, birra a fiumi, dolci francesi e belgi e la gente più strana e diversa che andava e veniva. Per tutta l’estate del 1949 Goscinny frequentò con assiduità le domeniche da Gillain a Wilton, Connecticut. Gillain si era installato lì, dopo un lungo peregrinare, con la moglie e i loro quattro figli. Praticamente quella che lo circondava era una corte e la famiglia Gillain viveva nella bohéme più incredibile. Praticamente una tribù.

jije
Da sinistra: Anne, Philippe, Joseph Gillain (Jijé), Annie Gillain, De Roeck, Will e Benoît Gillain.

Goscinny è affascinato da questa famiglia e vi si lega di vero affetto. A Jijé (il nome con cui Joseph Gillain firmava i suoi fumetti) deve la prima valutazione onesta e disinteressata del proprio lavoro. Non sa come ha trovato il coraggio per fargli vedere le sue vignette: «devo essere sincero, gli dice Gillain, non so se raggiungerai mai il livello di Franquin o di Morris nel disegno. Onestamente, ragazzo mio, non hai una mano particolarmente felice… forse con il tempo… ma fidati, ragazzo mio, la tua costruzione delle vignette… le tue gag… dannazione se funzionano! Punta su quelle, fidati! E magari prova a fare un fumetto…»

Perché, certo, dimenticavo! Uno dei più assidui frequentatori di casa Gillain era Maurice de Bévère, meglio conosciuto come Morris, anche lui belga e anche lui autore di fumetti: nel 1946 aveva inventato per il periodico Spirou uno dei personaggi che segneranno la storia del fumetto, Lucky Luke. Fa anche lui parte della tribù che circonda Jijé e ne è suo amico fraterno. Si legherà di sincera amicizia anche con Goscinny. Sono quasi coetanei, e vivono entrambi a New York. Entrambi a Brooklyn. Passerano notti insonni a casa di Morris a guardare improbabili incontri di boxe in tv, mentre bevono whisky e fumano sigari. Finché lo schermo televisivo non viene nascosto dal fumo dei sigari e dell’alcool. Altre volte tirano mattino nei peggio bar con Kurtzman (che è appena stato assunto alla E.C. Comics) e Bill Elder.

Goscinny e Morris
Goscinny e Morris

Di giorno Morris, tempestato dai telegrammi di sollecito di Dupuis, lavora lentamente alla terza avventura di Lucky Luke che finirà solo nel 1951, mentre René realizza a rullo libri illustrati (con l’aiuto del buon vecchio Kurtzman che gli sistema i disegni) per la Kunen. Tutto sommato, anche se i soldi non sono mai abbastanza, sono tempi felici.

Tutta colpa di Bambi

A questo punto il lettore curioso si chiederà cosa ci facesse Jijé, uno dei più famosi autori belgi di fumetti, che pubblicava sulla maggior rivista per ragazzi dell’Europa francofona, Spirou, in un posto come Wilton. E cosa ci facesse da quelle parti anche l’inventore di Lucky Luke, personaggio che nei prossimi vent’anni diverrà un’icona del fumetto mondiale. È una storia divertente. C’è da fare un piccolo salto indietro, ma chissà che il lettore non ci sia ormai abituato. Mi perdonerà anche, il lettore, se ho lasciato in francese l’aggettivo che Goscinny usò per commentare quel viaggio quando Morris glielo raccontò. Trovo che abracadabrante dia molto meglio il senso del nostro stravagante. E non abbia nemmeno bisogno di essere tradotto.

Jean Dupuis
Jean Dupuis

La premessa della storia, dunque, inizia con monsieur Dupuis. Jean Dupuis era un tipografo vallone di radicata tradizione cattolica. Nel 1898 aveva acquistato per la sua tipografia di Marcinelle una pedalina Kobol. La pedalina è una macchina per stampa a pedale; quella della Kobol era un gioiello di meccanica. Grazie a un innovativo sistema di inchiostrazione e a una perfetta bilanciatura delle inerzie, rendeva la stampa velocissima. Dupuis ci compose praticamente da solo un libro a cui teneva moltissimo, la Vie de Saint Hubert. Fu un successo incredibile e su quel successo fondò il suo impero editoriale.

Nel 1924, trasformata da qualche anno la tipografia in casa editrice, Dupuis ha all’attivo una vendutissima collana di libri illustrati e un settimanale umoristico di notevole diffusione. Così nel 1938 decide che i tempi sono maturi per l’uscita di un settimanale per ragazzi. Ne affida la realizzazione ai suoi due figli Charles e Paul, che decidono di farne un giornale a fumetti. Come caporedattore chiamano Jean Doisy, che sarà pure un ateo comunista, ma i giornali li sa fare proprio bene. Così il 21 aprile 1938 in tutti i chioschi del Belgio e di Francia esce Le journal de Spirou, a cui dà il nome un personaggio creato apposta per la testata da uno degli autori francesi più famosi del tempo, Rob-Vel.

Le journal de Spirou 1 1938
Il primo numero de “Le journal de Spirou”

Su quel numero esordisce il giovanissimo Jijé che presto ne diventerà la colonna portante, fino a ereditarne dallo stesso Rob-Vel, durante la guerra, il personaggio eponimo. Jijé lavora senza sosta a creare personaggi che poi offre e ‘passa’ ad altri autori, in modo da farne proseguire la produzione. Tutto sembra andare per il meglio, il giornale vende benissimo. Ma nel maggio del 1940 i tedeschi occupano il Belgio. È un casino totale. Jean Dupuis ripara in Inghilterra. Paul è arrestato, mentre suo fratello Charles e Jean Doisy si danno alla macchia. A parte una breve interruzione però il giornale continua a uscire. Merito anche di Jijé il quale, probabilmente, nemmeno si rende conto che la tipografia della Dupuis è diventata un covo della resistenza. Proprio per questa attività clandestina e per la testimonianza dello stesso Doisy, alla liberazione, nel settembre 1944, le Edizioni Dupuis non sono toccate dall’epurazione che colpisce tutta la stampa collaborazionista. Solo Jijé finisce in carcere per il tempo di essere prosciolto (sempre grazie a una deposizione di Doisy) da ogni accusa di collaborazionismo. Sarà un’esperienza che lo segnerà profondamente.

Per chiudere definitivamente con il passato, a partire dal ’46 Spirou riparte da zero. Doisy e Jijé mettono insieme una squadra giovanissima e destinata a grandi cose. Franquin che recupera e rinnova il personaggio di Spirou, Eddy Paape che si inventa Luc Orient, Morris che crea un personaggio destinato a diventare una pietra miliare del fumetto mondiale, Lucky Luke, e il diciottenne Will che esordisce con una serie di storie brevi. Tra Jijé, Franquin, Morris e Will si creò un legame tale da superare la semplice amicizia e da sconfinare nella fratellanza.

franquin
André Franquin

Tra il 1947 e il 1948 Jijé, forse anche per colpa del trauma carcerario, si convince che sia quanto mai prossima la conquista dell’Europa da parte dei comunisti sovietici. Matura quindi la decisione di lasciare il Belgio per gli Stati Uniti. Convince Morris e Franquin ad andare con lui. Il piano è quello di farsi assumere da Disney nei suoi studi d’animazione. Solo Will non può andare, perché ancora minorenne. La sera del 3 agosto 1948 Jijé, sua moglie, i loro quattro figli, Franquin e Morris s’imbarcano a Rotterdam sulla “Nuova Amsterdam” diretti a New York. Ci arrivano il 10 agosto. Appena arrivati vorrebbero partire subito per Los Angeles, ma la patente di Jijé – l’unico che ce l’ha – non è valida negli Usa. Dovranno aspettare due settimane per ottenerne una valida. Poi comprano una Ford Huston usata e affrontano la traversata.

Arrivati a Los Angeles il loro sogno si infrange subito. Disney non assume nessuno. Dopo una lunga serie di battaglie sindacali, cominciate con il grande sciopero degli animatori del maggio del 1941, usando come scusa la cattiva riuscita di Bambi al botteghino, Disney decise di licenziare almeno la metà dei suoi dipendenti e di dedicarsi solo alla realizzazione di film dal vero. Quando la tribù Jijé arriva a Burbank sono già stati licenziati 450 dipendenti.

Vabbè si dicono, potremo sempre sfondare nel campo dei fumetti. Solo che i fumetti si fanno a New York. Tocca tornare indietro. Calma però. Non è così facile. I loro visti turistici stanno per scadere. Decidono allora di spostarsi in Messico, per poi rinnovarli. Alla frontiera Morris si rifiuta di pagare una piccola tangente così, mentre i coniugi Gillain si stabiliscono a Tijuana, lui e Franquin restano a San Diego, cercando di passare il Messico clandestinamente. Alla fine riusciranno a raggiungere Jijé e si fermeranno tutti a Tijuana per tre mesi.

Jijé
Jijé, autoritratto

Ma non è finita. Agli inizi di dicembre tutti insieme tentano di passare la frontiera con gli Usa a San Ysidro. Vogliono arrivare a Laredo prima di Natale. Solo che la vecchia Hudson li pianta lungo la strada e devono lasciarla in mezzo al deserto per tornare in Messico in treno. Resteranno sei mesi a Cuernavaca. Dopodiché otterranno finalmente dei nuovi visti per raggiungere New York. E’ il luglio del 1949 e i Gillain decidono di installarsi a Wiston, in una bella casa con giardino. Franquin preferisce tornarsene in Belgio mentre Morris si sistema a New York, dove resterà fino al 1955 grazie a un lavoro d’insegnate trovato presso una scuola d’arte. Durante tutto questo straordinario periplo i tre disegnatori realizzano le storie per Spirou nelle condizioni più estreme e disagevoli, inviandole poi per posta a Dupuis, che spediva indietro il corrispettivo assegno.

Solo l’Atlantico di mezzo

Frequentare autori come Jijé e Morris fa venire voglia a Goscinny di realizzare un fumetto tutto suo. Tenendo presente i consigli di Jijé, si mette forsennatamente al lavoro e realizza, in brevissimo tempo, una ventina di tavole di un personaggio chiamato Dick-Dick. Si fa il giro di tutti gli editori che conosce, passa anche alla E.C. Comics dove lavora Kurtzman, ma quel fumetto non interessa a nessuno. Magari, però, potrebbe andare bene per Spirou. Allora lo spedisce a Gillain, che nel frattempo si è trasferito in Francia (gli è scaduto nuovamente il visto), perché lo sottoponga a Dupuis. Ma le tavole gli tornano indietro, malconce.

Georges Troisfontaines
Da sinistra: Goscinny, Eddy Paape e Georges Troisfontaines

C’era anche un’altra persona che, quell’estate del ’49, frequentava casa Gillain e che si fermava spesso a pranzo. Era il direttore della Word Press, un’agenzia di stampa di Bruxelles; è un tipo particolare: distribuisce fumetti a tutti gli editori in Europa. Per descriverlo basta ciò che Gillain disse, scherzando ma non troppo, di lui: «siamo grandissimi amici. Una volta lui mi ha detto che la cosa che più desidera è che la nostra amicizia duri per sempre. Per questo non ho mai lavorato per lui.» Sarà lui il terzo incontro fondamentale per la vita e la carriera di Goscinny. Si chiamava Georges Troisfontaines. E in una di quelle gozzoviglie nel giardino di Jijé, aveva detto a Goscinny: «mio caro, ti capitasse di passare da Bruxelles, vieni pure a trovarmi…»

Così, agli inizi del 1950 Goscinny investe tutti quello che ha nel biglietto per la nave, in fondo c’è solo l’Atlantico di mezzo, e arriva a Bruxelles. Senza un soldo, ma con il suo bel pacco di tavole sotto il braccio.

// Prosegue fra due settimane…

Leggi gli altri capitoli di Bande à parte. Da Hara-Kiri alle Graphic Novel – storie di fumetti e rivoluzioni marginali.

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