La denuncia di Joann Sfar sui metodi dei sostenitori di Mélenchon

Il fumettista Joann Sfar (Il gatto del rabbinoSe Dio esistePascin) è stato colpito da una virulenta rappresaglia sui social network in seguito ad alcune sue vignette satiriche su Jean-Luc Mélenchon, candidato di sinistra alle imminenti presidenziali francesi.

Pubblicato da Joann Sfar su Martedì 11 aprile 2017

Tutto è cominciato il 9 Aprile scorso, quando Sfar ha pubblicato una serie di vignette che commentavano un comizio di Mélenchon tenutosi a Marsiglia. Il 13 aprile Sfar è stato nuovamente sommerso da un’ondata di commenti violenti dopo la pubblicazione sulla sua pagina Facebook di un post in cui criticava la proposta del candidato premier di aderire all’Alleanza bolivariana per le Americhe (d’ora in avanti ALBA) e, soprattutto, le dichiarazioni della sua portavoce, Clémentine Autain, che in un’intervista a France Info sembrava essere totalmente all’oscuro della politica estera di Mélenchon.

In una lettera aperta pubblicata su Le Monde, Sfar ha ricostruito e raccontato la vicenda:

Non lavoro come vignettista per la stampa, sono un autore di fiction, ma ho l’abitudine di commentare la politica sui social network. Capita che i quotidiani on line riprendano i miei disegni, ma per me questa rimane un’attività ricreativa e forse anche un modo per condividere i miei dubbi. Durante gli ultimi mesi, chi mi segue ne è a conoscenza, ho scritto spesso su Fillon, su Hollande, ed ho apertamente attaccato, quando mi è sembrato necessario, Marine Le Pen, su cui preferisco non esprimermi visto che credo che tutto quello che viene detto genera comunque un dibattito pubblico sulla sua persona. Tuttavia, nessuno potrebbe dubitare del mio impegno contro l’estrema destra.

L’impegno di Sfar contro l’estrema destra e contro qualsiasi forma di politica o di pensiero reazionario o nazionalista è cosa nota. Basta leggere uno dei suoi diari, pubblicati dall’Association e da Delcourt, di cui in Italia Rizzoli Lizard ha tradotto recentemente Se Dio esiste. Le simpatie di Sfar, peraltro, erano dirette a Mélanchon, un uomo della sinistra che sembrava incarnare i valori del disegnatore. Tuttavia come sottolinea lo stesso Sfar su Le Monde:

A proposito di Mélenchon, molti amici giornalisti mi avevano messo in guardia dicendomi che se fossi stato preso di mira dagli Insubordinati, sarei stato sommerso da un torrente di messaggi che avrebbe reso le mie pagine inutilizzabili. Tanto che, suppongo, molti si auto-censurino per evitare queste situazioni di disagio. Ho fatto tre o quattro vignette su Mélenchon durante il meeting di Marsiglia. In una di queste ironizzavo sul suo rifiuto del culto della personalità, in altri mettevo in risalto il preoccupante allineamento della sua politica estera con quella dell’estrema destra, in particolare su ciò che concerne la Siria. Sono queste vignette che hanno scatenato l’inferno. Centinaia di persone sotto pseudonimo mi hanno preso di mira. Ciò mi ha talmente innervosito tanto da documentarmi sul programma del candidato premier che avevo deciso di votare, nonostante non avessi avuto in passato un’ottima opinione dello stesso, ma sicuro del fatto che fosse cambiato. Ed è allora che ho condiviso come migliaia di altri internauti il video allucinante in cui la Autain, portavoce del movimento Ensemble!, viene a conoscenza del contenuto del programma di politica estera di Mélachon. 

In un lungo post del 13 aprile su Facebook Sfar affermava quanto segue:

Credo che il PCF abbia sbagliato nell’affidarsi a Mélenchon. Credo che abbiano perso tutto quello che, a mio avviso, avevano di difendibile. Forse ho torto. Tanto peggio. Ma personalmente, il fatto che Clémentine Autain ignori del tutto le alleanze militari proposte dal suo candidato dimostra quanto inaffidabile possa essere una squadra del genere.

Contemporaneamente, sui profili Facebook, Instagram e Twitter pubblicava una serie di vignette:

Pubblicato da Joann Sfar su Martedì 11 aprile 2017

Pubblicato da Joann Sfar su Martedì 11 aprile 2017

In seguito alle vignette incriminate, le pagine Facebook, Instagram e Twitter di Sfar hanno subito centinaia di commenti violenti (ora apparentemente cancellati), che dubitavano delle sue posizioni politiche e del suo impegno a favore della sinistra francese. I sostenitori di Mélenchon si sono organizzati attraverso Discord, una piattaforma pensata per i videogiocatori. Qui, gli attivisti hanno pianificato e coordinato l’azione contro i profili del fumettista, gridando alla disinformazione.

Il sito Arrêt ha qualificato la campagna di cui è stata vittima l’autore come fact checking. Personalmente, Sfar si è dissociato sin da subito da questa posizione, rifiutando l’utilizzo del termine e preferendo spiegare quali sono state le strategie di disturbo messe in atto dai simpatizzanti di Mélenchon.

Jeu Troll

Pubblicato da Joann Sfar su Domenica 16 aprile 2017

In effetti, durante i fatti, alcuni suoi tweet, vecchi di anni a cui è stata cambiata la data per farli risultare recenti, sono stati riutilizzati come prova della sua opposizione alla politica di Mélenchon. Nel contempo, articoli e argomenti tra i più disparati sono stati postati sulle sue pagine, cercando di dimostrare che l’ALBA è solamente un’alleanza commerciale, a differenza di quanto detto dallo stesso Sfar. Ad ogni ora del giorno e della notte il disegnatore è stato spesso inserito di forza in discussioni su Mélenchon, in maniera da costringerlo a leggere e interagire con commenti diffamatori e ostili nei suoi confronti.

Pubblicato da Joann Sfar su Venerdì 14 aprile 2017

Tuttavia, come spiega più avanti, Sfar ha goduto anche dell’appoggio di utenti e amici che capivano la gratuità di un’azione priva di alcun fondamento e tesa solo a creare un fuoco incrociato che lo portasse a ritrattare e ad esimersi in futuro dal criticare l’operato del candidato premier:

Fino dall’inizio di questa storia, ho ricevuto centinai di messaggi di persone che non godono della mia stessa fama e che sono stati comunque attaccati allo stesso modo, riferendomi che nessuno di questi metodi è illegale. Ciò è disgustoso. Nessuno degli altri candidati utilizza questi metodi con la stessa intensità. Ogni articolo dedicato al mio caso, tra l’altro, mi è valsa l’accusa di andare a piangere sotto le gonne dei miei amici giornalisti. Il risultato ha portato all’autocensura. E so per certo che la maggior parte dei vignettisti politici pur non facendo riferimento alla questione ci penseranno due volte prima di dedicare una parola a Mélenchon… Un partito che autorizza questo tipo di comportamento potrebbe esercitare il potere in maniera pericolosa. Mi dispiace sinceramente per gli attivisti che si sentivano attaccati ingiustamente da quello che dicevo, ma la campagna denigratoria di cui sono stato vittima mi ha impedito di rispondere singolarmente a quanti nutrivano il desiderio di discutere pacatamente.

La lettera di Sfar su Le Monde si chiude per l’appunto con un augurio di distensione della discussione politica, evidenziando la deriva autoritaria e fanatica dei movimenti sociali, che attraverso metodi violenti e repressivi portano il singolo a dover applicare una forma di autocensura per non incorrere in situazioni spiacevoli e snervanti.

Pubblicato da Joann Sfar su Venerdì 14 aprile 2017