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RecensioniNovitàCacciatori di pterodattili, lo steampunk naïf di Brendan Leach

Cacciatori di pterodattili, lo steampunk naïf di Brendan Leach

Cacciatori di pterodattili nella città dorata ricorda un po’ i racconti di David Mazzucchelli pubblicati su Rubber Blanket nei primi anni Novanta (e di recente ripubblicati in Italia nel volume di Coconino Press Storie). Vi ritroviamo infatti l’idea di mediare una visione essenzialmente americana attraverso un discorso esogeno; di traslare su un piano immaginifico e straniante una dimensione dimessa e quotidiana; di elaborare una ‘terza via’ tra la tradizione europea del romance e il realismo borghese del novel, senza concedersi agli stilemi del solito gotico americano.

Penso soprattutto a Big Man o a Dead Dog, ma il mio giudizio è forse viziato dal sapere che Mazzucchelli è stato effettivamente supervisore di Brendan Leach presso la School of Visual Arts di New York, dove ha presentato proprio questo fumetto come tesi specialistica.

cacciatori di pterodattili

Ambientato a New York nel 1904, il fumetto ruota intorno agli exploit di due fratelli che, in ruoli differenti, si occupano di cacciare pterodattili. Non ci viene spiegato come o perché, ma in questa realtà alternativa i feroci volatili preistorici costituiscono una piaga sociale e mettono a rischio la vita dei poveri newyorchesi. Esiste così un apposito corpo di giovani spericolati che, dotato di arpione e mongolfiera, pattuglia i cieli della metropoli nordamericana con lo scopo di sterminare gli “ptero”.

A partire dal titolo, Cacciatori di pterodattili richiama un universo di dime novel e pulp magazine in cui intrepidi avventurieri difendevano i confini nazionali da minacce più o meno esotiche. In maniera non dissimile da La Lega degli Straordinari Gentlemen, Leach evoca una dimensione popolare anche attraverso l’inserimento di finte pagine di giornale.

Ricreando la temperie per appropriazione stilistica, l’autore compie però un processo differente da quello di Moore e O’Neill. A Leach non interessa, infatti, il pastiche e il gioco postmoderno di combinazione creativa. I dinosauri esistono solo in virtù del loro valore metaforico, che Leach inserisce in uno schema narrativo tanto archetipico quanto storicizzato.

cacciatori di pterodattili

Gilded City non è solo uno dei mille appellativi di New York. In un lettore statunitense, richiama alla mente il periodo storico che prende il nome di Gilded Age, ossia gli ultimi decenni dell’Ottocento. Un’epoca di grande sviluppo e ricrescita economica, dopo i disastri della Guerra civile, ma anche di grandi contraddizioni e disuguaglianze. Una sorta di Belle Époque a stelle e strisce, che si concluse in maniera abbastanza brusca con l’Era Progressista e la presidenza Roosevelt (1901-1909), quando la politica e il giornalismo si mossero all’unisono per smantellare la corruzione governativa lo strapotere delle grandi corporazioni. L’epoca dei cowboy e dell’eroismo industriale – pensiamo a Rockefeller – era finita.

Cacciatori di pterodattili drammatizza proprio questo passaggio, con la progressiva scomparsa dei dinosauri alati a simboleggiare la discontinuità storica. Protagonisti e antagonisti si risvegliano residuati di un passato più o meno eroico, che volge, in maniera un po’ patetica, all’estinzione. Ma il fumetto di Leach ha anche una chiave di lettura più universale. È un romanzo di formazione (mancata), che racconta l’eterno problema del diventare adulti. Mette in scena una classica rivalità tra fratelli per riflettere inoltre sulla difficoltà del cambiamento. Evolvi o muori, proprio come i dinosauri.

cacciatori di pterodattili

Rob Clough sul The Comics Journal nota come l’aporia che chiude il fumetto scaturisca da una squisita contraddizione: per Declan, uccidere l’ultimo pterodattilo rimasto in vita rappresenta il coronamento e la negazione del sogno. Diventare un eroe/adulto e, contemporaneamente, sopprimere l’esistenza di ciò che può renderti tale.

Oltre al già citato Mazzucchelli, l’autore ha fatto sua la lezione di maestri del fumetto indipendente americano come Ben Katchor, di cui ha assimilato anche le composizioni regolari e discrete. Ma le influenze più significative, soprattutto nel tratto, sono quelle della scuola europea. Pensiamo a David Campbell e soprattutto a Gipi, che l’autore identifica in un’intervista come uno dei suoi numi tutelari. Oltre all’evidente distorsione cartoonesca, del fumettista italiano ritroviamo infatti la gestione misurata del ritmo e delle pause, nonché un certo gusto nella stesura dei toni di grigio.

Da segnalare, in chiusura, la cura tipografica dell’edizione 001, in cui Leach si è occupato personalmente del lettering. Invece di imitatori o font ‘preconfezionati’, abbiamo qui la perfetta controparte dell’edizione originale. Un’ulteriore nota di merito per questo gioiellino del fumetto indipendente americano.

Cacciatori di pterodattili nella città dorata
di Brendan Leach

Traduzione di Pier Luigi Gaspa
001 Edizioni, 2017
48 pp., in bianco e nero, € 13,00

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