Le cose da sapere su “Heroes in Crisis”, il nuovo evento DC Comics

Le cure e l’accoglienza

Ci sono tre modi per essere accolti al Sanctuary. Eroi e criminali possono presentarsi lì e fare il check-in, se pensano di averne bisogno. Tra questi, c’è Roy Harper, che ci è entrato su consiglio di Oliver Queen (su Green Arrow #43) e Jason Todd (su Red Hood and the Outlaws Annual #2).

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I pazienti possono entrarvi anche su “raccomandazione”, come è stato per Poison Ivy (Batman #43), portata lì da Batman. Non è chiaro però se la criminale lo abbia fatto di sua spontanea volontà (come sembra più probabile) o con la forza.

Gli eroi infatti possono condurre i pazienti al Sanctuary anche in modo coercitivo. Batman per esempio ha cercato di farlo con Ace Masterson (Human Dynamo) su Deathstroke #32, per aiutarlo a curare le sue tendenze suicide, ma il criminale è stato ucciso da Deathstroke prima che potesse arrivare alla struttura.

I pazienti vengono curati attraverso un misto di tecnologia kryptoniana e misticismo delle Amazzoni e indossano maschere dorate per tenere nascoste le proprie identità segrete. Hanno accesso a camere olografiche nelle quali ricreare ambienti e persone che possano aiutarli a superare il trauma. Alla fine del trattamento, i pazienti si tolgono le maschere e vengono sottoposti a un colloquio inteso per fargli usare il dolore come appiglio.

Una volta guariti, i visitatori del Sanctuary ricevono delle spille con il logo della struttura (una “S” simile a quella di Superman) e tre mani unite a simboleggiare i tre eroi principali di DC Comics e l’unità della comunità supereroistica.