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Disney"PK- Danger Dome", la recensione

“PK- Danger Dome”, la recensione

Avete mai dato una mano di bianco su una parete con una macchia di umidità? A prima vista sembra tutto risolto, ma basta aspettare qualche mese o grattare via la vernice e il problema si ripresenta uguale a prima. È la stessa cosa che è successa con il nuovo ciclo di PK scritto da Roberto Gagnor.

Dopo un primo numero molto deludente, la redazione ha provato a correre ai ripari, aggiungendo nel secondo numero, intitolato PK – Danger Dome, un frontespizio e un foglio di guardia per rispondere alle critiche sulla poca cura nell’edizione e sostituendo il disegnatore Alberto Lavoradori – che forse era il problema minore dell’albo – con Roberto Vian. Risultato: sono riusciti a mantenere gran parte dei difetti della gestione, aggiungendone di nuovi.

PK Danger Dome copertina
La copertina di Andrea Freccero, colorata da Max Monteduro. Tecnicamente impeccabile ma anonima

Il difetto principale di Un nuovo eroe era, infatti, la scrittura. La trama banale e la gestione poco attenta dei personaggi – decisamente semplificati e meno problematici di come eravamo abituati a vederli – rendevano la storia insipida, soprattutto se confrontata con gli albi storici della serie. Come scrivevo già in quell’occasione, Roberto Gagnor è un ottimo autore di commedie ma non sembra avere il registro epico che ha caratterizzato da sempre Pikappa. In compenso ha inserito numerosi elementi buffi, di un umorismo un po’ bambinesco adatto a una storia su Topolino ma estraneo al mood della saga.

Come il primo volume, anche Danger Dome ha una trama lineare, basata su stereotipi della fantascienza. In linea di massima non sarebbe un problema, in quanto l’albo è esplicitamente ispirato a Mad Max – Fury Road e mette in scena un lungo inseguimento tra cattivi e buoni, tutti a caccia dei Galaxy Gate, dispositivi che permettono di viaggiare nel tempo e nello spazio. Paperinik, Lyla, Uno e gli alieni che li hanno seguiti vogliono sottrarli agli Evroniani per metterli al sicuro; il cattivissimo Tuiroon li vuole per creare un esercito di guerrieri potenziati. Da pagina 7 a pagina 45 quelli scappano, lui li insegue. In mezzo, botte, infiltrazioni, esplosioni, spari, ribaltamenti di fronte.

Ma ogni possibilità di rendere la lettura interessante è completamente affogata nella trama frenetica. Gagnor non riesce né a inserire veri momenti di suspense, né a sviluppare i personaggi e le loro motivazioni. Risulta tutto confuso, impolpettonato, sacrificato dietro una corsa continua a vuoto.

Soprattutto mancano momenti di decompressione, che permetterebbero di assorbire meglio quello che sta succedendo, e veri e propri picchi di pathos, scene memorabili che rimangano in memoria anche una volta riposto il libro.

Non è un caso che la sequenza migliore di tutto il volume sia proprio quella d’apertura, l’unica ad avere un passo diverso, più lento. Un essere incappucciato, su un pianeta alieno, penetra in una cripta sepolta, al centro della quale si trova un essere gigantesco, forse il fossile di un antico Evroniano. Sono due pagine che trasudano mistero e promettono una storia molto interessante, differente da quella che inizia una volta girata la pagina.

PK Danger Dome
Questa tavola mi ha illuso

I problemi della sceneggiatura di Gagnor sono purtroppo amplificati dalle tavole di Vian. Il disegnatore è noto ai lettori disneyani soprattutto per le sue storie di X-Mickey, serie horror con protagonista Topolino pubblicata tra il 2002 e il 2004. Vian, infatti, con il suo tratteggio molto più marcato di quello classico degli autori disneyani, è molto efficace nel rappresentare inquadrature inquietanti e suggestive, come nella tavola qui sopra.

Al tempo stesso, quando disegna sul settimanale, il disegnatore sfoggia uno stile più canonico, con un segno pulito chiaramente influenzato da Giorgio Cavazzano, cosa che l’ha portato a lavorare spesso per il mercato nordeuropeo, dove quello stile è particolarmente apprezzato.

Purtroppo, però, non sembra altrettanto abile nel gestire le scene d’azione. In molti passaggi di Danger Dome la messa in pagina è confusionaria, i movimenti dei personaggi sono poco chiari e il lettore è costretto a interrompersi per capire cosa sia successo, rendendo decisamente faticosa una lettura che nelle intenzioni dello sceneggiatore avrebbe dovuto essere rapida e scorrevole.

PK Danger Dome
Qualcuno mi spiega che cos’è successo in questa tavola?

Inoltre, Vian non aveva mai disegnato PK in precedenza, cosa chiaramente visibile da come rappresenta la tecnologia aliena. Mezzi, armi e costruzioni evroniane normalmente hanno un chiaro design biotecnologico, Giger rivisitato in salsa disneyana. Lo stesso Lavoradori, 25 anni fa, aveva realizzato in quello stile i bozzetti preparatori per la serie, seguiti con attenzione nel corso del tempo da tutti gli altri disegnatori.

Tutti tranne Vian: gli interni del Danger Dome – il cingolato-roditore di Tuiroon -, le evron-bike, perfino le spore in cui nascono i guerrieri non hanno nulla dello stile classico degli alieni succhiaemozioni di Evron. Non è un problema secondario in un universo narrativo che ha cercato sempre di mantenere una coerenza interna e una chiara identità. PK è uno dei pochissimi casi nei fumetti Disney in cui è stato fatto a monte un lavoro di worldbuilding e in cui esiste una “bibbia della serie”, che evidentemente in questo caso è stata ignorata.

Durante una live sul canale Youtube The Fisbio Show, alla domanda di uno spettatore sulla documentazione utilizzata, Vian ha risposto che la redazione gli ha passato la storia precedente di Gagnor e «gli ultimi 10 numeri pubblicati 3-4 anni fa», ovvero quelli realizzati da Artibani e Sisti e pubblicati su Topolino (se siete confusi, qui la nostra pratica guida). Tutti episodi in cui la tecnologia evroniana è quasi completamente assente.

Il disegnatore veneto ha quindi dovuto rappresentare un favo di invasione, le spore da cui nascono i guerrieri, le armi e i nuovi mezzi senza averli quasi mai visti prima e con un tempo limitato a disposizione – due soli mesi, come dichiara nella stessa live.

Tecologia evroniana by Vian e Lavoradori
Mezzi evroniani disegnati da Vian (sopra) e da Lavoradori (sotto)

Come il primo albo, Danger Dome patisce la scelta di uno sceneggiatore umoristico per scrivere un action, a cui va aggiunto il cambio in corsa del disegnatore, da un veterano che non era riuscito a raccontare con chiarezza a una new entry gettata allo sbaraglio. A questo punto viene naturale domandarsi se il problema principale del nuovo ciclo di PK non stia a monte, ovvero in chi ha compiuto queste scelte.

Probabilmente una supervisione diversa da parte della redazione avrebbe migliorato la riuscita delle storie. Se il lavoro degli autori fosse stato agevolato con materiali più adatti per la documentazione, se fossero stati indirizzati meglio nella scelta del tono delle storie e nella sistemazione dei passaggi poco riusciti, entrambe le storie pubblicate sarebbero potute rientrare nel canone pikappico per tematiche, linguaggio, worldbuilding, atmosfere.

Ma soprattutto quello che sembra mancare è una visione chiara di cosa si voglia fare di PK, se cercare di allargarne il pubblico, magari abbassando il target, come sembra dal tono delle nuove storie, oppure se puntare sul nocciolo duro dei lettori, disposti a comprare un prodotto costoso ma curato.

PK – Danger Dome
di Roberto Gagnor e Roberto Vian
Panini Comics, maggio 2020
cartonato, 48 pp, colori
€ 9,90

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