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ComicsQuando a scrivere "The Walking Dead" non è Robert Kirkman

Quando a scrivere “The Walking Dead” non è Robert Kirkman

walking dead straniero Vaughan

Era il 2015 quando lo sceneggiatore Brian K. Vaughan (Saga, Y: The Last Man) e il disegnatore Marcos Martin (Daredevil, The Amazing Spider-Man) annunciarono di essere al lavoro su una storia di The Walking Dead da pubblicare sulla piattaforma Panel Syndicate. La collaborazione con il franchise creato da Robert Kirkman serviva a pubblicizzare l’allora nascente editore digitale fondato da Marcos. Su Panel Syndicate gli autori caricano i loro fumetti, acquistabili, senza DRM, a un prezzo a discrezione del lettore (quindi anche 0 €/$).

La storia, uscita nel 2016, rappresentava la prima occasione in cui un autore diverso da Robert Kirkman scriveva un fumetto di The Walking Dead. La scorsa estate Image Comics ha stampato l’albo in un volume, ora tradotto in italiano da saldaPress con il titolo Lo straniero. Si tratta in realtà di un prequel che si consuma nel giro di una trentina di pagina e che ha come protagonista Jeff, il fratello di Rick Grimes (l’eroe di TWD), citato per la prima volta nel terzo albo di The Walking Dead ma mai apparso. Di lui si sapeva soltanto che aveva fatto conoscere Lori, la moglie di Rick, al fratello.

In Lo straniero vediamo Jeff, muratore trentenne, trasferirsi in Spagna sull’onda emotiva della lettura di Omaggio alla Catalogna, mentre dall’altra parte dell’oceano una non ben precisata pandemia si sta diffondendo tra la popolazione – un’atmosfera apocalittica che forse risuona più oggi che nel 2016. La piaga degli zombi arriva presto anche a Barcellona, dove Jeff incontra Claudia, ragazza dotata di armatura e motocicletta che lo aiuterà a sopravvivere.

Pur restando in ambito zombi e giocando sempre sulle scale di grigio, Lo straniero è un prodotto di The Walking Dead inusuale per il canone della saga. Cosa ci dicono autori che non sono Kirkman sul mondo creato da quest’ultimo? Tanto per cominciare l’azione si apre al mondo. Anche solo questo dato allarga enormemente il respiro del franchise, che nella serie principale è sempre rimasto confinato alle lande americane e non ha mai guardato fuori dai propri luoghi (con tutta una serie di spunti corollari che si potrebbero sviluppare, come l’aspetto internazionale e cooperativo della crisi).

walking dead straniero vaughan

In seconda battuta, Marcos Martin sforna una tavola di classe dopo l’altra, con vignette enormi, spazi negativi e visioni ampie che da una parte sono esteticamente gradevoli e spettacolari, dall’altra creano un senso di vuoto e isolamento che si addice alla lettura. Con lui alle matite, è tutto un altro guardare rispetto alle tavole anguste e strette sui personaggi della serie regolare. L’insieme degli elementi funziona molto bene, perché è una storia piccola che però pare enorme grazie alla dimensione dei disegni.

Definirla la più bella storia di The Walking Dead, come ha fatto qualche recensore statunitense, è forse un po’ esagerato, ma il risultato finale è certamente notevole, complice la scrittura calibrata e puntuale di Vaughan, che con poche scene e dialoghi ridotti al minimo riesce comunque a restituire una dinamica, due caratteri e una trama dando loro compiutezza. E trova spazio anche per inserire alcuni suoi vezzi (la ragazza mascherata, le morti improvvise, gli impermeabili). Lo straniero apre al what if più bislacco di tutti: chissà cosa ne sarebbe stato dell’epopea di The Walking Dead se l’avesse gestita la mano leggera di Vaughan.

The Walking Dead: Lo straniero
di Brian K. Vaughan e Marcos Martin
traduzione di Stefano Menchetti
brossurato, 144 pp., b/n
16,90 €
(acquista online)

Leggi anche: Tutto “The Walking Dead”, in un post

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