“Capitan Sciabola”, il film da vedere questa estate

capitan sciabola

Capitan Sciabola la sa lunga, parecchio lunga. E come potrebbe essere diversamente quando si parla di storie di pirati, di stregoni, di scimmie guerriere e di diamanti giganteschi che esauriscono i desideri? All’inizio di questa estate, in forte stato di astinenza da film animati sul grande schermo, il pezzetto della redazione di Fumettologica incarnato da questo cronista si è recato all’anteprima per la stampa di Capitan Sciabola e il diamante magico. Unica indicazione, un po’ sibillina: «Altro che Pixar, questo è il modo europeo di fare queste storie». Ok, ma europeo in che senso?

Uscito dal cinema il vostro cronista si è messo d’impegno e ha cercato di capire un po’ meglio la storia. Perché il film, che è un film nel quale… ok, ne parliamo tra un attimo. Riavvolgiamo il nastro. C’era una volta, tanto tempo fa, un ciclo di storie norvegesi su Kaptein Sabeltann (i più astuti avranno già capito che è il nome di Capitan Sciabola in quell’idioma), un pirata creato alla fine degli anni Ottanta da Terje Falk Formoe, un autore, compositore, attore e cantante norvegese che voleva portare sul palcoscenico delle commedie per bambini. E, tra le altre cose, il buon Terje Formoe è anche Capitan Sciabola in persona, visto che è lui ad aver interpretato il personaggio più e più volte, definendone così i tratti fisici che, quando uno li vede per la prima volta sullo schermo, fanno un po’ impressione (e ti fanno sembrare Jack Sparrow un fotomodello).

Terje Falk Formoe, che è nato alla fine del 1949, nacque professionalmente (anzi, nel mondo del lavoro) come insegnante alla fine degli anni Sessanta. Ma fu nel decennio successivo che iniziò a registrare la sua musica, diventando una figura pubblica per i bambini soprattutto dopo che, nel corso degli anni Ottanta, fece da responsabile marketing e da capo intrattenitore del parco divertimenti e zoo di Kristiansand, la città dove abitava. Ed era bravo, mamma mia se era bravo.

Tanto che negli anni Novanta creò il personaggio del pirata Capitan Sciabola e decise di interpretarlo sul palcoscenico soprattutto durante i festival all’aperto, d’estate (che in Norvegia è attesa con una certa ansia, capirete). Formoe non stava facendo altro che portare sulla scena le storie dei pirati che erano parte della tradizione del nord Europa. Non dimentichiamoci infatti che la serie dei Pirati dei Caraibi della Disney, casomai vi venisse il dubbio, esordì nel 2003.

Invece, Formoe si dedicò a scrivere le prime commedie e a interpretarle con un successo crescente tanto che, a un certo punto, si cominciarono a pubblicare anche libri e dischi, e poi, perché no, ci fu anche un cartone animato. Finora a quel momento, a partire dal 1992, i dischi del pirata avevano venduto 700mila copie in una nazione che ha 4,5 milioni di abitanti. C’era mercato, per così dire. Il film si chiamava Kaptein Sabeltann, era scritto da Formoe insieme a un paio di altri sceneggiatori, diretto da esperti del settore e il doppiaggio (ma anche il character design) di Capitan Sciabola era tutto di Terje Formoe.

Il cartone animato in Italia, che io sappia, non è mai arrivato. Però è stato doppiato in inglese e, anche se non spicca per un’animazione di riguardo, nei suoi 75 minuti fa divertire. I personaggi sono quelli già condensati nelle storie: il pirata che cerca un grande tesoro, una grande nave (in originale è la Den Sorte Dame), una ciurma eccentrica che fa divertire più che paura, e all’interno della quale c’è il mozzo, un orfano di otto-dieci anni cresciuto a bordo, che conoscerà una ragazzina di pari età figlia della locandiera e deciderà di stabilirsi a terra.

Commedie, spettacoli, libri e dischi ancora se ne vendono e, dopo un po’, forse anche per cavalcare la scia dei film della Disney questa volta, nel 2014 esce un film “live-action” come si dice, quando a fare la parte dei personaggi ci sono gli attori. Il film si intitola Capitan Sciabola il tesoro di Lama Rama e vede come protagonista Kyrre Haugen Sydness, che è un attore un po’ più quotato e fisicamente performante del nostro teatrante (e a questo punto ultrasessantenne) Formoe. Del film non so se voi ne avete sentito parlare: io no. Però, con 6 milioni e mezzo di dollari di costo, è il più costoso film per bambini della storia della Norvegia e di molti altri paesi. È andato bene.

Il nostro buon Kyrre però vince il premio dell’identificazione con Capitan Sciabola: la sua complessione fisica e la sua voce, soprattutto, diventano il marchio di fabbrica per il nostro capitano. E quindi, quando i produttori dell’attuale Capitan Sciabola e il diamante magico decidono di mettersi all’opera, disegnano su di lui, più che sull’originale Capitan Sciabola-Formoe, la struttura, la voce e le movenze del protagonista di questa terza avventura realizzata in computer grafica. Insomma, l’ispirazione è la copia e non più l’originale.

capitan sciabola

Intanto, il buon Terje Formoe ha continuato a scrivere: siamo infatti arrivati a 12 libri, 28 tra album e colonne sonore e produzioni teatrali, oltre alle 12 commedie portate in scena tra il 1991 e il 2015 (le ultime delle quali, dal 2011 in poi, in realtà interpretate da Kyrre Haugen Sydness). A quanto pare per i bambini che oggi hanno dai quarant’anni in giù, Capitan Sciabola è una certezza, seppure locale.

Insomma, siamo arrivati a quel mercoledì afoso di fine luglio in cui questo pezzetto della redazione di Fumettologica si è avventurato in anteprima a vedere il nostro buon Capitan Sciabola. Che comincia un po’ strizzando gli occhi ai suoi piccoli e meno piccoli cultori, perché i personaggi non sono nuovi ma si sono già incontrati nel cartone animato precedente. Il mozzo che ha deciso di lasciare la nave e vivere con la mamma della ragazzina (cuoca della locanda sull’isola) e la ragazzina stessa ha già vissuto varie avventure al punto che potremmo considerarlo quasi un veterano. E quasi tutti i personaggi imbarcati sulla Den Sorte Dame sono volti più o meno noti.

Il film si apre sulla Baia della Luna, con i ragazzini, con un po’ di scene tranquille, ma poi si sposta su un’altra isola dove la regina e compagna surreale (sembra una sorella Kardashian appena invecchiata e in tuta di spandex per far ginnastica) di un mago cattivo decide di ottenere il diamante magico per fare un regalo alla sua dolce metà notturna. Il mago, che è biondo e bello come il sole, fisicato, vola e ha i dentini da vampiro (ma non lo è: ha solo poteri magici, fondamentalmente volare e sparare palle di fuoco dalle mani), non può uscire al sole perché prende fuoco e brucia. Una cosa un po’ scomoda soprattutto se vivi nelle isole dei tropici. Da qui l’idea del diamante che esaudisce un desiderio: poter tornare sotto il sole senza bruciare. A dargli man forte, un esercito di scimmie e un assistente robusto e stupidone.

Ecco, seguendo la religione dello “zero spoiler“, mi fermo qui per la trama. Il film invece è divertente, fidatevi. I personaggi sono animati non benissimo, non tutti gli scenari, fondali e animazioni sono uniformi (ma tendenzialmente molto buone), la trama è “sottile”, come si dice nella buona società, ma è anche vero che questo cronista ha l’età di una squadra di basket di seconda elementare (senza le riserve) e forse vive meglio trame un filino più strutturate. Ci sono dei bei colpi di regia, soprattutto nei movimenti di camera virtuale, e alcuni passaggi riempiono il cuore, mentre altri sono sostanzialmente piccole feste per gli occhi.

capitan sciabola

Nell’insieme è un film di avventure per bambini che, nonostante coinvolga i pirati, non fa paura. Questo perché nasce come prodotto genuinamente per bambini, non strizza l’occhio agli adulti, e quindi non è né sexy né horror. È solo una storia per bambini ben raccontata e ben animata e, lasciatemelo dire, piacevole da vedere. E che si porta dietro un’eredità del teatro e dei dischi, essendoci un po’ di canzoni. Non tante, ma fa impressione vedere i personaggi bloccarsi a metà di una spazzata sul ponte della nave, alzare la testa verso la luna e cantare come neanche in La La Land (però non ballano, eh).

Il che mi fa tornare, in conclusione, all’inizio di questa breve recensione: «Altro che Pixar, questo è il modo europeo di fare queste storie». Ecco, il modo europeo di fare queste cose è un modo antico e tutto sommato regolare. C’è un personaggio, anzi una coppia di nuovi personaggi, che cercano di parlare anche al pubblico più adulto, con battutine, ammiccamenti, sguardi verso la quarta parete, insomma, che cercano di rubare la storia a Capitan Sciabola, a Tidy, a Veronica, a Marco e alla Den Sorte Dame che, ahimé, qui si chiama Dark Lady. Ma non ci riescono, datemi retta. Perché questa è una storia di pirati che in Norvegia ispira un senso di nostalgia, un po’ come se andassimo a vedere un film con i personaggi di Friends o di Buffy L’ammazzavampiri. E nel resto del mondo?

Ecco, sapete che alla fine Capitan Sciabola mi sta simpatico? E mi piace l’animazione un po’ lunare, i modellini che non sono curati maniacalmente da seicento animatori indonesiani e i personaggi che non sono animati fino al pelo del braccio che si muove a ritmo con il vento della bandiera sullo sfondo? È più genuino, grezzo, limitato e casereccio. E non è pensato anche per gli adulti: non mi deve far ridere a tutti i costi, ma solo divertire perché si divertono i piccoli della mia famiglia. Un buon affare, no?

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