Giocando a Watchmen nel “Biblioversum”, il gioco di ruolo per amanti (fantasiosi) della lettura

biblioversum gioco recensione

Ogni volta che nasce una storia, un nuovo biblioverso va ad arricchire l’intricata trama del Biblioversum. Si chiama così, Biblioversum, l’universo immaginario – in costante, eterna espansione – che intreccia tra loro tutte le narrazioni mai prodotte, al centro di un originale gioco ideato da Marcello Bertocchi (Il Gioco è Tratto, Aqualin) e pubblicato dal marchio di giochi da tavolo e di ruolo Studio Supernova (nato nel 2019 con un catalogo di titoli J-Pop Manga, Freak & Chic e XV Games). In questo sistema di gioco di narrazione collettiva (non servono né master né dadi: solo libri o fumetti), persone chiamate “bibliomanti” detengono, grazie al loro amore per la lettura, il potere di attraversare i biblioversi o di evocarne intere sezioni. Ed è in questa maniera che potranno vivere ogni sorta di avventura, attingendo dai loro testi preferiti. 

Nel numero esiguo di pagine che compongono Biblioversum troverete un manuale di gioco, un componente fisico centrale alle meccaniche ludiche, un saggio sulla potenza della lettura e l’avvio di un universo narrativo potenzialmente illimitato. Entrando poco di più nel particolare possiamo dire che Bertocchi ha scritto e progettato un gioco di ruolo molto libero, dove i giocatori interpretano se stessi calati in una vicenda che segue le pieghe – e non per forza il tema o il plot – di un romanzo (o fumetto) scelto di comune accordo. L’arma più potente in loro possesso sarà un altro volume, questa volta personale e particolarmente amato. Di volta in volta dovranno andare a pescarne i passaggi più significativi per potersi muovere nella storia che si andrà a generare con il passare dei turni. Il tutto prima che il segnalibro raggiunga l’ultima pagina del manuale.

Leggo, dunque gioco

Biblioversum offre un meccanismo ludico semplice ed evocativo, dotato di coerenza e precise regole interne, che funziona da motore per lo svilupparsi di storie di volta in volta sempre diverse. Il segreto per una sessione di gioco ricca e stimolante non è tanto il saper padroneggiare regole iperstrutturate o complicati sistemi di punteggio – del tutto assenti – quanto la conoscenza dei propri libri/fumetti preferiti da parte dei giocatori. E la capacità di manipolarli a proprio piacimento, naturalmente: se siete versati nella fanfiction, questo gioco potrebbe persino rivelarsi uno stimolante laboratorio di scrittura. 

La struttura della partita è subito spiegata: una volta inventato di comune accordo uno spunto narrativo costruito intorno alla mitologia del Biblioversum – di cui i giocatori sono abitanti, nelle vesti di loro stessi – e definito un excipit, lo scorrere degli eventi verrà indirizzato da stimoli pescati casualmente dal libro su cui verterà tutta l’avventura. Questo darà i vari spunti narrativi ai vari giocatori, definirà il livello di sfida (in base al numero di pagina da cui verrà pescato) e indirizzerà le tematiche. Il tono della vicenda sarà invece deciso in maniera del tutto autonoma, portando un’ulteriore variazione a un piatto già di per sé molto ricco.

Una volta chiamato a risolvere la situazione – acquisendo quindi il ruolo di protagonista – ogni giocatore dovrà rispondere con uno sviluppo narrativo costruito intorno a un passaggio tratto dal libro che avrà deciso di portare con sé. Se il capitolo sarà risolto dipenderà da quanto sarà centrato l’estratto rispetto alla sfida da affrontare. Ma attenzione, una volta utilizzata, quella particolare pagina non sarà più evocabile fino al prossimo riposo… quando tutti i tomi verranno azzerati e si potrà accedere ancora ai libri nella loro interezza. 

Il tutto cercando di arrivare all’epilogo deciso in precedenza entro un tempo prestabilito ed evitando di terminare i quindici segnalibro con cui si intraprende l’avventura. A dispetto di una spiegazione così cervellotica, il regolamento di Biblioversum, seppur puntuale e ben congegnato, si dimostra in realtà molto snello rispetto alla media dei giochi di ruolo, volutamente incentrato sulla libertà dei giocatori e sul lasciare loro la completa gestione del flusso. 

Watchmen nel biblioverso. La nostra prova di gioco.

Per chiarire ancora meglio come si svolge una partita, vi raccontiamo alcuni passaggi della nostra prova di gioco, in cui ci siamo dati una regola: utilizzare esclusivamente fumetti. Siamo pur sempre su Fumettologica, no?

Partiamo perciò dal nostro incipit – semplice semplice – tenendo bene in testa i pilastri del world building posti da Bertocchi e cercando di rimanere coerenti con lo spirito del gioco:

«Il Biblioversum è sull’orlo del collasso. Il continuo spostarsi da un biblioverso all’altro da parte dei bibliomanti, unito a un rapido sfaldarsi degli universi sovrapposto alla continua nascita di altri, rischia di generare una catastrofe senza precedenti. Per risolvere la situazione occorrono eroi consci di cosa significhi salvare la Terra a ogni occasione. Tra tutti i volenterosi non vengono quindi scelti dei semplici bibliomanti, ma dei veri e propri lettori fumettofili. Chi meglio di loro sa cosa voglia dire salvare il mondo a cadenza regolare?»

Il nostro epilogo – il traguardo da raggiungere – sarà invece molto più cupo, per il gusto di aumentare il livello della sfida:

«I nostri eroi si raccolsero nel punto da cui tutto era partito, consci di aver perso molto. La minaccia era del tutto svanita ma il costo era stato altissimo. Tutto per colpa di una scelta sbagliata.»

Per rendere più vivace la nostra premessa, il genere di riferimento su cui abbiamo scelto di basare tutta la narrazione sarà la commedia. Al centro dello scorrere degli eventi, decidiamo di mettere un libro ben conosciuto a tutti i giocatori: Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons. Apriamo il volume a caso e vediamo cosa succede.

Pagina 115. Sommiamo i numeri che compongono la pagina: 1+1+5. Totale 7. Questo numero rappresenta il coefficiente di difficoltà della pagina, che deve essere compreso tra 1 e 9. Ci aspetta un capitolo piuttosto duro. Nella pagina assistiamo all’incontro del Dottor Manhattan con il Comico, a Saigon. Edward Blake viene descritto come totalmente amorale, del tutto a suo agio nel clima di folle massacro della guerra del Vietnam. Per i nostri sviluppi possiamo prendere dalla pagina estratta quello che vogliamo, in questo caso un’idea perfetta per il nostro cattivo. Così lo scrittore di turno introduce il capitolo, tenendo bene in testa incipit, epilogo, valore della sfida e tono generale.

«Il mondo stava cadendo a pezzi. Saltare da un biblioverso all’altro significa accettare un autentico salto della fede. Un attimo prima si poteva essere tra le pagine di un drammone strappalacrime per poi, da un momento all’altro, ritrovarsi incastrati in qualche strip stupidina. Tra i bibliomanti si stava diffondendo il panico, tranne per un ristretto gruppo di nostalgici del post-moderno, felicissimi di poter vedere un genere letterario collassare sull’altro. Mentre la maggior parte degli amanti della lettura non riusciva più a capire nulla, soffocati dal continuo affastellarsi di strati di ironia, loro godevano e sguazzavano in un contesto di caos assoluto. Per fortuna ecco farsi avanti uno sparuto gruppo di eroi, pronti a tutto pur di salvare il Biblioversum.»

A questo punto il protagonista del capitolo  – uno dei giocatori – sceglie con cura una pagina del libro che ha scelto di portare con sé. Tanto per dimostrare quanta libertà Biblioversum concede ai suoi giocatori, immaginiamo che il lettore di turno si sia presentato con un fumetto molto lontano dai temi di cui si sta parlando: niente classiconi di supereroi, ma Patience di Daniel Clowes. Sfoglia le pagine e sceglie la 23. Il protagonista se ne sta uscendo barcollando da un bar e tra poco salverà una prostituta da un’aggressione, dimostrandosi ben più tosto del vecchietto che sembrava. Sarà un incontro che gli cambierà la vita, dando il via a tutta la vicenda del racconto. Nella pagina, un’unica battuta: «Cristo, la mia testa… devo trovare qualcosa da mangiare…». 

Il capitolo prevedeva una sfida elevata, ma il tono deve essere divertito, quindi perché non immaginarsi i nostri eroi che rimandano il loro intervento per fermarsi a mangiare una pizza? 

Risolvere completamente un capitolo di livello 7 significa spendere altrettanti segnalibri – su un totale di 15, prima di poterli recuperare riposandosi – quindi tanto vale investirne di meno. Questo comporta imbastire svolta narrativa non pienamente efficace – definita dal manuale come di “successo ma…” – e raccontare di come i nostri presunti salvatori preferiscano passare la serata a mangiare piuttosto che pensare a salvare il mondo. 

Il protagonista racconterà con dovizia di particolari il corso degli eventi, poi passerà la palla al narratore di turno, che pescherà una nuova pagina da Watchmen, narrerà l’incipit del nuovo capitolo – collegato a quello appena raccontato – e sceglierà un nuovo protagonista. Questo dovrà aggiungere il suo mattoncino alla narrazione, sfruttando il suo testo di riferimento e cercando di ricongiungersi il più possibile all’epilogo, stando all’interno dei tempi concordati. 

Poche regole, molta libertà

Evitando di incentrare tutto il gameplay sul senso di sfida e sul gusto di manipolare complesse architetture di gioco, Bertocchi preferisce celebrare il piacere della lettura e le infinite possibilità che si hanno immergendosi nei libri che più ci hanno appassionato. Mai come in questo contesto i nostri amati mondi di carta saranno elementi indispensabili allo svolgersi degli eventi, e dovremo dimostrare di conoscerli a menadito se vorremo che la storia proceda per il verso giusto. 

Giocatori in cerca di regolamenti strutturati, dove il margine di manovra è volutamente imbrigliato in sistemi logici o matematici, si troveranno decisamente spaesati in un contesto così fluido e aperto alle interpretazioni. Se invece si vuole passare del tempo a esplorare infinite e bizzarre intersezioni tra le narrazioni più lontane, salvando il mondo grazie alle sequenze di un libro che più ci sono rimaste impresse, allora Biblioversum potrebbe rivelarsi una scelta azzeccata. L’autunno è iniziato, e questo gioco potrebbe offrire – ai più affamati di storie tra voi – la scusa giusta per qualche serata in compagnia.

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