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FocusListeLe 10 migliori serie a fumetti del 2021

Le 10 migliori serie a fumetti del 2021

La Fortezza 3, di Joann Sfarr, Lewis Tronheim e altri (Bao Publishing)

Che La fortezza sia uno dei più importanti, notevoli e bizzarri fumetti seriali degli ultimi 25 anni lo abbiamo detto e ridetto più volte sulle nostre pagine. Con la pubblicazione italiana del terzo volume da parte di Bao Publishing torniamo a ribadirlo. In questo caso i motivi sono molto semplici: le firme riportate in copertina sono la crème de la crème del fumetto d’autore franco-belga contemporaneo – Joann SfarLewis TrondheimChristophe BlainBlucthJean-Emmanuel Vermot DesrochesChristophe Gaultier e Walter –, più l’argentino Carlos Nine, vera e propria leggenda del fumetto e dell’illustrazione mondiale.

Quest’incredibile parata di autori racconta una storia che si colloca alle origini dell’avventura principale fin qui narrata nei primi due volumi della serie. Per chi non lo sapesse, La fortezza è una commedia fantasy con protagonisti animali antropomorfi ispirata a Dungeons & Dragons e ha una storia editoriale alquanto incredibile. Sfar e Trondheim l’hanno pensata lunga 300 albi, con decine di personaggi e digressioni temporali avanti e indietro nel tempo. Detta così è da far tremare le gambe, ma questa nuova formula presentata da Bao (che abbiamo spiegato qui) rende leggibile l’intera saga – tutt’ora in corso di pubblicazione in Francia – senza problemi di mal di testa. Questo terzo volume offre infatti una storia fatta e finita, godibile a se stante pur essendo un importante tassello della continuity generale. Volendo, quindi, potete leggerlo senza dover avere i primi due tomi, anche se pensiamo che una volta terminato sia impossibile non correre a recuperarli.

Le 388 pagine che compongono il volume (mastodontico, alla francese, ben curato) ci svelano il passato di Giacinto, quello che diventerà in un secondo momento il custode della fortezza che dà il nome alla saga. Siamo davanti a una storia di formazione che parte con i toni leggeri e ilari che contraddistinguono l’opera, ma via via che la narrazione avanza le ambientazioni si fanno più cupe e l’atmosfera diventa seriosa. La storia cresce e muta assieme a Giacinto, che da “coglioncello allo sbaraglio” diventa una sorta di spietato supereroe, uno di quelli che non sfigurerebbe in una storia del Frank Miller dei tempi migliori. Questo cambiamento è rimarcato graficamente dal segno di Christophe Blain, che pagina dopo pagina si inspessisce e si fa sempre più fitto di tratteggi fino a raggiungere una crepuscolarità penetrante.

Nonostante la maestria di Blain – davvero sempre godibile e nel pieno controllo della storia – il capitolo più notevole senza dubbio è quello disegnato da Blutch, che con il suo segno classico spezza del tutto la leggerezza cartoonesca degli episodi precedenti. All’inizio questa diversità stilistica produce un effetto quasi straniante, ma ben presto la grandezza dell’autore nello storytelling monta fino a esplodere nella a dir poco spettacolare scena di combattimento finale. Robe che non si vedono neanche nei più sanguinolenti e migliori fumetti di supereroi.

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