Il tempo ritrovato delle cose: “L’orecchio non dimentica” di Takehito Moriizumi

di Angela Viola Borzachiello

orecchio non dimentica coconino

Classe 1975, Moriizumi Takehito è una voce particolarmente interessante del fumetto d’autore giapponese contemporaneo. Il suo debutto nel mondo del manga è avvenuto nel 2010, quando aveva già 35 anni. Nella seconda metà degli anni Novanta Moriizumi conduceva un’ordinaria vita da impiegato e sembrava aver messo da parte la passione per il disegno avuta in gioventù.

A 26 anni riprese in mano la matita da autodidatta, disegnando da subito manga che furono apprezzati e notati. Vinto un piccolo premio legato al mondo dell’illustrazione, dopo dieci anni di lavoro si licenziò per tentare di vivere grazie al solo disegno. 

L’orecchio non dimentica è il primo lavoro pubblicato in Italia di Moriizumi: una raccolta di sei storie pubblicata da Coconino Press in un volume che ben sintetizza il percorso stilistico e tematico dell’autore. Distante dai tradizionali canoni del manga giapponese e caratterizzato da una ricerca artistica in costante divenire, Moriizumi si è fatto conoscere in patria per lo sperimentalismo e l’innovazione delle sue tecniche di disegno.

Ad esempio, nel tratteggiare le storie Mary nel bosco e Vola, Sayoko, vola Moriizumi ha usato una tecnica molto particolare, il water painting: dopo aver tracciato sul foglio i segni con un pennino intriso d’acqua, ha mescolato l’acqua all’inchiostro e, con uno stuzzicadenti o con le bacchette, lo ha steso sul foglio per disegnare i dettagli.

l'orecchio non dimentica moriizumi

A ispirarlo è stata  la mancanza di controllo sull’esito, così come la casualità del tratto, che ha aperto a nuove possibilità espressive. Il primo particolare che colpisce osservando le tavole è infatti il tratto delicato e onirico. Moriizumi plasma la materia, l’inchiostro, in un determinato lasso temporale. Il disegno è un tentativo di fissare le immagini e i pensieri, di recuperare il tempo perduto tramite il tratto, consapevole del ritmo creato dal gesto e lavorando per sottrazione, anche nella sceneggiatura.

Tutte le storie de L’orecchio non dimentica narrano lo scorrere del tempo, il continuo cambiamento delle cose, la loro apparente staticità. L’idea è che, in realtà, nulla resti uguale a sé stesso.

Takehito Moriizumi crea un mondo etereo ed evanescente – che ricorda scrittori come Banana Yoshimoto e Haruki Murakami – nel quale declina la tematica dell’instancabile velocità del tempo prendendo spunto da eventi della propria vita e dalla realtà che sono parte essenziale del suo lavoro. 

Nella già citata Vola, Sayoko, vola, per esempio, la giovane protagonista deve abbandonare la scuola di disegno a causa dei suoi pessimi voti scolastici e, proprio come è accaduto all’autore, dimentica la sua passione per il disegno, salvo poi ricordarsene a causa di un incidente al braccio, che le ridesta il desiderio di portare a termine un fumetto che aveva lasciato a metà.

Ricorrono, lungo tutta la raccolta, i temi del tempo e della memoria. La musica in L’orecchio non dimentica sembra quasi diventare il paesaggio sonoro della vita del protagonista che, in un viaggio solitario a Delhi, non conosce la lingua del posto e ogni notte ascolta alla radio musica occidentale insieme a una ragazza incontrata lì. La musica sembra avvicinare i due, creare uno spazio comune di dialogo. L’autore conferma di avere una poetica e uno sguardo che non mancano di precisione e puntualità, in particolare sul mondo sonoro che influenza il nostro modo di vivere un determinato spazio, come quello privato di casa o urbano. 

Il suono, in tutte le sue declinazioni, diventa giorno per giorno traccia del nostro vissuto, suscita stati d’animo e emozioni, influenza le persone e le relazioni che intessono tra loro. Il paesaggio sonoro può così avere anche una tonalità affettiva che si deposita nella nostra memoria. Ogni ricordo assume un significato differente, proprio perché ogni ricordo ci avvicina – direbbe Proust – a un “tempo ritrovato”. 

In Mary nel bosco, un soldato torna al proprio paese natio: percorre il bosco dove giocava in passato e ritrova lì intatti i suoi ricordi, ma proprio per questo comprende di essere cambiato inesorabilmente. Non è possibile continuare a vivere restando sempre uguali a se stessi.

La donna protagonista di Sia le stagioni che i giorni, in procinto di sposarsi, ripercorre i luoghi di quando era bambina, ricordando come muta il paesaggio, scoprendo durante una camminata com’è invecchiata la madre e rendendosi conto che la casa dei genitori, nella quale sono custodite le sue profonde radici, a breve non esisterà più. 

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Il recupero del tempo perduto tramite la rievocazione del passato è al centro di I racconti dell’uva. Un’adolescente lasciata in campagna dai nonni per l’estate va in cantina e apre un vino, imbottigliato lo stesso anno della sua nascita; mentre sorseggia, è trasportata all’attimo in cui quella stessa bottiglia le è stata dedicata dal nonno, al punto da vedere i suoi genitori giovanissimi e la madre in attesa di lei.

Il protagonista di Il ladro corre nel deserto vorrebbe fermare il tempo e va alla ricerca della fonte della vita, uccidendo chiunque lo ostacola. Quando arriva alla fonte e ne beve l’acqua, scopre che la vita eterna è una vita senza tempo. Dunque, il contrario della vita non è la morte, ma una vita senza giorno né notte, senza il passare dei giorni che danno senso e direzione all’esistenza. 

Questo continuo fluire del tempo, che cambia le cose e crea forme imprevedibili, è il centro della ricerca di Moriizumi. Di volta in volta unico, il tempo si sottrae a ogni potere e a ogni volontà di definizione.

L’orecchio non dimentica
di Takehito
Moriizumi
traduzione di Paolo La Marca
Coconino Press, ottobre 2021
brossura, 160 pp., b/n
17,00 € (acquista online)

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