La folle storia dello storyboard di “Dune” venduto a 3 milioni di dollari

jodorowsky storyboard dune

Lo scorso novembre, una copia dello storyboard del film di Dune che Alejandro Jodorowsky non ha mai realizzato fu venduta a un’asta di Christie’s a circa 2,7 milioni di euro. La cifra raggiunta era cento volte la stima di partenza della casa d’aste, che valutava l’oggetto tra i 25.000 e i 35.000 euro.

Lo storyboard del Dune di Jodorowsky si presenta come un volumone dal formato orizzontale contenente centinaia di disegni preparatori per il film e storyboard realizzati da Moebius, Chris Foss e H. R. Giger, i tre artisti che Jodorowsky scelse per rappresentare e dare vita alle sue idee. Esistono più copie dello storyboard, anche se il numero non è certo. Si stima che in tutto ne siano state stampate dalle 10 alle 20 copie, di cui una sola in possesso di Jodorowsky. Un’altra era (almeno fino al 2013) nelle mani di Michel Seydoux, il produttore del film, che l’aveva ritrovata in casa della madre dopo la morte di quest’ultima. Come ha dichiarato Frank Pavich, il regista del documentario Jodorowsky’s Dune, da quando è uscito il suo film ci sono state notizie soltanto di un’altra copia, andata venduta per circa 40.000 dollari nel 2019 (non è dato sapere se ti tratta della stessa di Seydoux o di una di quelle che circolarono tra le case di produzione di Hollywood).

Ad acquistare la copia di Christie’s è stato Soban Saqib, un venticinquenne californiano che ha fatto fortuna con le criptovalute e che aveva scoperto dell’esistenza del libro dopo aver visto il documentario di Pavich. Nel marzo 2021 Saqib, che viene da una famiglia di immigrati musulmani e ha passato un’infanzia non molto agiata, ha co-fondato la startup Ex Populus, impegnata a realizzare giochi con tecnologia NFT. «È praticamente la mia intera liquidità» ha detto Saqib a BuzzFeed News. «Ma ho affrontato la spesa sapendo di avere la comunità al mio fianco.»

La comunità al suo fianco è TheSpiceDAO, una rete di investitori che hanno finanziato un piano per mettere il libro a disposizione di se stessi e di tutti gli appassionati dell’opera. Per entrare in DAO basta versare una quota, che dà diritto di parola nelle decisioni della cordata. A novembre, un consorzio simile (ConstitutionDAO) aveva tentato di acquistare una delle tredici copie della costituzione statunitense, raccogliendo 47 milioni di dollari. A ottobre, PleasrDAO aveva invece vinto un’asta per acquistare Once Upon a Time in Shaolin, l’album dei Wu-Tang Clan realizzato nel 2015 in un unico esemplare, al prezzo di 4 milioni di dollari.

Dopo la vincita dell’asta dello storyboard di Dune, TheSpiceDAO è poi riuscito a raccogliere non solo i soldi per adempiere al pagamento, ma anche quelli per le spese accessorie (i diritti d’asta, gli eventuali costi di mantenimento) e per finanziare una serie animata ispirata a Dune (circa 2 milioni di dollari, una cifra molto bassa per questo tipo di impresa, se si considera che un solo episodio di una serie tv animata può costare dai 300.000 ai 2 milioni di dollari). Ulteriori fondi dovrebbero arrivare dalla creazione di NFT ispirati a Dune.

Se all’inizio TheSpiceDAO è stato creato con l’intento di «portare il libro nel dominio pubblico, scansionandolo e distribuendolo per la prima volta», una formulazione che implica acquistare il copyright e svincolare il libro da eventuali veti, ora la missione consiste nell’«esplorare collettivamente le opzioni per preservare digitalmente il manoscritto e renderlo accessibile al pubblico (nelle modalità consentite dalla legge)». Ma acquistare un libro di storyboard e pensare di divulgarlo o poterne ottenere i diritti, scrive Gizmodo, «sarebbe come acquistare una copia originale di Amazing Fantasy 15 e pensare di poter dirigere il nuovo film di Spider-Man». Le battute in merito non sono mancate.

Lo stesso Saqib, già a novembre, aveva dichiarato a The Filmumentaries Podcast che «non faremo una serie di Dune, faremo qualcosa ispirata a quel mondo, o al mondo di Asimov». Saqib, nel podcast, non sembra avere le idee molto chiare sul tipo di impresa che ha messo in piedi e si limita a elogiare il potere democratico delle criptovalute, affermando di «essere un evangelista di queste cose».

«Non possiamo semplicemente scansionarlo e pubblicarlo su internet» ha ammesso uno dei membri del comitato a BuzzFeed News. Su Discord, dove TheSpiceDAO organizza le proprie riunioni, i finanziatori si approcciano alla questione in maniera molto istintiva, per non dire ingenua. C’è chi suggerisce di infrangere la legge perché «le regole del copyright sono stupide», mentre un utente propone una soluzione alternativa: «Winnie the Pooh è un personaggio di dominio pubblico, penso che dovremmo concentrarci per realizzare una serie animata su di lui».

Così è andata e, alla fine, «dopo due mesi di conversazioni e consultazioni legali non siamo stati in grado di accordarci con i vari detentori dei copyright relativi ai contenuti del libro» hanno scritto su Discord i responsabili. «Il libro ci ha ispirati al punto che abbiamo deciso di creare una nostra proprietà intellettuale di cui saremo proprietari al 100% così da poter curare ogni aspetto della miniserie animata.» Su Medium, oltre ad annunciare il cambio di rotta, TheSpiceDAO ha rivelato alcuni dei nomi coinvolti in questa miniserie (Enzo Marc, Spartan Daggenhurst, due figure che vengono dal mondo degli NFT, e Elon Rutberg, collaboratore di Kanye West su Yeezus e The Life of Pablo).

L’incertezza comunicativa di TheSpiceDAO fa pensare che sia tutto uno specchietto per le allodole per finanziare altri progetti, e in effetti viene da chiedersi perché TheSpiceDAO non abbia chiarito fin dall’inizio le sue intenzioni, se la questione, almeno a livello legale, era chiara a tutti (meno che ai finanziatori). Senza contare che il libro con lo storyboard di Dune era già parzialmente disponibile online da diversi anni, indebolendo la nobile missione di partenza.

In attesa di ulteriori sviluppi, Fred Benenson (che ha lavorato per Kickstarter e ha scritto per Wired e The Atlantic) ha commentato scrivendo che «gli NFT stanno cominciando ad assomigliare a una truffa alla nigeriana: si selezionano gli acquirenti più stupidi perché, se si prendesse di mira qualcuno di più intelligente, sarebbe molto più difficile convincerlo a sborsare denaro. Eppure, questa storia di Dune è ancora più stupida della media».

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