Che ti è successo, Trondheim? Topolino e il deludente “Horrifikland”

mickey mouse horrifikland lewis trondheim

Inutile negarlo. Quando vedo il nome di Lewis Trondheim in copertina non capisco più nulla. Penso sinceramente che l’autore francese sia uno dei più grandi fumettisti al mondo, capace soprattutto di stupire, spiazzare il proprio lettore. I progetti che lo coinvolgono hanno sempre dietro un gioco metanarrativo a complicarli, oppure scardinano il genere in cui si inseriscono, giocano con la grammatica del fumetto o tutto questo insieme. Difficilie chiudere un suo volume rimanendo delusi.

È quindi quasi inspiegabile per me che Horrifikland, il secondo volume del “Topolino francese” scritto da lui, sia così insignificante. Meglio ancora, non sembri scritto da lui. Il primo, Mickey’s Craziest Adventures, si basava su un gioco metanarrativo: con il disegnatore Kéramidas metteva in pagina dei fittizi albi statunitensi Disney degli anni Cinquanta, imitandone lo stile di scrittura e disegno. Non ben riuscito – «divertente più per gli autori che per i lettori», scriveva il nostro Andrea Tosti – ma sicuramente più nel suo stile. Con Horrifikland, invece, lo sceneggiatore prende un’altra strada, cercando di ricreare le atmosfere del Topolino a strisce della metà degli anni Trenta, recuperato senza filtri particolari se non grafici.

Topolino, Pippo e Paperino sono titolari di un’agenzia di investigazioni senza clienti, finché non vengono incaricati di cercare un gattino sperduto in un luna park horror abbandonato. Horrifikland, appunto. Al suo interno si imbattono in Pietro Gambadilegno e Lupo, che cercano di strappare la proprietà del terreno alla vedova del suo fondatore, in un gruppo di finti fantasmi, in un sacco di pupazzi a molla di mostri vari e in uno sciame di ferocissime zanzare. La trama prosegue tra spaventi, fughe, gag slapstick e inseguimenti, fino al prevedibile finale.

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È praticamente una versione estesa di Topolino nella casa dei fantasmi di Floyd Gottfredson, Ted Osborne e Ted Thwaites, celebre storia a strisce in cui Mickey e i suoi amici hanno un’agenzia investigativa e vengono chiamati a indagare sugli spettri che infestano la proprietà di un riccone. Scopriranno – spoiler, ma di un fumetto del 1936 – che si tratta di contrabbandieri camuffati e li consegneranno alla giustizia.

Trondheim chiaramente conosce questo episodio, perché lo cita espressamente in un paio di occasioni, ad esempio quando i finti fantasmi dichiarano di essere, pensa un po’, contrabbandieri camuffati. Da Gottfredson riprende numerose gag, rifatte pari pari, e addirittura la caratterizzazione dei protagonisti.

«Topolino non perde mai l’autocontrollo, Paperino è il più pavido dei tre, mentre Pippo è perfino surreale nel dialogare con i fantasmi.» Se avete pensato che questo virgolettato fosse un estratto dal comunicato stampa di Horrifikland vi sbagliate di grosso: viene dall’introduzione di Alberto Becattini alla Casa dei fantasmi, su Gli anni d’oro di Topolino 37. Ma in fondo è la stessa cosa.

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Chi la prende e chi la dà. Gottfredson e Trondheim/Nesme

Conoscendo – amando – la produzione di Trondheim, risulta davvero incomprensibile la scelta di basarsi su una vecchia storia senza arricchirla con invenzioni originali, nei temi o nel linguaggio. C’è qualche citazione da altre storie di Gottfredson e da cortometraggi animati (e da The Walking Dead), ci sono gag ricorrenti che risultano divertenti insieme a molte altre che sono soltanto ripetitive, e poco più. Unico vero guizzo nella scrittura, la motivazione assurda per cui i finti fantasmi infestano il parco dei divertimenti.

Sempre Tosti scriveva che, in Mickey’s Craziest Adventures, «Trondheim non sembra in grado di cogliere le specificità dei personaggi e della ‘rete di storie’ che questi portano con sé», che utilizzava i personaggi Disney per un gioco metanarrativo di finto recupero del passato ma che avrebbe potuto utilizzare allo stesso modo qualsiasi altro personaggio perché di Topolino e Paperino nei suoi personaggi c’era davvero poco. Questa volta, al contrario, è forse rimasto fin troppo impantanato nel passato dei fumetti di Mickey Mouse per poter spiccare il volo.

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Dove avete già visto questo tizio?

Molto meglio funzionano i disegni di Alexis Nesme, che mettono su carta quello che Trondheim non riesce a fare, rappresentando i personaggi nei costumi tradizionali degli anni Trenta (fil rouge di tutta la collana francese) con uno stile lontanissimo da Gottfredson. I suoi disegni ricercano la tridimensionalità nei corpi, con un curatissimo gioco di ombre e di luci decisamente adatto all’ambientazione lugubre dell’albo. La colorazione con metodi tradizionali – sul suo Instagram gli si vedono utilizzare matite, pastelli, acquerelli… – dà una sensazione materica molto forte alle tavole.

In alcune vignette, tra il realismo delle luci e la tridimensionalità dei corpi, sembra quasi di vedere fotografie di diorami realizzati con pupazzi di Topolino, Paperino e Pippo. Uno stile di disegno che forse rischia di appesantire la lettura del fumetto, ma che certamente – almeno lui! – rappresenta una lettura interessante del Mickey dell’epoca d’oro delle strip.

Horrifikland
di Lewis Trondheim e Alexis Nesme
Panini Comics, novembre 2021
Cartonato, 48 pp., colori
14,90 € (acquista online)

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