8 grandi fumetti di Mino Milani per il “Corrierino”

Mino Milani è stato uno degli sceneggiatori italiani di fumetti più importanti di tutti i tempi. Molto prolifico, a suo agio sia con l’avventura più pura che con i drammi storici che con storie dal taglio didattico, si trovò al Corriere dei Piccoli al momento giusto per imprimergli la forma che, negli anni Sessanta e nei primi Settanta, l’avrebbe reso il giornale per ragazzi più interessante del nostro Paese.

Milani aveva esordito proprio su quelle pagine nel 1953 con un racconto in prosa, al quale seguirono in poco tempo molti altri. Il direttore d’allora, Giovanni Mosca, prediligeva al fumetto contenuti “più letterari”, quindi i tradizionali racconti illustrati e le tavole con le didascalie in rima che erano marchio di fabbrica del giornale fin dal suo esordio.

Con l’arrivo di Guglielmo Zucconi alla direzione, e soprattutto di Carlo Triberti nel 1964, l’impostazione del giornale cambiò, e il fumetto ottenne sempre più spazio. Milani continuò a scrivere romanzi per ragazzi, pubblicati a puntate sul settimanale (i suoi personaggi più celebri, Tommy River e Efrem, nacquero lì, accompagnati dalle illustrazioni rispettivamente di Mario Uggeri e Aldo Di Gennaro), ma iniziò a lavorare come sceneggiatore per alcuni dei più grandi fumettisti italiani.

In poco più di 15 anni pubblicò circa 4.500 pagine di fumetto, firmandosi alternativamente con il suo nome e vari pseudonimi – i più usati, Piero Selva ed Eugenio Ventura – per evitare di monopolizzare la testata. Testata che, comunque, in molti numeri era scritta da lui grossomodo al 50%.

Milani lavorò per il supplemento del Corriere della Sera sia nella versione Corriere dei Piccoli sia quando, nel 1972, divenne Corriere dei Ragazzi. Anzi, lui stesso e la sua scrittura furono fondamentali in questa trasformazione del “Corrierino” in un giornale “più da grandi”. Quando la testata divenne Corrier Boy, per offrire un prodotto più alla moda, la lasciò quasi subito, tornando saltuariamente sul rinato Corriere dei Piccoli.

Di questa produzione sterminata abbiamo scelto 8 fumetti (più un bonus), pur sapendo di aver dovuto tralasciare titoli altrettanto interessanti come Fortebraccio con Aldo Di Gennaro, i gialli e i western realizzati con Mario Uggeri, oppure la versione a fumetti di La donna eterna di H. Rider Haggard, disegnata da Guido Buzzelli. Abbiamo però cercato di mettere in luce da una parte i diversi filoni che contraddistinguono la sua opera, dall’altra quei titoli che sono noti – e a volte ristampati – ancora adesso, così da dare dei punti di riferimento nell’opera dello scrittore pavese per chi voglia avventurarsi alla sua scoperta.

Dal nostro inviato nel tempo Mino Milani, con disegnatori vari (1972)

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Dal Corriere dei Ragazzi 25 del 1972. Disegni di Attilio Micheluzzi

Il nome del Milani fumettista è legato in modo indissolubile al cosiddetto “fumetto della realtà”, un’ etichetta che comprende un ventaglio di serie uscite sul Corriere dei Piccoli e soprattutto sul Corriere dei Ragazzi. Anzi, l’elemento di novità più forte del cambio di testata fu proprio lo spazio decisamente importante dato a queste storie didattiche.

Si trattava, com’è intuibile, di racconti a fumetti basati su fatti reali. Alcuni avevano un’impostazione più classica, romanzavano avvenimenti storici, solitamente bellici o avventurosi, o erano dedicati alle biografie di sportivi, comici e personaggi famosi; altri, decisamente più originali per l’epoca, si basavano sulla cronaca recente. Un esempio perfetto – anche se non scritto da Milani ma da Alfredo Castelli – lo si trova proprio nel primo numero del Corriere dei Ragazzi (2 gennaio 1972), ed è il racconto del celebre dirottamento aereo ad opera di D. B. Cooper, avvenuto il 24 novembre dell’anno appena concluso. Quasi graphic journalism ante litteram.

La serie di “fumetto della realtà” più famosa fu certamente Dal nostro inviato nel tempo Mino Milani, che già dal titolo dà idea della popolarità che aveva acquisito lo scrittore all’interno della rivista in circa una decina di anni. Esordì anch’essa nel primo numero del Corriere dei Ragazzi con un episodio disegnato da Aldo Di Gennaro, che raccontava il presunto avvistamento di un mostro da parte dell’equipaggio di una nave da guerra. 

Dal nostro inviato nel tempo era lo spazio in cui Milani poteva sfogare la sua passione per la storia. Ogni episodio raccontava una vicenda in qualche modo notevole, dalle battaglie più importanti del passato a piccoli atti di eroismo di gente comune. Il filo conduttore era proprio lui, l’autore divenuto personaggio e presentatore delle vicende. Il lettore poteva non aver mai sentito parlare di quel fatto, ma poteva stare sicuro che se l’Inviato nel tempo aveva deciso di raccontarglielo, allora ne valeva la pena. Che avrebbe scoperto sprazzi di umanità, di coraggio, di compassione, di eroismo meritevoli di essere raccontati.

Lo sceneggiatore pavese ne scrisse 50 episodi in 5 anni – altri, fatto bizzarro, furono firmati da altri collaboratori del giornale -, disegnati da autori italiani come Milo Manara, Sergio Toppi, Giancarlo Alessandrini, Ferdinando Tacconi, Nevio Zeccara, e stranieri come Alberto Breccia e Claude Moliterni. Sulla serie, inoltre, esordì Igor Arzt Bajeff, pseudonimo sotto cui si nascondeva un architetto di nome Attilio Micheluzzi, che proprio così iniziò la sua carriera di fumettista.

Purtroppo attualmente i “fumetti della realtà” di Milani non sono ristampati in modo organico. In libreria oggi si trovano soltanto La tragedia del Titanic e Il sole di Montezuma, nei volumi di Nicola Pesce Editore che propongono due più ampi fumetti che Micheluzzi ha dedicato all’affondamento del transatlantico e alla conquista dell’America da parte dei conquistadores. Altri episodi sono stati pubblicati nelle antologie Il secolo del Corriere dei Piccoli e Gli anni del Corriere dei Ragazzi, attualmente però fuori catalogo.

L’Isola del tesoro, con Hugo Pratt (1965)

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Dal Corriere dei Piccoli 51 del 1965

Prima che divulgatore, Mino Milani era scrittore di romanzi d’avventura. Discendeva direttamente dai grandi autori di fine Ottocento e inizio Novecento, come Stevenson, Salgari e London, e i suoi libri non sfigurano sul loro stesso scaffale. Per questo in carriera si confrontò spesso con i suoi “maestri”, adattando a fumetti i capolavori della letteratura avventurosa.

Suo compagno in questa missione fu un altro fumettista “avventuroso”, che a quei giganti della letteratura doveva molto, ovvero Hugo Pratt.
Il primo fumetto che realizzarono insieme fu Le avventure di Billy James (1962), ambientato tra giubbe rosse, indiani e le foreste dei Grandi Laghi. Nel 1967 arrivò Il ragazzo rapito, dal romanzo di Stevenson e firmato da Milani con lo pseudonimo di Mungo Graham Alcesti. L’ultimo, una versione incompiuta di Sandokan, a fine anni Sessanta.

Ma la loro collaborazione più interessante, in questo filone, è certamente L’isola del tesoro, sempre da Stevenson, pubblicata sul Corriere dei Piccoli a cavallo tra il 1965 e il 1966, firmata come Piero Selva e Ugo (sic) Pratt. Il disegnatore era in una fase della sua carriera in cui non aveva ancora fissato definitivamente il suo stile, e per questa opera non lavorò ancora “a macchie”.

Le tavole sono ricchissime di tratteggi, soprattutto a segnare i volti dei personaggi. Le vignette sono forse a volte un po’ troppo sommerse dal testo – complice l’origine letteraria della sceneggiatura – e schiacciate sui primi piani dei personaggi, almeno per i nostri gusti contemporanei, ma non mancavano i momenti in cui lo sguardo si allargava sulla natura, sul mare e sull’isola. Così come non mancava l’azione a suon di classici “crack” dei fucili prattiani. Per non farsi mancare nulla, i due autori aggiunsero una componente didattica all’Avventura, inserendo a lato delle tavole alcune schede sulla storia della navigazione.

Insomma, L’isola del tesoro di Milani e Pratt è un atto d’amore di due massimi fumettisti italiani al loro comune maestro, attraverso quello che il lancio della prima puntata del fumetto definisce «il più grande romanzo di avventure e di mare che sia mai stato scritto».

L’isola del tesoro e Il ragazzo rapito sono stati sempre raccolti insieme in volume; le edizioni più recenti, purtroppo attualmente fuori catalogo, sono quella del 2010 di Rizzoli Lizard e quella del 2014 nell’uscita 19 della collana Tutto Pratt, allegata alla Gazzetta dello Sport. Nello stesso volume è stato pubblicato il Sandokan incompiuto, di cui esiste anche un’edizione da libreria. Billy James, invece, è stato ripubblicato insieme ad altri racconti prattiani di avventura.

Il Maestro, con Aldo Di Gennaro (1974)

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Dall’episodio “Il grande errore”, Corriere dei Ragazzi 51 del 1975

Probabilmente la serie di finzione più famosa di Milani è quella realizzata insieme ad Aldo Di Gennaro – con contributi di Giancarlo Alessandrini e Mario Cubbino – sul Corriere dei Ragazzi per oltre tre anni e 23 episodi. Il protagonista, Maximus, vive in una villa a Los Angeles insieme a una gatta e un maggiordomo ed è legato sentimentalmente a un’ufficiale di polizia che lo coinvolge spesso nei casi più insoliti. Un classico protagonista positivo di un fumetto seriale, se non fosse che il Maestro è un esperto di occulto, dotato di misteriosi e vaghi poteri, che utilizza per proteggere l’umanità da minacce soprannaturali. 

Milani, per tessere le sue storie, attinse a piene mani a tutto ciò che era misterioso (anzi, potremmo dire mysterioso, vista l’influenza che il personaggio avrebbe avuto su Castelli e il suo Martin Mystère). Nelle sue storie c’erano fantasmi, manufatti alieni, segreti dell’antico Egitto, poteri mentali, leggende, archeologia e fantarcheologia. Anche Di Gennaro dimostrò la stessa varietà nei disegni, passando da uno stile più classico e realistico, a tavole graffiate come quelle di Battaglia ad altre più eteree come quelle di Moebius.

Ma era soprattutto Milani che giocava a stupire ripetutamente il lettore. Potendo contare su una gamma quasi infinita di soluzioni e far fare al suo personaggio praticamente tutto ciò che voleva grazie ai suoi vaghissimi e potentissimi poteri, continuava a cambiare l’ambientazione della serie e il tipo di avventure che i suoi personaggi si ritrovavano a vivere. I primi nove episodi, ad esempio, furono incentrati sullo scarabeo di Ara Tutua, un manufatto egiziano ma di origini aliene trafugato dalla cattivissima Jaga, a cui il Maestro dava la caccia. In questa storia lunga i protagonisti si muovevano tra Los Angeles, la Germania, Leningrado, l’India, l’Egitto, Perù, la Francia e le isole Aleutine ed avvano a che fare con archeologi morti che lanciavano richiami telepatici, allucinazioni mostruose, persone con il potere di mutare d’aspetto, santoni, streghe, possessioni, killer e sicari generici, trappole di migliaia di anni prima, sconvolgimenti climatici e altro ancora. 

Lo sceneggiatore, insomma, non si fece mancare niente, mantenendo un ritmo serratissimo alla propria narrazione. Siamo all’opposto della tendenza attuale delle serie statunitensi: probabilmente con il soggetto di un solo episodio del Maestro, un Robert Kirkman o un Wallis Ellis tirerebbero fuori un intero arco narrativo per una serie di Image Comics.

Il Maestro è stato integralmente ripubblicato da Nona Arte nel 2017 in un volume unico, che avevamo recensito qui.

I cinque della Selena, con Dino Battaglia (1962)

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Dal Corriere dei Piccoli 34 del 1962

Un altro genere toccato da Milani, anche se meno assiduamente dell’avventura e del romanzo storico, fu la fantascienza. In questo ambito, la sua opera migliore è senza dubbio il ciclo realizzato insieme a Dino Battaglia, due racconti, pubblicati a puntate sul Corriere dei Piccoli nel 1962 e nel 1965-1966.

Tutto inizia nel futuro (nel 2011), quando una spedizione terrestre trova alla deriva dello spazio il diario di bordo dell’astronave Selena, la prima e unica a essere atterrata su Marte 20 anni prima e di cui si erano perse le tracce. Nel diario, il comandante racconta l’esplorazione del pianeta rosso e la scoperta delle tracce di un ultimo rappresentante della razza autoctona. I marziani hanno abbandonato da tempo il loro pianeta e si sono trasferiti su un altro mondo, in cui sono diventati più saggi e hanno dimenticato guerre e odio. I cinque astronauti – equipaggio cosmopolita: svizzero, italiano, irlandese, francese e serbo – decidono di partire con lui per quell’utopia, abbandonano la Terra per sempre per vivere in pace.

Il seguito era decisamente più movimentato. I terrestri, dopo aver studiato il diario della Selena, preparano una spedizione su Marte per scoprirne i segreti e soprattutto per trovare il nuovo pianeta dei marziani e conquistarlo. I cinque protagonisti lasciano quindi il loro nuovo mondo di pace per fermare i propri simili: è loro responsabilità proteggere quell’utopia che hanno messo in pericolo loro stessi.

Milani costruì le due parti della vicenda con toni completamente diversi. La prima riguardava l’esplorazione solitaria di un mondo deserto. In scena c’erano quasi esclusivamente i cinque astronauti. L’atmosfera era di solitudine e pericolo incombente. Il racconto era punteggiato di invenzioni tecnologiche plausibili, da mezzi utilizzati dai terrestri ai lunghi nastri trasportatori, “autostrade” abbandonate del popolo marziano. Siamo vicini ai romanzi di hard sci-fi (definizione coniata peraltro poco prima, nel 1961), di fantascienza dalla forte impronta tecnologica e scientifica come quella di Arthur C. Clarke o di alcune opere di Isaac Asimov e Robert Heinlein.

Nella seconda parte, invece, prevaleva il lato umano dei personaggi. La fantascienza diventava un pretesto per un racconto morale sulla smania predatoria dell’umanità, sul rispetto dell’altro, sulla lotta e il sacrificio, per difendere i propri ideali. Era anche la parte più movimentata, con sparatorie, scontri, esplosioni e fughe. Il finale, che chiudeva definitivamente la vicenda, era una preghiera perché l’umanità potesse progredire moralmente oltre che tecnologicamente.

Milani, nonostante la grande carica etica della vicenda, per quanto semplificata per un pubblico di giovani lettori, riuscì a non scadere nella retorica. Il lettore di oggi, però, per apprezzare appieno la vicenda deve accettare la scrittura molto didascalica dello scrittore, che spiega attentamente ai suoi lettori quello che sta accadendo. Un modo ormai antico di fare fumetto, che mantiene però in questo caso un certo fascino.

Merito anche dei disegni di Battaglia, che diede del suo meglio nel rappresentare i panorami marziani. Le sue tavole piene di graffi e spugnature mostravano un mondo alieno vago, indistinto, fatto di suggestioni per il lettore più che di forme certe. 

I cinque della Selena è stato pubblicato in volume da Grifo Edizioni insieme a un altro fumetto di fantascienza di Battaglia, I cinque su Marte. È un libro del 2002, ormai fuori commercio, ma con un po’ di fortuna recuperabile nell’usato.

La parola alla giuria, con Milo Manara (1975)

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Dall’episodio dedicato al generale Custer, Corriere dei Ragazzi 16 del 1975

Milo Manara arrivò al Corriere dei Ragazzi nel 1974, dopo 5 anni passati a disegnare soprattutto il diaboliko Genius e l’erotico Jolanda de Almaviva, e fu subito impiegato sui “fumetti della realtà”. In particolare a lui si devono i disegni di una serie decisamente originale ideata da Milani, La parola alla giuria, che metteva alla sbarra i personaggi storici più controversi. 

Scorrendo i titoli si leggono i nomi di Hernán Cortés, il conquistatore del Messico; del generale statunitense George Custer, responsabile del massacro di Washita e ucciso a Little Big Horne; Frank Oppenheimer e Alfred Nobel, padri rispettivamente della bomba atomica e della dinamite; Maximilien de Robespierre, Nerone, Attila… addirittura un personaggio inventato come Elena di Troia, protagonista di due puntate, in primo grado e in appello.

La serie, infatti, metteva in scena, su carta, veri e propri processi. Il protagonista, al banco degli imputati, raccontava la propria vicenda, visualizzata a fumetti; di fronte a lui, il procuratore lo incalzava con domande, rappresentate come inserti di dialogo in prosa accompagnati dai ritratti degli interlocutori.

Al termine di ogni episodio veniva interpellata la giuria. Si trattava dei lettori, che potevano indicare in una scheda se, secondo loro, il personaggio fosse colpevole o innocente del crimine di cui era accusato, e spedirla in redazione. Qualche settimana dopo, il Corriere dei Ragazzi pubblicava la sentenza, accompagnata dal commento dell’avvocato Cesare Rimini. Un intelligente esempio di fumetto interattivo in epoca pre-social, che non si limitava a istruire i lettori su alcune figure storiche importanti, ma li rendeva partecipi della conclusione della storia stessa.

La serie è stata raccolta soltanto una volta, nel 2007, nel volume 18 della collana integrale delle opere di Manara allegata a Il Sole 24Ore.

Lord Shark, con Giancarlo Alessandrini (1975)

Dal primo episodio della serie, “La piccola volpe del Sikkim”, Corriere dei Ragazzi 21 del 1975

Philip Corbett è un ufficiale dell’esercito britannico in stanza in India. È abilissimo con la pistola, ha fiuto per la strategia militare ma è destinato a non fare carriera. Troppo indipendente, irrispettoso nei confronti dei superiori, non sa stare al suo posto. Una testa calda dall’animo democratico, convinto che quelli che portamo la sua stessa divisa non siano per forza buoni, e i nemici per forza cattivi.

La sua storia inizia nel 1880, quando, appena arrivato dall’Inghilterra, viene aggregato all’armata incaricata di sedare una rivolta nel Sikkim, nel nord del Paese. Già nella prima avventura mostra il suo carattere, riuscendo a salvare un treno carico di truppe grazie a un comportamento fuori dagli schemi, alla fine liberando un importante prigioniero e così salvandolo dalla morte atroce ordinata dal generale a cui Philip dovrebbe ubbidire. 

Da lì la vicenda è sempre più in discesa – o in salita, a seconda dei punti di vista: il giovane diventa ancora più irrequieto, maldisposto verso la gerarchia, fino a disertare e unirsi ai ribelli. È a quel punto che prende il nome di battaglia di Lord Shark, chiarendo il titolo della serie giunta ormai al sesto episodio.

Con Lord Shark Milani tornò alla grande avventura di impianto classico, che sulle pagine del Corriere dei Ragazzi aveva lasciato un po’ da parte per concentrarsi sul “fumetto della realtà” o su temi più fantastici. La serie è interamente sostenuta dalla figura del protagonista, un vero e proprio eroe romantico, dallo spiccato senso morale. Uno di quelli che preferiscono la giustizia alla legge. Che si fanno guidare dall’onore anche a rischio della vita. Che, per amore, accettano di perdere tutto, il buon nome e i titoli nobiliari, e di fuggire dall’altra parte del mondo.

Ai disegni lo sceneggiatore volle Giancarlo Alessandrini, che aveva esordito nel 1972 proprio su un episodio dell’Inviato nel tempo e con cui aveva già realizzato nel 1973 il fantascientifico Anni Duemila, sempre sul Corriere dei Ragazzi. Il futuro creatore grafico di Martin Mystère realizzò tavole elegantissime, in un bianco e nero pulito e al tempo stesso suggestivo. Al servizio della storia narrata ma con una chiara personalità.

Il Lord Shark di Milani e Alessandrini è stato pubblicato in libreria da Nona Arte nel 2021. Un secondo ciclo, disegnato da Enric Siò, è ancora inedito in volume. Anni Duemila, invece, fu raccolto nel 1994 da A.N.A.F.I.: con un po’ di fortuna, su qualche bancarella, lo si può ancora trovare.

Le avventure di Fanfulla, con Hugo Pratt (1967)

Dal Corriere dei Piccoli 46 del 1967

L’ultimo fumetto pubblicato della coppia Milani-Pratt per il Corriere dei Piccoli fu un romanzo in costume, ambientato dell’Italia dell’inizio del Sedicesimo secolo. Protagonista è Fanfulla da Lodi, soldato di ventura noto per essere stato uno dei cavalieri italiani alla Disfida di Barletta. Lo sceneggiatore pavese si ispirò alla versione che ne aveva dato Massimo D’Azeglio nei suoi romanzi, rappresentandolo come un mercenario rissoso e di animo buono, che, dopo aver preso parte al Sacco di Roma del 1527, si fece frate, ma rimase poco in convento perché alla prima occasione tornò a impugnare le armi.

Nel fumetto lo vediamo quindi prendere e dismettere la tonaca, per poi intraprendere un’avventura inedita, frutto della penna di Milani. Fanfulla mette insieme una “squadra speciale” di uomini d’arme, composta dall’archibugiere spagnolo Rodrigo e dall’ex lanzichenecco Maurizius, e si lancia in una missione contro l’esercito che stringe d’assedio Firenze. Una sorta di commando in armatura, alabarda e armi da fuoco ad avancarica.

Fanfulla fu pubblicato sul Corriere dei Piccoli negli stessi mesi in cui sulla rivista Sgt. Kirk usciva la prima storia di Corto Maltese, Una ballata del mare salato. Il segno di Pratt si era evoluto rispetto alle collaborazioni con Milani degli anni precedenti. Al tratteggio fitto si affiancavano le grandi campiture nere che sarebbero diventate un suo tratto caratteristico. Anche l’impaginazione si fece più libera, con vignette su più strisce, che davano più respiro ai disegni.

Questo fu merito anche del passo più rilassato della scrittura di Milani. Le vignette di Fanfulla erano meno ingombre di testo rispetto a quelle dell’Isola del tesoro, la storia era meno serrata. Lo sceneggiatore si concesse qualche dialogo in più per dare profondità ai personaggi senza il bisogno di ricorrere alle abbondanti didascalie di testo di molta sua produzione precedente, dal gusto letterario ma che sono un chiaro indizio dell’epoca in cui quei fumetti sono stati scritti.

Fanfulla è stato pubblicato in volume nel 2013 da Rizzoli Lizard.

I grandi nel giallo, con Sergio Toppi (1975)

Dall’episodio dedicato a Albert Einstein, Corriere dei Ragazzi 21 del 1975

Non una serie di “fumetto della realtà”, ma ugualmente un modo per conoscere meglio importanti personaggi storici, I grandi nel giallo fu firmata da Mino Milani e Sergio Toppi e pubblicata sul Corriere dei Ragazzi tra il 1975 e il 1976. Raccontava episodi fittizi in cui uomini e donne famosi erano chiamati a svelare un mistero: Albert Einstein, Marilyn Monroe, Fausto Coppi, Giotto, Louis Pasteur, Lucrezia Borgia, Michelangelo Buonarroti, Giacomo Leopardi e Niccolò Paganini.

Era un modo per unire una lettura più leggera come un giallo allo spirito divulgativo dell’autore pavese. Leggendo questi brevi fumetti i ragazzi avrebbero imparato qualcosa di più sui loro protagonisti. Ogni volta, infatti, la soluzione del caso in cui erano coinvolti avveniva attraverso una loro caratteristica più o meno nota.

Ad esempio Einstein indaga in una vicenda di spionaggio, che risolve non tanto grazie al suo talento scientifico quanto grazie alla sua capacità di suonatore di violino. Lucrezia Borgia indaga sulla morte di un suo favorito e scopre il colpevole grazie alla sua conoscenza delle scienze naturali, in particolare dei veleni.

Una breve serie di racconti che non avevano certo l’ambizione di insegnare la storia con rigore, ma che erano un’ulteriore dimostrazione della capacità di Milani di variare toni e forme nel fare divulgazione.

I grandi nel giallo è stato raccolto in volume soltanto una volta nel 1982 da Ivaldi Editore, e solo in modo parziale.

Bonus: Il Dottor Oss, con Grazia Nidasio (1964)

Dal sesto racconto, “L’eremita Silvestro”, Corriere dei Piccoli 50 del 1967

Sul Corriere dei Piccoli degli anni Sessanta era comune un formato di storie a metà tra fumetto e racconto illustrato. Erano testi in prosa che accompagnavano vignette disegnate – o viceversa, se volete, vignette ad accompagnare testi. Erano spesso di soggetto letterario, tratti ad esempio da libri, poemi o leggende: sono famosi l’Odissea e il Simbad disegnati da Pratt, quest’ultimo proprio su testi di Milani.

Il 2 agosto 1964 nelle pagine dedicate a questi materiali uscì la prima puntata di Il Dottor Oss, disegnato da Grazia Nidasio e tratto da un racconto lungo di Jules Verne (sempre in tema di grande letteratura d’avventura tra Otto e Novecento). Era una storia umoristica, insolita sia per il romanziere francese sia per lo scrittore pavese, che sotto le mani della disegnatrice diventò un gioiellino di grazia (pardon). Nidasio disegnò personaggi amabili e le strambe invenzioni a vapore descritte da Verne e Milani, inscenò battaglie buffe tra quinquendonesi e virgamenesi e fece appassionare i lettori alla storia d’amore tra due giovani dei Paesi rivali.

Evidentemente Oss piacque, almeno ai suoi autori, poiché tra il 1964 e il 1969 tornò in altri sei episodi, stavolta ideati interamente da Milani, che iniziò a inserire nelle storie temi a lui più congeniali. L’inventore iniziò così a occuparsi di misteri, di vicende politiche di staterelli mitteleuropei, di viaggi nel tempo. In un episodio addirittura il protagonista si miniaturizzò insieme ai suoi compagni in una specie di rilettura “steampunk” di Viaggio allucinante.

Di Verne e del suo personaggio in questi nuovi racconti rimane soprattutto la fiducia nel progresso. Rispetto al successivo Maestro, con cui condivide alcune tematiche, Oss risolve anche le situazioni più fantastiche basandosi sulla scienza, non sulla magia e il soprannaturale. L’uomo, con la sua razionalità, può governare il caos, può controllare la natura, può forgiare qualsiasi tecnologia di cui abbia bisogno, a patto di farlo senza superbia, fretta o brama di potere. O meglio, per usare le parole con cui Oss si congeda dall’eremita Silvestro che ha viaggiato nel tempo: «La scienza va conquistata di giorno in giorno, con fede, fatica, umiltà».

Gli episodi del Dottor Oss sono stati raccolti nel 2013 da ComicOut.

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