“Cyclopedia Exotica” offre uno sguardo diverso e acuto sul concetto di normalità

di Angela Viola Borzachiello

Cyclopedia Exotica

Conoscere persone e culture attraverso un’enciclopedia è un modo semplice per acquisire conoscenze basilari, però non è sufficiente ad approfondire il vissuto quotidiano dei soggetti raccontati e la loro individualità. La fumettista canadese Aminder Dhaliwal (classe 1988), nonché sceneggiatrice e animatrice, ha raccontato questi limiti in Cyclopedia Exotica (Edizioni BD, 2021).

L’autrice si è servita del mito antico per affrontare il pregiudizio contemporaneo, creando un immaginario dove i ciclopi sono una comunità sottorappresentata: visti dai media come qualcosa di esotico e diverso dalla norma, sono alle prese con problemi di identità, in una società che si aspetta che appaiano e agiscano come la maggioranza dominante, ma che invece li ingloba senza rispettarne l’individualità.

Pubblicato in origine nel 2019 sul profilo Instagram di Dhaliwal, tramite vignette settimanali che mostravano brevi scorci del mondo dei ciclopi, Cyclopedia Exotica inizia come un’enciclopedia illustrata, con frammenti di testo che spiegano da dove provengono i ciclopi, la loro anatomia, la violenza storica da loro subita e il processo d’integrazione nelle aree della maggioranza dei “due occhi”.

Cyclopedia Exotica

Per tutta la prima parte, l’autrice si serve di una struttura narrativa circolare volutamente semplice, finché il personaggio di Etna, la prima sex symbol ciclope al mondo, emerge dalla pagina e si rivolge direttamente al lettore: «C’è un modo assai più efficace di studiarci». Da lì, la narrazione cambia, diventa analoga al fumetto d’esordio Woman World (2018) di Dhaliwal – una raccolta di sketch umoristici su un mondo senza uomini, inedito nel nostro paese – con brevi strisce aneddotiche in bianco e nero che si focalizzano sui personaggi, per riverlarne la personalità e la storia individuale: aspetti che un’enciclopedia non potrebbe mai raccontare. 

Questa struttura evidenzia i momenti di provocazione e umorismo come luoghi comuni quotidiani, sia esterni che interni alla società. Il tempismo comico trae spunto dalle gag televisive, e i disegni, non particolarmente accattivanti ma funzionali alla narrazione, ricordano uno storyboard. Il finale invece riprende il formato dell’enciclopedia, con un focus sui personaggi che spiega la fonte della loro ideazione. 

L’autrice sfida gli stereotipi offrendo una veduta più ampia sulla complessità di razza, genere e identità, concentrandosi principalmente sulle vite interiori dei personaggi, ciascuno dei quali è impegnato – da una posizione di minoranza – in una sfida con la società. La coppia interrazziale composta da Tim e Pari, in attesa di due gemelli, si confronta con i pregiudizi altrui e con le preoccupazioni per il futuro dei loro bambini: «Chi avrà la vita più semplice?». 

Cyclopedia Exotica

Un’altra coppia di ciclopi affronta il tentativo di realizzare i propri sogni: Latea aspira a fare la differenza nel suo lavoro di modella, invece Pol desidera acquistare casa, mettere su famiglia e avere un cane. L’amico di Pol, Bron, ha subito un intervento di chirurgia estetica fallito nel tentativo di omologarsi a ciò che il mondo considera “normale” e ha perso così la propria identità: non si sente né ciclope né due occhi. Bron esce con Arj, un ciclope timido e insicuro, vittima di bullismo da bambino, che fin dall’infanzia ha vissuto la mancanza di accettazione della sua diversità da parte degli altri. 

Le gemelle Jian e Grae sono famose artiste che denunciano i problemi e la mancanza di rappresentazione dei ciclopi nella società, attraverso una serie di performance, installazioni e video art. C’è Vy, un’attivista che una volta ha posato per la pubblicità di un indumento per omologare il mono-seno  delle ciclopi a quello delle donne “due occhi”. E poi c’è Etna, la prima modella ciclope apparsa su Playclops nel 1978, che guida il lettore in un mondo così simile al nostro. 

Con questo personaggio in particolare, Dhaliwal ci invita a riflettere sulla visibilità e sulla comunicazione dei corpi non conformi. Gli spot pubblicitari incentivano a fare interventi chirurgici che mirano alla rimozione dei caratteri identificativi dei ciclopi, come l’aggiunta di un occhio in più e un naso decorativo. Rivelando così la mancanza di un linguaggio inclusivo delle minoranze, non solo nei media ma in quasi tutti gli ambiti sociali. 

Aminder Dhaliwal

Con i suoi casi esemplari che sfuggono a una facile classificazione, Cyclopedia Exotica riflette sui pre-concetti che pongono limiti alla conoscenza profonda delle cose. Dhaliwal offre uno sguardo diverso e acuto sul concetto di normalità, che non esiste in natura, bensì rispecchia attitudini, pensieri, azioni che la società e la cultura dominante hanno scelto come adeguati e convenienti. 

La normalità rappresenta pertanto una scelta operata dalla collettività nella quale si è cresciuti e si vive. Esistendo una pluralità di culture, di fatto esiste una pluralità di comportamenti considerati normali, o all’opposto diversi. La diversità è l’essenza di ciascun individuo e costituisce, proprio per questo, la sua normalità.

Cyclopedia Exotica
di Aminder Dhaliwal
traduzione di Valerio Stivé
Edizioni BD, ottobre 2021
brossura, 268 pp., b/n e colore
20,00 € (acquista online)

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