“Dai Dark”, un nuovo manga grottesco dall’autrice di “Dorohedoro”

Dai Dark manga

Un uomo insanguinato alla deriva nello spazio viene raccolto dall’astronave di un disgustoso figuro che ha tre teste e nessuna buona intenzione. Si apre così Dai Dark, la serie avviata da Q-Hayashida nel 2019 e pubblicata in Italia da Planet Manga. Chi ha amato la sua opera precedente, Dorohedoro (o anche la sua trasposizione in anime), riconoscerà una certa aria di casa, mentre chi non ha mai avuto sott’occhio il lavoro dell’autrice, non adatto a tutti i gusti e a tutti gli stomaci, potrà non gradire ma difficilmente resterà indifferente di fronte a questo manga.

Considerato il più grande tesoro dell’universo, perché le sue ossa possono realizzare qualsiasi desiderio, l’adolescente Zaha Sanko deve fronteggiare gli agguati di gente di ogni provenienza e razza che non vede l’ora di farlo fuori. A proteggerlo c’è il bagaglio oscuro Abakian, una creatura imponente simile a uno scheletro che per comodità assume la forma più innocua di uno zaino. Ma anche Sanko ha imparato molto bene a difendersi, grazie alla pelle oscura che indossa e a una scure speciale che ha il potere di scarnificare i nemici e sottrarre le loro ossa, utilissime come merce di scambio a Kurai, il mondo oscuro cui il ragazzo appartiene.

Oltre ad Abakian, Sanko ha un’unica amica, la creatura chiamata Shimada Death, un essere onnipotente che si nutre di morte. I tre, insieme al misterioso Hajime Damemaru (“l’Incapace n.1”), sono ribattezzati «le quattro calamità più odiate dell’universo» e come tali sono ricercati dalla potente azienda Massa Lucente, che ha sede sulla Terra ma che con le sue ambigue attività ha le mani in pasta ovunque.

Uno dei tratti distintivi di Q-Hayashida è la contaminazione dei generi, e Dai Dark non fa eccezione: è una serie sci-fi perché la storia è ambientata nello spazio tra pianeti e buchi neri e ci sono astronavi e dispositivi che funzionano grazie a una tecnologia futuristica, per quanto bizzarra; ha degli elementi dark fantasy, che si individuano nella foggia dell’abbigliamento di Sanko e nei prodigi di cui sono capaci i suoi manufatti oscuri; la componente gore è data dall’onnipresenza di scheletri, ossa, cadaveri che si decompongono e corpi che esplodono. 

Tutti questi spunti sono amalgamati in una narrazione comica, creando un’atmosfera di grottesco e nonsense che si rispecchia negli stessi personaggi principali: Abakian è un’arma letale ma anche un bagaglio con tanto di maniglia; Shimada ama addentare le anime come fossero cosciotti; Sanko ha un volto innocente e un buon carattere nonostante i massacri che lo accompagnano, e quando è di buonumore saltella. 

Se il mix di violenza e ironia era già distintivo di Dorohedoro, in Dai Dark la componente comica depotenzia la carica cupa e violenta della storia in modo più insistito e sistematico. Non a caso la serie ha esordito sulla rivista Gessan (Monthly Shonen Sunday) come manga shonen, rivolgendosi quindi a un target più giovane rispetto a Dorohedoro, classificato come seinen.

Un altro tratto distintivo del lavoro di Q-Hayashida è la presenza ricorrente di alcune tipologie di personaggi, come un protagonista forte, naif e con una spiccata passione per il cibo – Sanko ama smodatamente una pietanza di sua invenzione, il panspapolp, un panino farcito di spaghetti al sugo e polpette di carne (manicaretto di cui, in un episodio, lettori e lettrici possono anche seguire la preparazione). C’è poi una controparte femminile tosta, potente e letale anche più degli altri personaggi, rappresentata da una bionda alta e muscolosa, dalla silhouette non particolarmente femminile nonostante il seno tondo e generoso, che quando si mostra (quasi) nuda non seduce ma intimorisce.

Alla peculiarità dei contenuti corrisponde una cifra stilistica altrettanto incisiva. Q-Hayashida realizza con un segno secco e graffiato immagini piene di dettagli, a volte confusionarie e non sempre di facile lettura, ma che restituiscono una sensazione di movimento e di continuo brulicare. Per bilanciare, l’autrice sceglie una griglia abbastanza regolare di vignette quadrangolari e si limita a completare il bianco e nero di foglio e inchiostro con un’unica tonalità di retino grigio. Le copertine sono realizzate in modo più tradizionale, senza ricorrere alla tecnica mista di collage e digitale usata per Dorohedoro.

I primi due volumi di Dai Dark sono un invito a entrare in un universo narrativo grottesco e pieno di potenzialità, che sulla scia di una trama ancora poco strutturata offre occasione di divertenti divagazioni. Questo effetto è coerente con la volontà di Q-Hayashida di disegnare quello che le sembra di volta in volta interessante più che quello che appare strettamente necessario all’economia della trama. La lettura dei successivi capitoli ci aiuterà a capire se Dai Dark diventerà un macabro divertissement oppure si evolverà fino a raggiungere un effettivo equilibrio tra racconto e nonsense.

Dai Dark 1-2
di Q-Hayashida
traduzione di Laura Giordano
Planet Manga, ottobre 2021
brossurati, 208 pp., b/n con pagine a colori
7,50 € cad. (acquista online)

Leggi anche: 30 film anime che dovreste vedere

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su InstagramFacebook e Twitter.