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R. Kikuo Johnson è tornato

Di Reid Kikuo Johnson si erano perse le tracce. Almeno fino a qualche mese fa, quando la casa editrice Fantagraphics ha annunciato la pubblicazione di un suo nuovo fumetto, No One Else (in Italia tradotto come Nessun altro da Coconino Press), a 16 anni di distanza dalla sua opera prima, Night Fisher. All’epoca – nel 2005 – Johnson coltivava il sogno di diventare come il suo idolo, David Mazzucchelli (Città di vetro, Asterios Polyp), che aveva avuto come docente alla Rhode Island School of Design e che gli aveva dato consigli preziosi per terminare il libro entro gli esami.

Appena ventiquattrenne Johnson pubblicò un graphic novel che ricevette il plauso della critica, vincendo anche un Harvey Award come miglior talento emergente. Niente male per un giovane (classe 1981) nato e cresciuto a Maui, nelle Hawaii. Dopodiché, tanti anni passati lontano dal suo primo amore, il fumetto, a lavorare come illustratore per alcuni dei più importanti brand mondiali e importanti riviste.

Kikuo Johnson
Kikuo Johnson con il suo ultimo fumetto, Nessun altro | Via Honolulu Magazine

Un esordio folgorante

Pur avendo radici ancora più remote, la sua passione per i fumetti si cementificò al liceo, quando Johnson lesse Non mi sei mai piaciuto di Chester Brown e si innamorò della «linea traballante» che faceva sembrare l’opera più artigianale. Da allora rimase «ossessionato dall’idea che un fumetto fosse un’intima lettera realizzata a mano da un artista al lettore». Seguendo la lezione dei suoi mentori, disegnò Night Fisher utilizzando soltanto un pennello, deciso a «inventare nuovi trucchi ed espedienti formali in ogni pagina».

Quando iniziò a lavorare al suo primo graphic novel, Johnson si trovava a Roma, dove aveva deciso di trasferirsi per trascorrere un anno di studi che gli avrebbe permesso di emanciparsi definitivamente dalla propria cultura d’origine. Volle tenere sempre a portata di mano un albo di Attilio Micheluzzi (altro autore a cui deve moltissimo) e una raccolta di storie brevi di Mazzucchelli, tra cui Big Man.

Il protagonista di Night Fisher è Loren, un giovane hawaiano alle prese con i turbamenti e le insidie dell’adolescenza, che ha le stesse sembianze dell’autore. Insieme all’amico Shane partecipa a scorribande notturne nelle zone più dissestate di Maui, finendo invischiato in un traffico di droga. Deve quindi vedersela con il padre, un uomo frustrato con cui non riesce ad avere un dialogo.

Kikuo Johnson scelse di confrontarsi con un tema che sentiva molto vicino, dal momento che solo pochi anni prima aveva vissuto gli stessi problemi descritti nel libro. Il linguaggio schietto delle scene più trasgressive, la fluidità del racconto, la rappresentazione cruda e disincantata di un mondo generalmente percepito come ideale (le Hawaii) e la grande padronanza della tavola fecero di Night Fisher un instant classic e del suo autore uno dei più promettenti in circolazione.

Una tavola da ‘Night Fisher’

Il successo lo trovò però impreparato: le attenzioni lo sovrastarono, le idee per i nuovi libri non gli sembravano all’altezza delle aspettative e il suo processo creativo richiedeva sempre troppo tempo per fare i conti con le scadenze. All’epoca, ricevette persino una telefonata dall’agente di Craig Thompson, disposto a collaborare con lui anche a più di un’opera in contemporanea. «Mi resi conto che alcuni dei fumetti che avevo abbandonato non li avrei mai fatti per me stesso», ha affermato Johnson a Publishers Weekly. «Stavo solo cercando l’approvazione della critica. Non ero disposto a correre rischi.»

R. Kikuo Johnson tra illustrazione e fumetto

Le cose cambiarono poco tempo dopo, quando il suo lavoro fu notato dagli art director di brand come Airbnb, Apple, Coca Cola, Nike e iniziò a pubblicare illustrazioni su Newsweek, Time, Vanity Fair. Il suo curriculum finì anche sulla scrivania di Chris Curry, editor del New Yorker, che, oltre a commissionargli alcune copertine, lo mise in contatto con Françoise Mouly, la storica art director della rivista. Grazie a lei Johnson poté realizzare una breve storia per bambini, The Shark King, meno ambiziosa del suo esordio ma destinata pur sempre a tutt’altro pubblico.

Per il fumettista hawaiano non fu per niente semplice adattarsi al mondo dell’illustrazione. La sua nuova attività lo costrinse a dire addio a pennello, carta e inchiostro, e a utilizzare Cintiq e Photoshop, perché quando doveva realizzare immagini realistiche e sature di dettagli non era mai abbastanza veloce, e rischiava di fare i conti con il proprio perfezionismo.

Come copertinista, con il tempo si specializzò in scene di vita quotidiana dove si è sempre in attesa di qualcosa, e dove i colori, tutt’altro che sgargianti, suggeriscono un lieve senso di malinconia. Molto famosa è diventata l’illustrazione per il New Yorker del 5 aprile 2021, dove una madre di origini asiatiche e sua figlia aspettano un treno che ha accumulato un consistente ritardo. Quando il governo cinese l’ha ritwittata in risposta agli atteggiamenti xenofobi dei cittadini americani di estrema destra durante la pandemia, l’immagine è diventata virale, ed è stata in seguito premiata dalla prestigiosa Society of Illustrators.

Kikuo Johnson
‘Delayed’, la copertina di R. Kikuo Johnson per il New Yorker del 5 aprile 2021

Kikuo Johnson ha continuato a collaborare con brand e riviste perché nessun altro avrebbe potuto proporgli progetti altrettanto redditizi, men che meno una casa editrice di fumetti. «Se adesso riuscissi a vendere tutte le copie della prima edizione inglese di Nessun altro, i miei guadagni di due anni di lavoro supererebbero di poco il compenso per una singola copertina del New Yorker, che in genere mi ci vogliono meno di due settimane per portare a termine», ha detto al Comics Journal.

Si è potuto permettere il lusso di realizzare un nuovo fumetto lungo solo dopo essersi accertato che la sua carriera e le sue finanze fossero sufficientemente stabili per superare un eventuale flop. Nessun altro è nato come un progetto di passione, realizzato prima di tutto per la gioia di poter avere tra le mani un libro che l’autore avrebbe davvero voluto leggere: «Il mio principale incentivo era vedere cosa sarebbe successo se avessi concentrato tutta la mia energia su un progetto a cui tenevo profondamente». Perché è «raro che lavori a un’illustrazione sentendomi come se stessi usando tutto il mio potenziale».

Logicamente, però, dalla pubblicazione del suo primo libro molte cose sono cambiate. In poco tempo la sua attività di illustratore ha praticamente soppiantato quella di fumettista, e su Facebook o Instagram ha iniziato a farsi conoscere più per i suoi disegni che per la sua esile produzione come fumettista. A tal proposito è significativo che in occasione dell’uscita di Nessun altro Kikuo Johnson abbia voluto postare un breve video su Instagram per spiegare chi fosse, quale fosse la sua “vera” passione e quanti fumetti avesse pubblicato fino a quel momento. Ci teneva anche a sottolineare che, a suo parere, il più recente era la cosa migliore che avesse mai realizzato.

L’ennesima famiglia disfunzionale

Una donna di nome Charlene, suo fratello Robbie e suo figlio Brandon sono i tre protagonisti di Nessun altro. Stanno tutti attraversando un momento difficile a causa dell’improvvisa morte del capofamiglia (padre dei primi due e nonno del terzo), che ha messo a nudo le fragilità dei loro rapporti. Charlene elabora il suo lutto rifugiandosi nel proprio lavoro. Robbie tenta di fare ordine nel proprio passato e di riportare un po’ di allegria, ma crede troppo poco in se stesso per poter essere convincente. E il piccolo Brandon ha la mente altrove. Preferisce stare con Batman, il gatto di casa, piuttosto che affrontare la madre o confidarsi con lo zio.

Una classica scena di vita quotidiana da ‘Nessun altro’

Hanno tutti un buon motivo per rimanere in silenzio senza esternare ciò che provano. Robbie ha sempre avuto un pessimo rapporto con il padre. Ha abbandonato il nido famigliare quando era ancora molto giovane, lasciando sola Charlene a prendersi cura di lui. Lei, pur avendo un figlio, non divide la casa con un uomo e non porta fedi nuziali. Il lavoro la assorbe a tal punto da farle dimenticare di avvertire il fratello della morte del padre e di fare gli auguri a Brandon per il suo compleanno. La difficoltà (se non addirittura il rifiuto) ad affrontare il trauma spinge sia lei che il piccolo a trattare l’urna con le ceneri del caro estinto come un oggetto qualsiasi, che dopo pochi giorni finisce per fare compagnia ai detersivi sotto il lavello della cucina.

È proprio questa l’immagine da cui Johnson è partito per realizzare Nessun altro. A 16 anni di distanza è tornato a studiare le relazioni malate che caratterizzano le famiglie disfunzionali, anche se stavolta il suo racconto ha abbracciato tre generazioni, tramite i punti di vista di tutti i personaggi. Il padre frustrato di Night Fisher rivive – anche se solo metaforicamente – in quello altrettanto severo e ingombrante di Nessun altro, e rende ancora più categorica l’impossibilità di un dialogo con la prole.

Inoltre, con la scusa che anche questa vicenda fosse ambientata a Maui, Johnson ha potuto rinnovare la propria critica a coloro che guardano ancora alle Hawaii come a un paradiso da cartolina. Quando nel 2016 fallì l’industria della canna da zucchero, da sempre una delle principali risorse economiche del Paese, Johnson si ritrovò a piangerne, nonostante non gliene fosse mai importato più di tanto. 

Poi nel suo libro ha pensato di inserire alcune scene oniriche dove si vedevano bruciare intere piantagioni di canna da zucchero. È stato allora che «il lutto che sentiamo di provare per cose che non ci sono mai piaciute è diventato il tema portante di No one else», come ha dichiarato il fumettista.

Kikuo Johnson
Brandon vede bruciare i campi di canna da zucchero di fronte alla propria casa

Queste assonanze tra il suo primo e il suo secondo graphic novel potrebbero far credere che Johnson sia rimasto lo stesso narratore di un tempo, deciso a sbalordire il lettore tavola dopo tavola con i suoi virtuosismi, a costo di sacrificare il ritmo o la coerenza interna. Non è affatto così, però: il passaggio a Photoshop, le prime illustrazioni e la conoscenza del lavoro di Nick Drnaso lo hanno incentivato ad asciugare il proprio stile. Ora è molto più attento al contenuto informativo di ogni vignetta, che tratta spesso come se fosse il campo visivo di una macchina da presa e che gli consente, con la sua esaustività, di evitare quasi del tutto le scene madri.

Uno sguardo al futuro

R. Kikuo Johnson non ha più 24 anni ed è un autore molto diverso rispetto a quando esordì con Night Fisher. Eppure, in barba ai suoi vecchi timori, critici ed esperti del settore continuano ad amare quello che fa. In una recensione pubblicata sul Comics Journal Paul Karasik gli ha riservato un elogio che potrebbe tranquillamente metterlo al riparo da eventuali stroncature, sostenendo che Nessun altro lo proietti nel pantheon degli autori di fiction a fumetti, «grazie alla sua sapienza tecnica, al suo scavo psicologico dei personaggi e alla moderazione con cui racconta le loro storie», e che «se oggi Anton Cechov realizzasse fumetti, assomiglierebbero ai suoi».

Oltre ad averlo intervistato, Publishers Weekly ha incluso il suo libro tra i migliori fumetti usciti nel 2021, proprio come ha fatto il quotidiano canadese The Globe and Mail, selezionandolo a fianco di autori come Dash Shaw e Lee Lai. Data la sua proverbiale lentezza, però, Johnson non sa ancora dire quando potrà tornare sulle scene. Ma è certo di non voler aspettare altri 16 anni, vista la mole di idee che ha accumulato nel frattempo. «Penso che l’unico modo che ho per continuare a fare fumetti l’abbia imparato – tanto per cambiare – da David Mazzucchelli: sparire per molto tempo, aspettare che le cose si sistemino e tornare quando si è pronti.»

Leggi le prime pagine di “Nessun altro”

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