Il futuro degli Animali fantastici è relativamente sicuro

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I segreti di silente, il terzo capitolo della saga degli Animali fantastici, lo spin-off di Harry Potter benedetto (e co-creato) da J.K. Rowling, è un passaggio cruciale per l’universo dei maghetti e delle bacchette magiche. Nel film, che vede tra l’altro l’uscita di Johnny Depp, degnamente sostituito da Mads Mikkelsen (e vedremo tra un attimo perché questa potrebbe essere la fortuna di questa pellicola), c’è infatti anche l’attesa da parte di Warner Bros.

Il film, che è stato distribuito con un forte ritardo a causa della pandemia, doveva essere il capitolo finale di una trilogia che però Rowling ha deciso di voler espandere con altri due episodi, per un totale di cinque. C’è una squadra che in parte è la stessa degli ultimi Harry Potter (a partire dal regista, David Yates), c’è la voglia di coprire un arco narrativo che va dagli anni Venti alla fine della Seconda guerra mondiale (1945) e c’è il desiderio di espandere il parco giochi magico che è l’universo di Harry Potter. Però.

La Warner Bros. ha detto che tutto questo è sotto l’ipotesi che il terzo capitolo della saga apra anche al botteghino come apre al senso della storia. E che questa apertura si dimostri sufficiente per correre il rischio di continuare a produrre film da due ore che richiedono più di duecento milioni di dollari di budget, due o tre anni di lavoro e una sostanziale scommessa sul mercato che è sempre sul filo del rasoio. Basta un’accusa da cancel culture alla Rowling, ad esempio, a far saltare tutto. E ci siamo andati vicino, anche se il film riparatoriamente costruisce una storia di background tra Silente e il cattivo Grindelwald che può essere letta come una profonda amicizia di gioventù oppure una vera e propria storia sentimentale gay.

Il film ha resistito alla perdita di Johnny Depp (non si preoccupino i fan dell’attore: nel suo contratto c’era scritto che comunque sarebbe stato pagato i suoi 15-20 milioni di dollari a prescindere che completasse il film), allontanato da Warner Bros. nel 2020 dopo che aveva perso la causa per diffamazione contro il giornale britannico The Sun, che in un articolo l’aveva accusato di violenza sull’ex moglie Amber Heard. 

L’entrata in campo di Mads Mikkelsen è stata forse l’asso che ha salvato il film. Tutte le storie si reggono alla fine sul carisma del cattivo e Depp nei capitoli precedenti non aveva convinto più di tanto, mentre Mikkelsen porta una ventata di cattiveria e odio riflesso da parte del pubblico che non ricordavamo dai tempi di J.R. Ewing (tremate per il riferimento del paleolitico superiore).

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Il punteggio sul tabellone di Rotten Tomatoes per adesso è in bilico, con un 5.5 che non è ne veramente insufficiente ma neanche abbastanza sufficiente. I primi giorni di incassi, negli USA e nel resto del mondo, hanno portato in cascina molti soldi (circa 285 milioni) ma un film per avere economicamente successo deve fare tre volte il costo, che nel caso di questo terzo capitolo è di 200 milioni, come detto.

Si farà quindi una quarta e quinta parte della serie? Forse sì, forse no: il futuro è incerto. Se però fosse un ultimo film, che film sarebbe? Veniamo quindi alla pellicola. È un bel film. Ha mordente, evita le trappole e le fregature soprattutto del secondo capitolo, finora il vero punto debole della trilogia, e apre a scenografie mozzafiato. Come per Harry Potter anche la saga degli Animali Fantastici, che è sommersa di effetti speciali e di trucchi di sceneggiatura fatti da gente con mestiere antico e piuttosto artigianale, ha una grande dote. È profondamente cinematografico. È adatto al grande schermo. Respira bene sulle grandi superfici.

Questo film crea un altro tassello dell’universo di Rowling, aggiunge molte suggestioni per niente subdole su quel che sta succedendo nel mondo, con una fotografia della Berlino magica degli inquietanti anni Trenta, che sembrano riprese da Casablanca (per la parte dei nazisti con il cappotto lungo) e lascia intendere che potremmo vedere una vera guerra, tante volte evocata ed evitata per un soffio, come nella storia effettivamente è avvenuto.

Gli attori di questo film reggono bene il colpo: a partire da Eddie Redmayne che interpreta un mago con un convincente verismo e passando poi per un esplosivo Dan Fogler, un imponente Callum Turner e una notevole Jessica Williams (ma anche Ezra Miller è da seguire con attenzione).

C’è forse qualche dubbio nell’interpretazione di Jude Law, ma su questo attore purtroppo c’è una spada di Damocle che pende. È veramente dotato di carisma, presenza fisica, una intensa ambiguità di fondo che può essere di natura etica (è buono o cattivo?) o forse sessuale (è etero o gay?) soprattutto quando si sovrappone nel rapporto incestuoso con il grande nemico. Questa stessa ambiguità di fondo è anche legata al fatto che forse Law è rigido, interpreta in realtà se stesso e cambiando pettinatura, vestiti e facendosi crescere o tagliare la barba riesce a far credere di interpretare personaggi diversi mentre è sempre e solo se stesso. Chissà. Comunque, è un’incognita che pesa e un pochino stona.

La regia ha una mano ferma. Il procedere della storia è quasi meccanico ma molto coerente, come dopotutto è la scrittura della Rowling, anche se mancano le gag veramente riuscite. Ha insomma tutte le qualità del mondo tranne che la freschezza e soprattutto la spontaneità

Il film è da sufficienza piena o da bocciare? Lasciatecelo dire: non è mai una festa per gli occhi. Sotto tanto fumo come sempre la storia c’è. E anche i sottintesi, il senso di una narrazione che sta continuando ad aggiungere pezzi di un grande universo coerente che strizza l’occhio alla nostra società ma va anche oltre. È una storia forte, con aspetti quasi surreali (per fortuna gli animali adesso sono ritornati ad essere solo simbolici e a non dover essere a tutti i costi dei fenomeni da baraccone con strambe abitudini) e destinata a far battere il cuore. Manca l’amore, o forse c’è ma è tenuto pudicamente nascosto, in maniera tale che si capisca e non si capisca. Piacerebbe vederne un altro paio di storie così, e poi concludere definitivamente le saghe con i maghi e passare finalmente a qualcosa d’altro, dopo un quarto di secolo (solo per i film).

Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

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