“Decorum” di Hickman e Huddleston parte alla grande ma finisce deludendo

decorum saldapress hickman

Decorum è la nuova serie Image Comics targata Jonathan Hickman. In un universo lontanissimo nel tempo una fattorina finisce invischiata in affari molto più grandi di lei, e l’incontro con un’affascinante sicaria porterà la sua vita in direzioni del tutto nuove. Nel frattempo macchinazioni enormi sembrano voler portare l’intero sistema galattico a una svolta epocale. Una rivoluzione che qualcuno vuole evitare a ogni costo.

Avevamo parlato piuttosto bene del primo volume di Decorum, pubblicato in Italia da saldaPress, tanto da inserirlo nella nostra Top 5 del mese di gennaio. Con l’arrivo del secondo – e ultimo – tomo le cose però cambiano, e in maniera piuttosto netta. Non è dato sapere perché Hickman e Huddleston abbiano diluito i tre ultimi numeri (di otto) della serie nell’arco di un anno, ma è facile pensare che il loro sempre maggiore coinvolgimento nel progetto Three Worlds Three Moons per la piattaforma Substack abbia influito in maniera piuttosto pesante. 

La possibilità di essere tra i primi a sbarcare in un territorio ancora tutto da esplorare e le possibilità di guadagno offerte da una simile scelta avrebbero messo in crisi chiunque, va detto. Questo però non basta a giustificare la gestione di Decorum di Hickman. Per capire cosa è successo e come una narrazione potenzialmente molto interessante sia collassata su se stessa facciamo un passo indietro, partendo proprio da quello che avevamo detto della prima uscita.

decorum hickman saldapress fumetto

Nei primi capitoli di Decorum Hickman era partito in quarta e, come di suo solito, e aveva messo in piedi un processo di worldbuilding imponente, che veniva svelato al lettore attraverso continui contributi extra-fumetto. Un infodump incessante portato avanti a colpi di grafici, mappe, schede informative e tecniche. Nonostante questo imponente flusso di dati ulteriori particolari continuavano comunque a emergere dallo scorrere della storia, confermando il maniacale lavoro fatto in fase di progettazione. Come in altri libri dello scrittore si trattava di un processo portato avanti per accumulo, continuando a buttare ingredienti sul tavolo. 

La ricchezza dell’ universo messo su carta era tale da arrivare perfino a citare alla lettera, e in maniera piuttosto estesa, un classico intoccabile come L’Incal di Alejandro Jodorowsky e Moebius. C’erano momenti in cui ci si sentiva persi nella complessità del mondo di Decorum architettato da Hickman. Si aveva la percezione tangibile di avere tra le mani un universo enorme, che avrebbe richiesto anni per essere esplorato nella migliore maniera possibile.

Da tempo la Image Comics è alla ricerca di un nuovo Saga, una saga fantastica senza data di scadenza da poter portare avanti per un numero indefinito di cicli narrativi senza paura di esaurirla. Con titoli come Black Science o Lazarus ci sono andati vicini, ma la casa editrice non è mai riuscita a replicare il mix di paraculaggine, fantascienza, favola e crudezza del titolo di Brian K. Vaughan e Fiona Staples. Con Decorum sembrava arrivata la volta giusta.

Mike Huddleston

Invece, dopo aver investito tutti i primi numeri nel creare aspettative sempre maggiori, tutta la parte conclusiva della serie si conclude in maniera brusca e poco soddisfacente. I presupposti per qualcosa di grandioso c’erano tutti – un’apprendista assassina dal cuore tenero, un messia spaziale, un maligno impero di macchine – ma vengono qui sbriciolati riducendo tutto il rocambolesco terzo atto a un pugno di pagine che paiono improvvisate in sala d’attesa dallo sceneggiatore prima di entrare nell’ufficio di Eric Stephenson e dargli il benservito.

Prima dell’ultima pagina ogni porta o spiraglio che potrebbero dare adito alle speranze di un sequel vengono chiusi alla bene e meglio, lasciando il lettore con la bocca asciutta e un senso di amarezza che cancella quanto di buono e di grande fatto nei primi numeri. Perché, va ricordato, la partenza di Decorum è una delle migliori che si ricordi di recente.

Una bulimia di idee e stimoli che si rivela un campo da gioco perfetto quando la scelta del disegnatore cade su un Mike Huddleston in stato di grazia. Il disegnatore americano pare pescare a piene mani da quanto fatto da Ashley Wood nel corso della sua carriera, per reinterpretarlo però in chiave più moderna e dinamica. Il continuo alternarsi di sezioni pittoriche ad altre più stilizzate e graffianti, dove l’influenza dell’australiano emerge in maniera più decisa, rivelano un lavoro straordinario e si dimostrano l’aspetto più dirompente e appassionante di tutta l’operazione. 

decorum hickman saldapress fumetto

Con il passare dei numeri anche il lavoro di Huddleston si fa sempre più normalizzato, indirizzando probabilmente gran parte delle energie a Three Worlds Three Moons, ma questo non toglie che il contributo del disegnatore al mondo di Decorum sia straordinario e insostituibile. Mentre Hickman insiste con il suo andamento gelido e glaciale, fatto di dati e delle consuete grafiche vettoriali, Huddleston non si risparmia e dona all’universo narrativo un aspetto vivo e palpitante. Idee e stili diversi confluiscono su ogni pagina componendo un collage in miracoloso equilibrio, rumoroso e squillante ma mai neanche lontanamente cacofonico. 

Forse il modo migliore per approcciarsi a Decorum di Hickman e Huddleston è trattarlo come uno sfavillante art book, pieno di immagini e colori, da sfogliare per godersi la bellezza delle singole sequenze ignorandone l’aspetto narrativo generale.

Decorum (due volumi)
di Jonathan Hickman e Mike Huddleston
traduzione di Stefano A. Cresti
saldaPress, volume 1 gennaio 2022, volume 2 marzo 2022
cartonati, 200 pp. circa, colore
19,90 € a volume (acquista online)

Leggi anche: “Black Monday”, il mondo della finanza secondo Jonathan Hickman

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui. O seguici su InstagramFacebook e Twitter.