Il corpo sospeso di Darkam

di Angela Viola Borzachiello

dietro agli occhi darkam

Dietro agli occhi di Eugenia Monti, in arte Darkam, è il più recente fumetto pubblicato da Progetto Stigma ed Eris Edizioni. Illustratrice, fumettista e tatuatrice originaria di San Marino, da circa dieci anni Darkam vive a Berlino ed è già stata co-autrice con Alessia Di Giovanni di Piena di niente, sul tema dell’aborto, edito nel 2015 da BeccoGiallo. 

Dietro agli occhi è invece un diario autobiografico, e quasi psichedelico, creato in presa diretta durante due lunghi viaggi, il primo nel Sud-Est asiatico e il secondo in Colombia e Messico. L’autrice l’ha disegnato su sketchbook, fermando con tratto rapido ciò che incontrava lungo il cammino, nelle camere d’albergo o  durante i tragitti in bus. Per questa ragione forse il suo disegno – che mi ha ricordato lo stile di Dave McKean o del suo mentore Akab – ha un’urgenza e una necessità peculiari. Come se l’esigenza di catturare velocemente ciò che avveniva intorno a lei l’avesse condotta a una sintesi espressiva attenta a mantenere uno sguardo immediato sulle cose.

Lo scopo del primo viaggio, che Darkam fa col compagno Beto, è indagare sulle origini del tatuaggio e sulle pratiche delle sospensioni corporali. L’autrice porta qui a compimento una ricerca interiore, spirituale, che si realizza attraverso esperienze fisiche: esplorando il corpo, in particolare la pelle, a partire proprio dai tatuaggi. Un’ulteriore consapevolezza di sé viene raggiunta tramite l’esperienza della sospensione: una pratica dolorosa, “estrema” secondo i canoni della nostra cultura, che consiste nel restare appunto sospesi a mezz’aria tramite ganci e chiodi infilati nel corpo, sulla pelle.

Un’esperienza che l’autrice pratica da anni (se avete stomaci forti potete dare una sbirciata al suo profilo Instagram) e che le permette di sentirsi fuori di sé, di amplificare visioni e sensazioni, di giungere a uno stato di profonda meditazione e di benessere oltre il dolore. «A volte quando sei quasi in aria, con solo le punte dei piedi che toccano terra e i ganci sostengono in realtà tutto il tuo peso, la mente ti dice che non puoi farcela. Ed è lì che devi fidarti del tuo corpo, della tua pelle, di te. Il corpo, la mente, e le energie intorno, tutto è in equilibrio. Il tempo sospeso».

L’esperienza, dolorosa ed estatica, è un mezzo di auto-esplorazione che porta a una maggiore conoscenza di sé, a un superamento dei propri limiti fisici e sensoriali. Così, nel ritrarre se stessa durante la sospensione, l’autrice si disegna come sdoppiata, dentro e fuori di sé: corpo e contemporaneamente non corpo. Carne e contemporaneamente carta. Il rapporto tra se stessa e l’esterno non si limita a essere una riflessione intellettuale, ma diventa qualcosa di carnale, sensuale, sensibile. Il corpo è considerato un veicolo di conoscenza spirituale. La pelle e la carne, come la mano che li disegna, sono strumenti per superare i propri limiti. 

Nei paesi che attraversano, Darkam e Beto notano diverse celebrazioni religiose che prevedono l’uso di queste pratiche come offerta alle divinità e come mezzo per raggiungere stati di trance. La coppia ha modo di assistere alla potenza dei rituali collettivi. Apprende che tali pratiche “estreme” e private appartengono in realtà a una tradizione radicata nella storia dell’uomo.

Durante il secondo viaggio, invece, i due scoprono l’importanza dei riti individuali, delle antiche cerimonie di guarigione e delle medicine ancestrali come l’Ayahuasca e il Peyote, grazie agli insegnamenti di sciamani e veggenti, ma anche grazie agli incontri con le persone locali.

La coppia assume l’Ayahuasca, uno psichedelico purgante che serve a purificare in profondità il corpo dalle scorie interne e che può indurre a visioni. L’effetto è una sorta di pulizia interiore che fa percepire il mondo in modo diverso, liberando mente e corpo dalle sovrastrutture sociali e inducendo a stare nel presente. Il corpo, svuotato e purificato dalle scorie della vita quotidiana, può finalmente cogliere la realtà nella sua essenza.

dietro agli occhi darkam

In un secondo momento, durante il loro passaggio nel deserto, l’uso del Peyote amplifica i loro sensi e la mente. Tanto che il corpo sembra più leggero, calmo, come illuminato da una luce segreta («Se tengo gli occhi aperti mi sembra di poter vedere attraverso il buio, ma quando chiudo gli occhi vedo meraviglie»). Il viaggio non si limita al mondo tangibile, ma è soprattutto un modo per guardare dentro se stessi da una nuova prospettiva, per uscire dal ritmo della vita cittadina, per accettare e superare i propri confini, esplorando culture diverse che l’autrice sente vicine alla sua sensibilità.  

La storia è inframezzata da tavole in cui, durante le sue meditazioni, l’autrice discute con i Guardiani dell’anima: due figure, una con la faccia di asino e l’altra con la faccia da scimmia, che si prendono cura della sua vita come di una casa. Il viaggio diventa così, per la protagonista, un percorso interiore oltre che fisico, una ricerca che coinvolge le sue paure e il suo attaccamento agli oggetti, lo scorrere convenzionale del tempo, le cosiddette sicurezze materiali, la scoperta del presente e l’abbandono del superfluo.

Il suo sguardo – catturato dall’urgenza del segno – cambia nel corso della storia, cresce acquisendo conoscenza ed esperienza, anche se il mondo rimane la solita vecchia gabbia. Questo cammino così apparentemente “estremo” si rivela invece tanto semplice nel suo svolgimento quanto profondo nelle sue motivazioni. Mostra all’autrice e al lettore che dietro agli occhi c’è molto più di quanto si riesce a immaginare: che esiste, forse, una misteriosa felicità, oltre il corpo e il dolore.

Leggi le prime pagine del fumetto

Dietro agli occhi
di darkam
Progetto Stigma / Eris Edizioni, febbraio 2022
brossura, 240 pp., colore
23,00 € (acquista online)

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