È morto Justin Green, uno dei padri del fumetto autobiografico

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Il fumettista statunitense Justin Green è morto il 23 aprile scorso all’età di 76 anni. Green era noto per Binky Brown meets the Holy Virgin Mary, pubblicato da Last Gasp Eco Funnies nel 1972, considerato uno dei primi esempi di graphic novel autobiografico.

Cresciuto a Chicago con una rigida formazione cattolica, dopo gli studi alla Rhode Island School of Design, sul finire degli anni Sessanta Green si trasferì a San Francisco e, influenzato dai fumetti di Robert Crumb, iniziò a realizzare storie brevi partecipando al movimento underground del periodo.

In Binky Brown Meets the Holy Virgin Mary Justin Green racconta della propria infanzia, passata a combattere contro il senso di colpa instillato in lui dalla formazione cattolica e narra le molte reazioni irrazionali e compulsive che ne derivavano. Come ha raccontato Tonio Troiani, «con dovizia di particolari, Green mostra la lotta tra desiderio e colpa in una serie di tavole che oscillano tra i ghirigoro barocco e uno stile freaky che spopolava tra i tardi Sessanta e i primi Settanta. […] Green riversava con spregiudicata onestà se stesso nella sua opera, senza dover necessariamente caricare e forzare la verità dei fatti, ma descrivendoli nella loro cruda fattualità.»

Justin Green soffriva di scrupolosità, una forma di disturbo ossessivo compulsivo in cui i pensieri religiosi, morali ed etici creano ansie e sensi di colpa che compromettono la vita sociale e l’adattamento delle persone affette, con ripercussioni anche sulla sfera cognitiva. Il castrante senso di colpa derivante da questa variante dell’ODC risiederebbe in un pensiero disfunzionale caratterizzato dal meccanismo mentale di fusione pensiero-azione. In parole povere, i soggetti affetti da scrupolosità rivestono di un peso eccessivo ogni loro pensiero, vivendolo come un’azione trasgressiva.

Negli anni Ottanta Green conobbe e in seguito sposò la fumettista Carol Tyler, autrice di opere come You’ll Never Know e Late Bloomer. La coppia in seguito si trasferì a Cincinnati, dove Green iniziò a dedicarsi alla pittura, pur continuando a realizzare fumetti. Tra questi c’era la serie di strisce Signs of the Times, poi raccolte da Last Gap nel volume Justin Green’s Sign Game nel 1995, in venivano raccontava in tono umoristico il lavoro e i problemi di un pittore di insegne pubblicitarie, occupazione svolta per anni dallo stesso Green.

Negli anni Novanta Justin Green si dedicò principalmente a realizzare brevi biografie a fumetti di grandi musicisti americani per la rivista Pulse!, poi raccolte nel volume Musical Legends da Last Gasp nel 2004.

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