Kuaikan, un leader cinese nel mercato dei webtoon

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Il logo di Kuaikan al centro di una serie di personaggi dei suoi fumetti

La crescita recente dei webtoon – fumetti digitali distribuiti via app, con un’esperienza di lettura in scroll verticale – ha portato all’attenzione dell’editoria internazionale le nuove aziende leader in questo settore, ovvero publisher coreani come Naver e Kakao (proprio su Fumettologica, alcuni mesi fa Matteo Stefanelli aveva analizzato il sorprendente peso economico già raggiunto da queste aziende).

Sebbene anche negli Stati Uniti e in Francia esistano editori attivi in questo segmento, il webtoon rimane per ora un fenomeno soprattutto asiatico. Che include dunque, oltre alla Corea del Sud, anche il Giappone, dove i principali editori di manga, naturalmente, hanno sviluppato iniziative importanti in questo segmento. Ma anche la Cina sta avendo un peso di primo piano, nonostante sia meno noto e raccontato. 

Con una produzione di fumetti cartacei pesantemente rallentata dal pregiudizio (dominante per tutta l’epoca maoista) che i fumetti siano una forma d’espressione di provenienza occidentale e nipponica, fin dai primi anni 2000 è stato proprio il web il canale preferenziale in cui nuovi autori e autrici cinesi sono riusciti a raggiungere un pubblico e a trovare la libertà di esprimersi e di ispirarsi ai modelli stranieri.

È a partire da questi presupposti che è nata Kuaikan, la principale piattaforma di fumetti cinesi valutata 1,25 miliardi di dollari – quel che si dice un “unicorno”, nel gergo finanziario sulle aziende valutate oltre il miliardo – e oggi in piena espansione.

Come funziona Kuaikan

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Uno screenshot della homepage del sito di Kuaikan

Chiamati manhua o guoman (laddove si ispirino direttamente ai manga giapponesi), i fumetti pubblicati sul sito e sulla app Kuaikan si leggono su smartphone e hanno quindi lo stesso formato dei webtoon sudcoreani.

Kuaikan è il leader indiscusso del mercato webtoon, in Cina. I dati più recenti parlano di una base di 340 milioni di iscritti, di cui oltre 50 milioni di utenti mensili attivi. La sua attività è al contempo quella di un distributore e di un vero e proprio editore: traduce in cinese serie webtoon di successo straniere (come Who Made Me a Princess e Solo Leveling) e produce una vasta quantità di titoli originali, che distribuisce anche all’estero, sia attraverso le versioni dell’app in altre lingue (una dozzina), sia attraverso accordi con piattaforme terze. Tra i suoi oltre 80 partner stranieri ci sono, naturalmente, i principali colossi editoriali come i giapponesi Shogakukan e Shueisha e i coreani Naver Webtoon e Kakao. Lavorando in queste diverse direzioni, Kuaikan ha messo insieme un catalogo di oltre 8.000 titoli, realizzati da 5.000 autori tra professionisti ed esordienti.

Nella strategia di Kuaikan, l’obiettivo non è soltanto guadagnare dagli abbonamenti degli utenti, che leggono i primi episodi gratis e poi pagano per leggere il resto della serie. Si punta sullo sfruttamento dei diritti secondari, ossia sulla pubblicazione delle serie originali su piattaforme straniere, ma soprattutto sul merchandising e sugli adattamenti per il cinema o la tv (sulla falsariga del successo della serie live action tratta da Take My Brother Away).

Inoltre, per costruire e rafforzare il proprio pubblico, Kuaikan lavora sull’interazione con i fan, predisponendo in particolare spazi web dove le notizie e gli aggiornamenti sulle serie più popolari sono aperti ai commenti, aprendo account ufficiali degli autori con cui gli utenti del sito possono relazionarsi, e ovviamente gestendo account sui social più frequentati dai lettori, Weibo, Weichat e Tik Tok.

Questa centralità della relazione con il pubblico è fondamentale, dal momento che Kuaikan individua il suo target preferenziale (tra il 90% e il 94%) nella cosiddetta Generazione Z, ossia i nati tra il 1995 e il 2010 e nativi digitali, ragazze e ragazzi giovanissimi che per il contesto in cui sono cresciuti sono portati a esprimere in continuazione valutazioni sui contenuti che vengono loro offerti, e sono spesso pronti a produrne di nuovi. Individuare questo tipo di interlocutori è stato proprio ciò che ha portato Anni Chen, all’epoca neolaureata, a fondare Kuaikan.

Anni Chen, da fumettista a CEO

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Anni Chen, la fondatrice di Kuaikan

Nel 2011, mentre studiava economia all’università perché «all’epoca in Cina i fumettisti erano pochi e c’era la convinzione che fare fumetti non consentiva di sopravvivere», Anni Chen comincia a pubblicare sul social Weibo il webcomic autobiografico The 1 Percent Life, dove raccontava i suoi tentativi di diventare fumettista in un contesto in cui, stando all’opinione comune, solo l’1% ce la fa.

Intercettando evidentemente un argomento sensibile, Chen guadagna oltre 10 milioni di follower e coltiva l’idea di sviluppare, con l’aiuto di amici informatici, una app che consenta a chiunque di pubblicare i propri fumetti. Così nel 2014 inaugura la piattaforma Kuaikan Manhua pubblicando il suo lavoro, riuscendo a convogliarvi i suoi fan. Kuaikan diventa presto la app gratuita più scaricata in Cina e, stando a un’intervista del 2019, già allora raggiunge un pubblico di 170 milioni di lettori e lettrici, con circa 40 milioni di utenti attivi al mese.

Chen smette di fare la fumettista per diventare CEO, ma sembra non dimenticare da dove viene tanto da insistere con forza su una politica di valorizzazione dei talenti. E in effetti Kuaikan include una KK Academy, una divisione destinata a formare e supportare gli esordienti, un programma di incentivi per gli autori che raggiungono più lettori e perfino la copertura assicurativa per le spese mediche.

Tra i 30 top imprenditori under 30 segnalati da Forbes, Anni Chen ha dichiarato di avere un obiettivo decisamente ambizioso: fare di Kuaikan una sorta di Disney o Marvel cinese, ossia una fabbrica di contenuti che sistematicamente vengono adattati per altri medium e per il merchandising e che, pur traendo una specificità dal retroterra culturale in cui nascono, riescano a integrarsi e distinguersi nel panorama internazionale.

I webtoon Kuaikan in italiano

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Un’immagine di “The call of the Beasts”

I webtoon cinesi di Kuaikan, come si diceva, sono ormai diffusi in molte lingue, e fra queste c’è anche l’italiano. Come nella maggior parte dei paesi europei, in Italia questi fumetti sono disponibili attraverso piattaforme terze, diverse da quella ufficiale Kuaikan. Nel nostro paese si tratta di Jundo, una app e piattaforma di fumetti digitali nata nel 2020, che ha stretto un accordo con Kuaikan e tradotto già oltre 20 serie. Fra queste, alcune delle più rilevanti – note al pubblico internazionale, oltre che a quello cinese – sono le seguenti:

  • Of Machines and Beasts, un racconto post-apocalittico in cui il mondo è abitato da cyborg, a metà tra esseri umani e macchine, e Spiriti Bestia, che invece aspirano a una comunione totale con la natura. In Cina la serie ha superato 1,8 miliardi di visualizzazioni. Jundo, inoltre, lo pubblica anche in edizione cartacea, che è anche la prima al mondo di un fumetto di Kaiukan.
  • Streetball Arena, uno spokon (ovvero di genere sportivo, nel gergo dei manga) in cui un ragazzo si appassiona al basket giocando per strada, puntando poi a giocare a livello agonistico. 
  • The call of the Beasts, un poliziesco in cui un’agente e un detective indagano su una serie di omicidi avvenuti a seguito della comparsa di gatti.
  • Love in the sunset, un fumetto romantico, in cui un ragazzo e una ragazza dai caratteri opposti si incontrano al tramonto, intrecciando un legame sempre più forte.
  • After9000, uno slice-of-life che racconta le avventure tragicomiche di una ragazza single in cerca di lavoro, di sua nonna che vuole fare la ballerina e di un ragazzino dalla risposta pronta, il tutto nella cornice della Pechino dei nostri giorni.
  • Devil’s bookshelf, una serie antologica horror che esplora le paure e gli abissi dell’animo umano, attingendo a una visione del soprannaturale decisamente orientale.

Le prospettive future di Kuaikan

Kuaikan potrebbe contribuire a cambiare l’ecosistema del fumetto cinese, non solo aumentando il numero di lettori e lettrici – un anno fa gli utenti attivi mensili erano poco meno di 30 milioni, dunque la crescita a 50 milioni è stata particolarmente impressionante – ma creando un terreno sempre più fertile per nuove firme e nuove opere. E in questa direzione sembra andare la scelta di Anni Chen di produrre anche il documentario Comics Forever, dedicato a raccontare il lavoro, la vita e le difficoltà dei fumettisti e il loro ruolo all’interno dell’industria culturale cinese.

Eppure, stimolare la cultura e l’industria del fumetto cinese sembra una dichiarazione d’intenti non sempre supportata da scelte coerenti. Di 150 nuovi titoli annunciati da Kuaikan 80 sono adattamenti da romanzi, e questo nonostante la volontà di valorizzare autori, creare serie originali e formulare un linguaggio nuovo, dal respiro internazionale ma sempre legato all’immaginario e alla cultura cinese. A questa constatazione si aggiunge che, stando alle dichiarazioni di Chen, la piattaforma ha scelto di investire nella realizzazione di video comic, ossia di video brevi a metà tra webcomic e animazione. È chiara quindi l’intenzione di puntare non solo sull’originalità dei contenuti ma anche su un ripensamento o “potenziamento” audiovisivo del formato webtoon, con il rischio di ridurre, sebbene solo parzialmente, le specificità proprie del fumetto.

In secondo luogo, la politica di fidelizzazione degli utenti di Kuaikan non è esattamente priva di falle. Il 90% delle serie pubblicate sulla piattaforma sono leggibili su abbonamento, ma per sbloccare gli episodi bisogna acquistare una valuta specifica, i KK coins. I KK coins hanno però una scadenza, e se non vengono subito investiti per leggere una serie dopo qualche tempo si azzerano, con buona pace degli utenti paganti ma ritardatari.

Il fine principale di questa politica non sembra quindi costruire un pubblico di lettori e lettrici appassionati, quanto di mantenere stabilmente alto il traffico mensile della piattaforma. Niente di nuovo: è il modello di business di tutte le piattaforme SVOD, che si occupino di cinema e serie tv o di musica. Ma certamente, per il mondo del fumetto, si tratta di una rivoluzione profonda nel rapporto con la lettura e con gli stessi marchi editoriali.

Come hanno ormai dimostrato Webtoon.com, Piccoma e le altre app coreane dei gruppi Naver e Kakao, il futuro del fumetto – digitale, ma non solo – è destinato a essere influenzato in maniera importante, se non addirittura radicale, dalle tante novità rappresentate dai webtoon. Ma in questa lunga corsa verso il futuro, ricordiamoci di considerare sempre di più, grazie a Kuaikan, anche la Cina.

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