“My Dress-Up Darling”. Un manga sul mondo del cosplay

My Dress-Up Darling manga j-pop cosplay

Tra i titoli che ultimamente fanno capolino nelle classifiche dei libri più venduti in Italia c’è il seinen My Dress-Up Darling: Bisque Doll dell’autrice Shinichi Fukuda, pubblicato in Italia da J-Pop. La serie, tuttora in corso, è una commedia romantica con elementi ecchi (ossia di erotismo leggero) che parla di cosplay e combina istanze moderne con stilemi narrativi e rappresentativi più tradizionali.

Wakana è un liceale solitario e introverso che vive con il nonno e sogna di ereditare la sua attività diventando un artigiano di bambole hina (statuette tradizionali usate come portafortuna per le bambine). Il suo esatto opposto è la compagna di classe Marin, carina, popolare e gentile. La ragazza sorprende Wakana nell’aula vuota di economia domestica mentre sta cucendo l’abito di una bambola, ma anziché prenderlo in giro gli chiede di aiutarla a confezionare il costume del suo personaggio preferito, la protagonista di un improbabile videogioco erotico intitolato Lady Depravata 2. Colpito dalla passione che Marin mostra per il cosplay e affascinato da lei, Wakana accetta. Nonostante vari momenti di imbarazzo, l’amicizia con Marin diventerà sempre più preziosa per il ragazzo, mentre il garbo di Wakana e la sua dedizione al lavoro finiranno per colpire al cuore la cosplayer.

Uno dei messaggi che My dress-up darling cerca di dare forte e chiaro è la necessità di decostruire certi stereotipi di genere, sostenendo l’idea che ognuno dovrebbe sentirsi libero di coltivare le proprie inclinazioni. Wakana ha un talento per cucire abiti e ama le bambole hina, entrambe cose tradizionalmente associate alla sfera femminile, mentre Marin impazzisce per un videogioco porno-sadomaso chiaramente pensato per un pubblico maschile. Questo non corrispondere a modelli socialmente consolidati li rende dei protagonisti bizzarri, ma segna anche l’inizio di un percorso di consapevolezza che li avvicinerà sempre di più.

All’interno della cornice romance c’è dell’altro. Wakana è un ragazzo impacciato e beneducato, come tanti eroi dei manga sentimentali, e ama la compagnia di Marin e la sua energia, ma decisamente non resta indifferente alla sua bellezza. Marin dal canto suo, pur essendo una brava ragazza, si diverte non poco a metterlo in imbarazzo mostrandogli le sue forme con vari pretesti più o meno fondati. Il sentimentalismo romantico resta sempre dietro l’angolo, ma è innegabile che al centro del racconto ci sia l’attrazione fisica e la tempesta ormonale tipica dell’adolescenza, raccontate in modo ironico e leggero, anche se la gratuità con cui Marin è continuamente esposta all’occhio del protagonista (e ovviamente di chi legge) fa pensare che ci sia un punto di vista preferenziale, quello di un pubblico maschile amante delle situazioni scollacciate.

Eppure alla luce di una sensibilità moderna che per molti versi, come si è visto, la serie sembra accogliere, la sensualità della protagonista femminile diventa un elemento potenzialmente problematico in relazione al mondo che My Dress-Up Darling si propone di raccontare, quello del cosplay. Usando le parole di Marin, il cosplay è un mezzo per «trasmettere l’affetto che provi verso i tuoi eroi preferiti con ogni fibra del tuo corpo»: è un omaggio a storie e personaggi che in qualche modo definiscono e plasmano l’immaginario e richiede energie, risorse economiche, tempo, disponibilità a girare per negozi specializzati, frequentare fiere ed eventi a tema. Ma il mondo del cosplay è anche uno degli ambiti in cui il corpo femminile è oggetto di giudizi affrettati e pregiudizi atavici, e in cui, come testimonia la campagna pre-pandemia #CosplayIsNotConsent, una ragazza che indossa un costume sexy può facilmente incappare in commenti sgradevoli, molestie e violenze.

Nei primi due volumi di My Dress-Up Darling Fukuda, pur raccontando nei dettagli alcuni aspetti dell’esperienza di un’aspirante cosplayer, sceglie di non fare cenno a questa situazione e anzi assume una posizione ambivalente nel definire gli elementi essenziali della protagonista femminile: facendo di Marin una brava ragazza che diventa cosplayer sexy sostiene implicitamente che l’amore per un personaggio “discutibile” e la scelta di impersonarlo non definiscono una persona nella sua totalità, messaggio cristallino e sacrosanto; d’altra parte, però, in quasi tutte le scene dà di Marin una rappresentazione sessualizzata, anche quando la ragazza indossa abiti normali e non il costume di Lady Depravata. Tutto questo senza mai affrontare il nodo vero della questione, la libertà femminile di esporsi allo sguardo senza per questo appiattirsi in uno stereotipo sexy.

Per quanto riguarda lo stile grafico, Fukuda trova un buon compromesso tra stilizzazione e cura dei dettagli. La stilizzazione si rileva nelle fisionomie, caratterizzate da volti espressivi con occhi grandi e luccicanti e nasi quasi inesistenti. La cura dei dettagli è soprattutto legata alla resa dell’abbigliamento e in particolare dei cosplay, con l’uso intelligente di retini e pattern vistosi, sfruttati per restituire un effetto collage. Particolare attenzione c’è poi nella rappresentazione di Marin e del suo fisico mozzafiato, con il dettaglio dei riflessi luminosi che evidenziano le rotondità caratteristici dei manga osé.

In attesa di capire quali saranno gli sviluppi dei prossimi volumi, la serie di Fukuda ha l’indiscusso merito di catturare tipi di pubblico differenti veicolando messaggi e simbologie che vanno in realtà in direzioni opposte. Riuscendo a essere, grazie a un tocco di ironia, contemporaneamente retrograda e moderna, My dress-up darling è uno specchio perfetto dei nostri tempi.

My Dress-up Darling: Bisque Doll 1-2
di Shinichi Fukuda
traduzione di Roberto Marzano
J-Pop, da gennaio 2022
brossurati, 208 pp., b/n con pagine a colori
6,50 € cad. (acquista online)

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