È morto il fumettista Stelio Fenzo

stelio fenzo
Stelio Fenzo | Fonte: YouTube

Il fumettista e illustratore italiano Stelio Fenzo è morto all’età di 89 anni. Nato a Venezia nel 1932, Stelio Fenzo è stato un disegnatore molto prolifico. Realizzò i suoi primi lavori a 14 anni per il giornale diocesano La voce di San Marco e contemporaneamente conobbe gli autori della rivista Asso di Picche, tra cui Hugo Pratt, Mario Faustinelli e Alberto Ongaro.

All’inizio degli anni Cinquanta, dopo una serie di collaborazioni con giornali come Gazzetta del Popolo e Gazzettino Sera, iniziò a lavorare per il Vittorioso. Successivamente si trasferì in Inghilterra, dove lavorò a fumetti polizieschi e di guerra per la casa editrice Fleetway e fumetti rosa per la Thompson.

stelio fenzo kiwi

Rientrato in Italia, negli anni Sessanta ereditò da Hugo Pratt il lavoro ai disegni di Kiwi, fumetto pubblicato da Fasani e creato da Giancarlo Ottani e Pratt che raccontava le avventure africane di un giovane ragazzo allevato dagli animali, sulla scia di Tarzan. Sempre Pratt gli cedette il lavoro ai disegni di un’altra serie, Capitan Moko (in precedenza Capitan Cormorant), in cui si narravano avventure marinaresche e coloniali dell’Inghilterra del 1700.

Negli anni Settanta iniziò una lunga collaborazione al settimanale Il Giornalino, per cui realizzò sui testi di Raul Traverso il western I racconti di Saloon (1972-1976). La serie nasceva da un’idea di Don Tommaso Mastrandrea, allora capo della redazione romana e dal 1976 direttore della rivista. Il protagonista del fumetto era il classico “vecchietto del West” che di volta in volta raccontava le sue imprese di gioventù (come soldato, cowboy o pony express).

«Non mi è mai piaciuto il western, neppure al cinema, ma andava di moda. Il Giornalino allora proponeva molte serie western (mi ricordo che in quasi ogni numero della rivista c’era una storia di Larry Yuma) e così mi sono dovuto adattare, iniziando la serie un po’ di malavoglia. Ero costretto a riguardarmi i film con John Wayne e Gary Cooper in televisione per disegnare vestiti, cavalli, armi. Questa serie l’ho fatta per dovere, ma alla fine mi ci sono anche affezionato», ricordò l’autore in un’intervista concessa a Roberto Guarino e Matteo Pollone della casa editrice Allagalla, che nel 2019 ha rieditato integralmente le storie Amar Singh disegnate da Fenzo.

Amar Singh, uno dei lavori più noti di Stelio Fenzo, è stato pubblicato anch’esso sul Giornalino negli anni Settanta. Scritto da Renata Gilardini, raccontava una storia coloniale ambientata nell’India nella prima metà dell’800. Al centro della vicenda c’era il nobile britannico William Vernt, un ufficiale del 27° Lancieri del Bengala inviato a Bahawalpur per svolgere una missione per conto della Compagnia delle Indie. Sul posto Vernt incontrava il re Teg Singh, che gli affidava l’istruzione del nipote Amar Singh affinché questi diventasse un grande guerriero.

«Sono molto soddisfatto della serie. È stata una grande fatica perché all’epoca non c’era internet, che oggi dà un grande aiuto con la documentazione. Era una serie storica ambientata nell’India dell’800 e quindi c’erano le divise degli inglesi, gli abiti tipici degli indiani, le armi, le ambientazioni. Mi sono aiutato con tanti libri e molti film. Ad un certo punto c’è stato il Sandokan televisivo che mi ha dato un gran mano. Lavorare con Renata Gelardini è stato davvero un piacere. Era una donna molto colta e non dava mai materiale banale da realizzare», ricordò Fenzo a Guarino e Pollone di Allagalla.

Per il Giornalino Fenzo realizzò molti altri fumetti, tra cui Simba (testi della moglie Loredana D’Este, 1978-1985), I due del Sudan (testi di Mino Milani, 1990), Le tartarughe ninja (testi del nipote Fabio Fenzo, 1994-1998) e vari adattamenti letterari come Un americano alla corte di Re Artù, da Twain (testi di Toni Pagot, 1999) o Kim, da Kipling (testi di Paola Ferrarini, 1992), dalle atmosfere molto simili a quelle di Amar Singh.

stelio fenzo belzeba

Negli anni Settanta e Ottanta lavorò inoltre per le diverse case editrici di Renzo Barbieri, tra cui ErreGI, Ediperiodici e Edifumetto, realizzando alcune storie poliziesche (collana Odeon), pornografiche (collana Tabu) e dell’orrore (collane Macabro e Orrore) e creando testate longeve come Jungla, che raccontava le avventure erotiche di una vergine africana, o Belzeba, con le avventure erotiche di un diavolo ermafrodita.

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