La rabbia giovane: “Strange Rage” di Giorgia Kelley

di Angela Viola Borzachiello

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Strange Rage è il primo fumetto di Giorgia Kelley, una giovane autrice classe 1989 che da qualche anno si è trasferita dall’Italia a Manchester, dove lavora come traduttrice e illustratrice. Proprio l’espatrio per motivi lavorativi è la tematica centrale di Strange Rage: Giorgia Kelley ci introduce nel mondo degli under 30 contemporanei, raccontando una storia che ha per protagonisti tre ragazzi italiani, Gloria, Anna e Leo, giunti a Manchester per cercare fortuna e ritrovatisi a svolgere, per scelta, lavori mal pagati e ben al di sotto delle proprie capacità e cultura.

Nel loro quotidiano vivacchiare, i giovani protagonisti vagano nel paesaggio cittadino della città inglese, immersi in una coltre di pensieri e dubbi che impediscono di intravedere un orizzonte migliore. Un orizzonte che sanno esistere ma che non si riesce a scorgere. Gli impieghi provvisori, però, li fanno sentire aperti a possibili cambiamenti di vita. I tre hanno anche più tempo per divertirsi ogni sera, nel tentativo di sfuggire attraverso le solite soluzioni, come il fumo e l’alcool, a una realtà che in fondo fa paura

Trovarsi all’estero e lavorare senza certezze genera in loro sensazioni contraddittorie, tra la precarietà e la libertà. Ed è questa precarietà sottile che viene indagata nel libro, attraverso dettagli apparentemente banali e con un tono leggero e implicito. In un altro tempo, forse, ci saremmo trovati di fronte a un classico romanzo di formazione, con i suoi incontri significativi e le esperienze che aiutano a crescere. Ma in questo mondo precario e distaccato forse non ha più senso un romanzo di formazione. O forse, questo deve diventare qualcosa d’altro: un racconto di smarrimento

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Come ci conferma l’autrice, «Sì, è un romanzo di formazione, però ha un ruolo anche lo stato dei millennial, a cui penso spesso. Penso che lo smarrimento sia un fenomeno di larga scala per la nostra generazione. Finite le superiori e l’università tante traiettorie promesse o prese per scontate non si sono presentate. Anche chi ha trovato la propria strada sembra aver gestito tanti compromessi inaspettati lungo la via».

La storia si svolge nell’arco di ventiquattro ore e comincia con un piccolo incidente: una ragazza che inciampa e versa del vino sulla maglietta di Anna, la quale quindi va in cerca di un negozio aperto per comprarne una di ricambio, seguita da Gloria e Leo. Nel loro piccolo viaggio pratico, i tre si raccontano le loro vite da expat in bilico. Gloria ricorda le sue iniziali difficoltà di ambientarsi e di ricostruirsi un’identità, i piccoli cambiamenti di abitudini adottati per trovare uno spazio, come iniziare a fumare per fare gruppo durante le pause con i colleghi. 

I tre condividono l’appartenenza al transito. Andare via dal proprio ambiente implica mettersi in gioco, sfidare le proprie potenzialità, cercare un’alternativa al percorso segnato, forse migliore: questa è la loro sfida, vissuta con la libertà di non pianificare, con la speranza di trovare nuovi sogni da realizzare.

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In Strange Rage Giorgia Kelley delinea un immaginario consapevole di situazioni e silenzi in cui il paesaggio cittadino ha un ruolo da protagonista, descrivendo posti ben precisi e servendosi di una narrazione leggera, o meglio piena di non detti. I dialoghi in italiano e inglese sono essenziali, semplici e banali come lo è la vita quotidiana. Quasi un’eco lontana, una colonna sonora impalpabile come la canzone dei Nots che ha dato il titolo a questo fumetto, che l’autrice ascoltava durante il suo primo soggiorno a Manchester: una “città a forma di lavoro”, concreta e astratta allo stesso tempo, fatta apposta per essere percorsa da alieni, visitatori notturni destinati a non mettere mai radici.

Questi personaggi, colti casualmente tra le miriadi di coetanei expat come loro, si muovono senza una meta precisa, alla deriva nello spazio e nel tempo, continuamente segnalato nel corso dei capitoli e sulle insegne dei negozi, immersi nel buio accecante della notte di Manchester. «Trovo che l’Inghilterra si presenti in modo molto coeso», ci dice Giorgia Kelley. «È perfetta come sfondo per un fumetto perché è immediatamente riconoscibile ed esteticamente accattivante.»

Il disegno di Kelley colpisce per la nitidezza dei bianchi e neri, per il tratto che si assottiglia nella descrizione dei paesaggi diurni e in penombra, cullati da un tepore quasi rassicurante. Si coglie lo stesso sguardo dei grandi fumettisti che hanno raccontato storie minimali e intime. «Mentre disegnavo mi sono circondata di fumetti che ho sfogliato tutte le volte che mi trovavo bloccata. Nulla è più importante del tratto. Sulla mia scrivania troveresti libri di Moebius, Pazienza e Crumb, Italo di Vincenzo Filosa, Ghost World di Daniel Clowes, Barney e la Blue Note di Jacques de Loustal. In generale preferisco opere che seguono i personaggi nelle vicende delle loro vite, osservandoli senza interferire con morali o messaggi e senza usarli come portavoce delle mie idee personali.»

Strange Rage in effetti riesce a raccontare, senza mai dirlo, il senso di smarrimento di una generazione nel passaggio verso l’età adulta. E lo fa con grazia, con una strana leggerezza rabbiosa e con piena consapevolezza dei propri mezzi. Giorgia Kelley parte dalla propria esperienza ma evita di cedere all’autobiografia. Anzi, alza lo sguardo e insegue i suoi personaggi senza esprimere giudizi: li lascia liberi di vagare lungo le pagine, senza cercare frasi a effetto o verità rivelate. 

Così, tra le parole e i gesti quotidiani di una normale giornata tra amici, si svela uno strano sentimento, che è forse la verità più profonda di questa generazione: una rabbia sottile, ma timida e potente allo stesso tempo.

Strange Rage
di Giorgia Kelley
Rizzoli Lizard, febbraio 2022
brossura, 160 pp., B/N
17,00 € (acquista online)

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