L’uomo che ha letto tutti i fumetti Marvel e ci ha scritto un libro

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“All of the Marvels”, di Douglas Wolk, pubblicato da Penguin Random House | Immagine via Amazon

Nel libro Figure, Riccardo Falcinelli spiega che l’approccio migliore, per imparare, è confrontare. Quando si entra in un museo, è più utile guardare come ogni pittore ha disegnato le nuvole, e confrontare ogni nuvola con l’altra, facendo poi emergere differenze d’approccio e contesti storici, piuttosto che sorbirsi una spiegazione lineare e onnicomprensiva della carriera di un pittore, poi di un altro e un altro ancora.

Guardare le nuvole è quello che ha provato a fare Douglas Wolk, critico, giornalista e professore alla Portland State University, che ha scritto per New York Times, Rolling Stone, Washington Post, Los Angeles Times ed è autore del saggio Reading Comics: How Graphic Novels Work and What They Mean, una delle letture di riferimento sul rinnovamento dei comics negli anni Duemila. Solo che, al posto delle nuvole, Wolk ha guardato e letto i fumetti pubblicati da Marvel Comics. Tutti. Quanti. Si tratta di più di 80 anni di pubblicazioni mensili (e in alcuni casi bimestrali), per un totale di circa 27.000 albi.

La premessa del libro sembrerebbe una versione intellettuale di Jackass o di una challenge mangereccia per testare i propri limiti digestivi. In realtà, quella di Wolk è una sfida fumettisticamente gargantuesca che ha affrontato con obiettivi meno triviali del far vedere come reagisce il corpo umano alla lettura di 27.000 storie di supereroi. Prendendo in prestito le parole del filosofo Timothy Morton, Wolk descrive l’epopea Marvel come un iperoggetto troppo grande perché possa essere visto o percepito in maniera diretta con una sola occhiata. All of the Marvels è perciò pensato come una guida che evidenzi motivi, temi ricorrenti, traiettorie ed evoluzioni, o percorsi tematici che cercano, per esempio, di raccontare un personaggio attraverso le storie più interessanti, che non sono sempre quelle che ci si aspetterebbe.

«Per un po’ ho provato a cercare una struttura che mi permettesse di trattare tutto quanto, ma non ha mai funzionato» ha spiegato Wolk a Fumettologica. «Poi mi sono accorto di come io fruissi questi fumetti, delle associazioni e dei percorsi che mi creavo in testa, che fossero basati sui personaggi o sugli autori o su tematiche più larghe.»

Wolk ha scelto le storie in base al proprio gusto e in base anche all’ottima intuizione che non ci sia bisogno di altre parole sul Daredevil di Frank Miller o sugli X-Men di Chris Claremont, a meno che non siano davvero incisive. Il percorso di lettura di Spider-Man, per esempio, inizia con un albo promozionale del 2007 che anticipava la fase Un nuovo giorno e che, secondo Wolk, spiega l’essenza del personaggio meglio di tante altre storiche avventure. Non è che eviti passaggi obbligatori come Amazing Fantasy 15 (l’albo in cui debutta l’Uomo Ragno), solo li tratta come strumenti per contestualizzare un personaggio e non come tappe storiche. Anche perché in queste origini di rado vediamo la vera natura dei protagonisti.

Nel compilare questi tragitti, l’autore è partito annotando idee ai margini dei vari albi, «poi quando mi accorgevo che si stava formando una tesi o un’argomentazione sceglievo i fumetti che mi permettevano di parlare del numero specifico ma anche del tema generale. Per un po’ ho fantasticato sull’idea di scrivere un capitolo dedicato all’architettura di New York, o anche solo a quella di Times Square, ma si è rivelato più complicato del previsto».

Gli oltre ventimila albi, Wolk li ha letti in maniera non sequenziale perché gli «piaceva cambiare genere e tipi di storie e inoltre leggere intere annate, magari non granché belle dal punto di vista della qualità, sarebbe stato insopportabile». L’unico personaggio di cui ha letto le avventure in blocco è stato il Punitore, uno di quelli che apprezza di meno («viene presentato come una soluzione a problemi del mondo reale»). Si è chiuso in un hotel e in undici giorni ha fatto una maratona di tutti i suoi fumetti, gli ultimi che gli rimanevano. Il capitolo che ne è nato, però, è stato tagliato dal libro per questione di ritmo – ma l’autore lo ha stampato e distribuito durante il tour promozionale.

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Douglas Wolk | Foto: Lisa Gidle

All of the Marvels riesce a essere a misura di lettore comune grazie alla prospettiva più da giornalista che da accademico. Meglio, le modalità sono accademiche, il piglio divulgativo. «Una delle cose a cui tenevo di più era scrivere un libro che fosse godibile anche da chi non era un lettore di fumetti. Evitare un tono accademico e pedante, o che fosse troppo autoriferito, è stata una delle cose più difficili da mettere in pratica mentre scrivevo.» Una delle ispirazioni di Wolk è stata il libro Perfumes: The A-Z Guide, di Luca Turin e Tania Sanchez, un libro di critica profumiera «incredibilmente avvincente nonostante il fatto che io non sappia nulla di profumi».

Ma All of the Marvels è una lettura utile anche per gli appassionati, che potrebbero scoprire opere che avevano sdegnato o curiosità che non conoscevano. C’è questa doppia lettura in cui nel testo principale Wolk accompagna il lettore per mano cercando di essere chiaro anche per l’avventore più sprovveduto, e poi nelle note si scatena con approfondimenti pazzi, come un piccolo saggio comparativo tra cinque ristampe della stessa storia del Dottor Strange colorate in maniera diversa, o un capitolo sulla musica pop all’interno del mondo Marvel e come i personaggi interagiscono con questa espressione artistica. Ma ci sono anche chicche spurie: primo autore il cui nome compare sulla copertina di un albo? Wally Wood, pare; sapevate che esistono fumetti Marvel recenti di cui nemmeno la Marvel ha più i file? E qual è l’unico personaggio che Spider-Man non ha mia incrociato? Non indovinereste mai.

In realtà Wolk ha un passato da avido lettore dei fumetti DC Comics, «ma leggevo sempre anche quelli Marvel, non penso sia trascorso nemmeno un mese da quando avevo dieci anni senza che ne legga almeno uno. E mi sono sempre tenuto aggiornato su quello che scrivevano Brian Bendis e Matt Fraction». Tuttavia, un libro come All of the Marvels in chiave DC Comics non sarebbe stato possibile perché «la storia DC non è un continuum come quella Marvel. Ci sono voluti decenni prima che si organizzassero in maniera coerente, e poi è stata riavviata varie volte. Non c’è modo di parlarne come fosse un’unica storia, perché continua a disconoscere il proprio passato. Non che non sia interessante – anzi, è parecchio affascinante che alcune delle storie più belle di DC Comics siano, in un modo o nell’altro, estranee alla continuity principale – però non era utile al mio scopo».

Nonostante la tendenza ormai sia quella di trovare connessioni anche dove non c’erano, alla ricerca di un “grande disegno”, All of the Marvels rifiuta l’idea del monolite narrativo. Marvel Comics smette di essere un editore e diventa un progetto narrativo, un sistema, una montagna, stratificata dall’azione del tempo e dal tempo stesso erosa, la cui vetta è raggiungibile attraverso una moltitudine di percorsi.

Imbarcandosi nell’impresa, Wolk cerca di comunicare i pregi e i difetti del fumetto seriale. Si scaglia contro le cattive abitudini e gli usi che si sono assiepati attorno al genere supereroistico: i nerd sfegatati che non vogliono che i loro personaggi preferiti cambino, la pretesa che la conoscenza, indisciplinata e folle, di quante più storie possibili renda le persone più “fan” di altre; e difende uno degli elementi bistrattati delle soap opera in costume, la continuity.

Wolk dice che la continuity, in quanto tratto caratteristico dei fumetti di supereroi, va abbracciata per quello è. «Quando la continuity funziona, ed è usata bene, è uno strumento narrativo straordinario. Permette la creazione di un mondo, e di personaggi al suo interno, con decenni di retroterra a renderlo più ricco e profondo. Puoi dare per scontato tutta quella Storia, invece che inventarla o spiegarla.» Per il giornalista, gli effetti di un buon uso della continuity sono riscontrabili nell’Universo Cinematografico Marvel, dove una serie tv come Hawkeye funziona bene presa da sola (si capisce dal contesto chi sono Yelena e Ronin), ma se hai visto Avengers: Endgame o Blak Widow, assume un altro significato.

All of the Marvels poteva essere tante cose. Di tutte, è la dimostrazione della ricchezza e varietà del catalogo Marvel, ma anche, forse più importante ancora, un segnale di come il discorso attorno ai fumetti si sia evoluto al punto da permettere che esperimenti come questi vedano la luce.

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