È arrivato il multiverso della follia e Doctor Strange ci è dentro fino al collo

doctor strange nel multiverso della follia recensione film

Caro lettore e aspirante spettatore che odia gli spoiler, è arrivato il momento da me più temuto di tutta la stagione. Devo scrivere la recensione del nuovo film della Marvel: quello con il Doctor Strange che mi piace un fiocco anche se non è esattamente un supereroe (è più un personaggio fantasy, secondo me) che combatte contro streghe e altre cose simili nel multiverso della follia. Il titolo del film lo sai e i trailer li hai visti anche tu, caro lettore. Cosa posso dirti ancora senza spoilerare tutto?

Ah, ecco: il regista. Quello da solo non è uno spoiler, quindi non vale: Sam Raimi. Il quale ovviamente fa un film alla Sam Raimi: hai presente, con i morti viventi, le mani che escono dalla terra nel cimitero, gli spiriti dell’inferno e cose del genere. Cioè, no, non li fa (niente spoiler!), ma una parte dell’anima del film è quella. La possessione di un corpo come non l’hai mai vista, questo te lo posso garantire. È la metà del film che rende il tutto più “artistico” e unico, rispetto alla maggior parte degli altri film Marvel.

L’altra anima del film, per brevità e comodità concettuale, si chiama Kevin Feige. Lui rappresenta l’idea di film della Marvel. Cioè l’idea che ci sia una serie ininterrotta di inseguimenti, effetti speciali, scazzottate, trame strappalacrime e un po’ occhieggianti al pubblico femminile. Dopotutto, Benedict Cumberbatch si presta bene, da questo punto di vista, ma anche il tema della maternità e della rabbia la fa da padrone. E le seconde occasioni, che sono poi il vero “leit-motiv”, come vedrai più avanti. Inoltre, anche questo film è sempre più multietnico, con la giovane protagonista messicana Xochitl Gomez che è anche parecchio brava. Tuttavia, non vince nessun premio perché non è la prima persona messicana: ha già vinto Salma Hayek in Eternals, in tutti i sensi.

Come ti dicevo, caro lettore che odia gli spoiler, Feige è l’anima furba, divertente, da fumettone (e dopotutto è un film della Marvel). Ma è un’anima che ha anche coraggio e sa come rimescolare le carte, e quindi abbraccia un’altra anima, più horror. Quella di Raimi, che deve essere un tizio con il quale è meglio non restare bloccati in ascensore il venerdì sera quando gli uffici stanno chiudendo e nessuno ti sentirà gridare almeno fino a lunedì.

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Questa volta Raimi, dopo aver girato tre Spider-Man di un’altra epoca e averne forse in canna un quarto del nuovo ciclo, si è messo di buzzo buono e deve aver fatto infilare nel suo contratto una postilla del tipo: «Però mi voglio anche divertire». Infatti, dopo essersi scrocchiato ben bene le dita, si è messo a raccontare una parte della storia con la sua “sensibilità”. Diciamo, caro lettore, con la sua mente psicotica ed evidentemente in difficoltà. È la seconda parte, quella che arriva quando (secondo il manuale della perfetta sceneggiatura “Il viaggio dell’eroe“) si entra nel ventre della balena, che qui però si chiama multiverso, e decisamente sembra di non uscirne più.

La parte di Doctor Strange nel multiverso della follia in cui Raimi mette la sesta e accelera vertiginosamente mi ricorda un’epoca diversa: quella in cui le trame dei film erano fatte in modo tale che si capiva sempre dove uno si trovava e cosa stava succedendo e a chi. Un po’ come l’unità di tempo, luogo e azione del teatro greco messa giù come regolina per tutti da Aristotele, che poi è rimasta per due millenni la regolina preferita da qualche milione di teatranti. Adesso, con i film Marvel della fase quattro, ammetto che non ci sto capendo molto. In parte perché ci sono film “secondari” come questo dove succedono tante cose ma niente di “centrale” allo sviluppo della storia complessiva. E un po’ perché mi servirebbe un indicatore nell’angolo in basso a destra dello schermo con il numerino dell’universo dove ci troviamo. È il 616? È un altro? Siamo nella dimensione Gamma? In un’altra dimensione alternativa? Quante ce ne sono? Boh.

Caro lettore paziente ma sempre accanito odiatore degli spoiler, secondo me la complessità strutturale di questi film è un problema, ma solo fino a un certo punto. Intanto, la gestione del fumettone di Feige porta avanti anche il concetto molto particolare della fisica del multiverso, che diventa una sorta di “fisica narrativa”, nel senso che risponde a regole principalmente ispirate da necessità del racconto. Però funziona, Doctor Strange nel multiverso della follia si fa decisamente guardare e anche se non passerà alla storia come l’evento Marvel del decennio, apre e chiude un sacco di porte (tipico di chi si sposta nei multiversi). Ai cultori della materia consiglio di aspettare l’edizione in Dvd o streaming per fare avanti piano fotogramma per fotogramma. Troverete un tesoro di citazioni ed easter egg. Più del solito.

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Infine, caro il mio lettore, volevo dirti un’ultima cosa. Ma prima due concetti sugli attori: a me Cumberbatch piace, recita molto bene anche questa volta ed è sempre più credibile come personaggio dei fumetti (si è sfondato in palestra, direi, e sta proprio bene), e il cast principale, inclusa un’ottima e convincente Elizabeth Olsen, un Benedict Wong generoso come sempre, l’ottima Xochitl Gomez e la intensa e piacevole Rachel McAdams, che rende tutto un po’ telefilm (non so perché ma secondo me lei ha la faccia giusta per una serie tv, non per un film, però è brava) e vari altri attori che non posso dire sennò ti spoilero mezzo film e non va bene. Tutti bravi, non abbaiano, non sporcano e sono anche di compagnia.

Lo sceneggiatore, che poi è un collettivo di svariate persone, con questa storia ha perso qualche pezzo per strada, ci sono dei problemi di continuity o forse siamo solo sospesi tra filmoni degli Avengers che metteranno in bolla concetti lasciati sospesi. Sono deboli soprattutto le motivazioni di alcuni personaggi nel fare le cose. Tra l’altro, secondo me la storia di questo film in particolare, come ti dicevo sopra, è un po’ secondaria, per così dire (cioè non ha un impatto diretto sul mondo Marvel) perché alla fine è un film del solo Doctor Strange e farebbe strano se arrivasse un’invasione aliena con tutti gli altri supereroi che stanno a casa a guardare Netflix. Quindi c’è tensione, c’è da risolvere un sacco di problemi radicali, ma alla fine è anche la storia di una specie di famiglia disfuzionale in cui le persone si chiedono se sono felici o no.

Ma la cosa che volevo scriverti prima di chiudere è un’altra, caro lettore. C’è un caso di piazzamento di prodotto in questo film che secondo me è fenomenale. Mi spiego meglio. Sarà perché è terminato il ciclo di Daniel Craig come James Bond, che è il prototipo del product placement soprattutto per quanto riguarda i beni di lusso, ma era da tempo che non vedevo un orologio usato così bene come fanno in questo film e nei precedenti con Doctor Strange. Mi riferisco ovviamente all’orologio Jaeger-LeCoultre (JLC) modello Master Ultra Thin Perpetual che è sfasciato (ma ancora ticchetta) sin dal primo film della serie di Strange. E che non esiste con quelle caratteristiche.

Nel senso che è una vera sponsorizzazione, la maison svizzera Jaeger-LeCoultre organizza anche esclusivissime proiezioni del film in anteprima negli Usa e in Europa (molto riservate), ma lo fa sulla base di un modello piazzato nel film che nella realtà non esiste fatto in quel modo (il fondello di quello vero è di vetro e cambiano alcuni altri particolari dell’orologio). E soprattutto JLC accetta di fare il product placement (e pagare fior di soldi, mi sa tanto) con un orologio simbolico e fondamentale per l’universo Marvel ma che si vede sempre e costantemente sfasciato, con il vetro mezzo disintegrato.

Jaeger-LeCoultre

Ora, caro il mio lettore attento agli spoiler, quando un super sponsor mette un prodotto di lusso la regola è che non deve mai essere mostrato in brutte condizioni: avete mai visto Ferrari e Lamborghini sporche e mezze incidentate? Oppure oggetti di design in condizioni pietose? Quando un’azienda caccia i soldi, vuole essere sicura che il suo prodotto abbagli. Invece, dopo cinque o sei apparizioni nell’universo Marvel, questo simpatico segnatempo Jaeger-LeCoultre continua a essere come il suo proprietario: mezzo sfasciato ma combattivo, un lottatore con una serie di fragilità interne notevoli.

Ti ho fatto questo esempio dell’orologio perché mi ha colpito ma anche perché questo è un film sulle seconde opportunità e su come sarebbe bello cambiare la propria vita cancellando i propri errori. L’orologio del Doctor Strange gli è stato regalato dalla ex Christine (cioè Rachel McAdams) con l’incisione sul fondello: «Time will tell you how much I love you». Poi è successo di tutto, certo, ma capirete che è bello chiudere gli occhi e sognare di poter rimettere tutto a posto. O, in alternativa, guardare tutto distrutto e non fare niente.

Ah, un particolare: l’orologio (quello normale, con fondello trasparente per vedere il movimento, che è in commercio) costa circa 25mila euro, ma buona fortuna a trovarlo! Ne fanno pochi all’anno e se vuoi comprarlo lo trovi solo dai reseller. Tuttavia, da quando ha esordito al polso di Cumberbatch, anche se mezzo sfasciato, adesso si trova al doppio. Così, casomai ti fosse venuta voglia. L’orologio merita perché ti dice anche in che fase è la Luna, che è molto utile se ti piace andare a pesca, caro il mio lettore. Non credo, ma non si sa mai. Al Doctor Strange però dice altre cose. Ma per saperle, devi andare a vedere il film.

Antonio Dini, giornalista e saggista, è nato a Firenze e ora vive a Milano. La sua newsletter si intitola: Mostly Weekly.

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