Chi era Jean-Michel Charlier, tra i più importanti sceneggiatori di fumetto franco-belga

di Bruno Caporlingua e Mauro Giordani*

jean-michel charlier un uomo chiamato blueberry anafi
La copertina di “Un uomo chiamato Bueberry”, di Bruno Caporlingua e Mauro Giordani, edito da ANAFI, la più longeva associazione di collezionisti di fumetto italiani, da cui è tratto questo articolo. Il libro non è in vendita, ma è riservato ai soci di ANAFI, a cui ci si può iscrivere a questo link

Jean-Michel Charlier nasce a Liegi, in Belgio, il 30 ottobre del 1924. Al pari di René Goscinny, può essere considerato il più importante sceneggiatore del fumetto franco-belga. A differenza del primo, che eccelle nella bande dessinée umoristica, Charlier si specializza nel genere realistico-avventuroso. Nelle sue storie, come gli appassionati sanno bene, non mancano, comunque, personaggi divertenti, protagonisti di spassosissimi siparietti che spezzano il pathos degli eventi drammatici che si raccontano.

Fin da bambino, il disegno diventa la sua grande passione e, durante il periodo della scuola, ama pasticciare i suoi quaderni con innumerevoli schizzi di navi e aeroplani, sognando di diventare da grande un ufficiale della marina militare. 

Le sue prime letture sono Zig et Puce di Alain Saint-Ogan sul quotidiano Le Dimanche Illustré, Tintin di Hergé su Le Petit Vingtième e una serie lituana chiamata Pitche, realizzata da Aleksas Stonkus e pubblicata sul quotidiano La Libre Belgique. Dal punto di vista letterario, si appassiona ai romanzi polizieschi del commissario Maigret di Georges Simenon.

Nel 1940, la Germania nazionalsocialista invade il Belgio, e Jean-Michel Charlier si adopera come autista di ambulanze nell’ospedale militare di Liegi e si unisce, per un breve periodo, a un movimento di resistenza. Negli anni che seguono, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e, contemporaneamente, si guadagna da vivere trovando occupazione nel mondo del giornalismo. Dopo la laurea all’Università di Liegi, nel 1945, inizia a lavorare come disegnatore nell’agenzia World Press di Bruxelles, il syndicate gestito da Georges Troisfontaines, che si occupa di realizzare storie a fumetti e redigere pagine redazionali per il settimanale per ragazzi Spirou della casa editrice belga Dupuis e per Le Moustique.

Per questo periodico, inizia a scrivere e disegnare delle piccole schede tecniche e alcuni racconti brevi che firma con lo pseudonimo di Flettner. Si tratta di illustrazioni per pagine di aviazione dal titolo La Page illustré du CSA e di altre destinate alla rubrica sportiva della rivista. 

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Jean-Michel Charlier

Scrive la sua prima storia breve a fumetti di guerra intitolata L’Agonie du Bismarck, per la quale Charlier, oltre alla sceneggiatura, realizza i disegni delle navi e degli aeroplani. Il resto è opera del disegnatore Victor Hubinon con il quale inizia una bella amicizia e un lungo sodalizio professionale.

Nel 1947, i due realizzano la loro prima avventura del pilota americano Buck Danny, una saga a fumetti di genere aviatorio destinata ad avere un successo sensazionale. Parallelamente alla produzione per il settimanale Spirou, Charlier, con lo pseudonimo di Charvick, collabora al quotidiano Bimbo (1948/50), per il quale illustra una rubrica didattica sulla marina e aviazione dal titolo Le Cours du chef-pilot e, insieme a Hubinon, la serie a fumetti Joë la Tornade che racconta le avventure di un investigatore francese nelle isole del Pacifico. 

La direzione delle edizioni Dupuis è, ovviamente, molto contrariata per questo lavoro extra che Charlier si è ritagliato e, per mettere fine alla vicenda, costringe lo scrittore a firmare un contratto con la World Press con una clausola di esclusiva. In cambio, Dupuis si impegna a pubblicare rapidamente le storie in album di Buck Danny e versare, conseguentemente, le quote delle relative royalty.

Le avventure di Joë la Tornade sono, a quel punto, terminate da un altro autore, Albert Weinberg. Charlier saggiamente decide, su consiglio dell’amico Jijé, di lasciare definitivamente il disegno per concentrarsi esclusivamente nella sceneggiatura. Tra il 1949 e il 1952, sulla rivista Spirou, sempre con Victor Hubinon, realizza a fumetti la biografia di Robert Surcouf, il celebre corsaro francese del XVIII secolo, che combatté con successo la flotta inglese nei mari dell’India.

Con la fusione tra la World Press e la International Press diretta da Yvan Chéron, Charlier ha modo di conoscere Albert Uderzo. Jean-Michel Charlier è sedotto dalla qualità dei suoi disegni e propone all’autore francese una collaborazione per il supplemento per ragazzi del quotidiano La Wallonie. É il 1950, e i due decidono di riprendere il personaggio Belloy, le chevalier sans armure, un fumetto umoristico di carattere medioevale precedentemente scritto e disegnato, dal 1948, dallo stesso Uderzo per la rivista francese OK.

Per Charlier sono anni molto prolifici, crea tre serie per La Libre Junior, supplemento settimanale di fumetti del quotidiano generalista belga La Libre Belgique. I fumetti sono: Fanfan e Polo (1950/52), disegnata da Dino Attanasio; Tiger Joe (1950/53), una guida di caccia in Africa, disegnato da Hubinon, e le divertenti avventure di Alaine Christine (1953/57), disegnate dal francese Martial Durand, detto Martial.

Le serie di Charlier prodotte per Spirou, all’inizio degli Anni Cinquanta, sono tutte di grande successo. Tra queste: Les Vraies Histoires de l’Oncle Paul (Paape, Follet, Graton, Mitacq, 1951/54), l’investigatore assicurativo Jean Valhardi (Jijé e Paape, 1951/54), le amazzoniche avventure di Kim Devil (Forton, 1953/56) e i simpatici scout de La Patrouille des Castors (Mitacq, 1954/79). Ancora per Spirou, Charlier prosegue incessante la produzione delle avventure di Buck Danny e i suoi amici Sonny Tuckson e Jerry “Tumb” Tumbler, disegnate sempre da Victor Hubinon (1947/78). 

Non convinto che il fumetto sia una professione che gli possa garantire un futuro sicuro e redditizio, nel 1952, Charlier prende la licenza di pilota e vola per un breve periodo con la compagnia aerea, di bandiera belga, Sabena. Deluso dall’ambiente di questo nuovo lavoro, Charlier decide di tornare, a tempo pieno, alla bédé, consapevole di aver fatto, comunque, esperienze utili per le sue storie aviatorie.

Nel 1956, molti autori di fumetto insoddisfatti del trattamento economico riservato dagli editori decidono di firmare una carta per la formazione di un sindacato di categoria. Furioso per l’iniziativa, ritenuta ingiustificata, Troisfontaines, capo della World Press, decide di licenziare in maniera arbitraria tre firmatari per dare un forte esempio anche a tutti gli altri. Jean-Michel Charlier, uno dei leader della “rivolta”, interviene con fermezza per assicurare il reintegro immediato dei tre nomi esclusi. Troisfontaines, alle strette, accetta di riassumere Eddy Paape e Gérald Forton, ma si rifiuta categoricamente di riprendere anche René Goscinny.

Per solidarietà e per mantenere fede all’impegno assunto, Albert Uderzo e Jean-Michel Charlier si licenziano dalla World Press. Questa decisione non piace affatto agli editori francesi di fumetto che, per rappresaglia, per un paio d’anni si alleano per non dare lavoro ai fumettisti ribelli. Per sopravvivere, Jean-Michel Charlier, è costretto a fare lavori occasionali come, ad esempio, la propaganda porta a porta.

Le lotte sindacali intraprese convincono Jean-Michel Charlier, René Goscinny, Albert Uderzo e Jean Hébrard, ex pubblicitario della World Press, che una soluzione ai propri problemi possa essere la fondazione di una propria agenzia. Il gruppo fonda, così, Edifrance che, inizialmente rileva il periodico Pistolin. Questi cambiamenti professionali ed editoriali non impediscono, comunque, a Charlier di continuare il proprio lavoro di sceneggiatore e per Spirou crea, con Eddy Paape, un nuovo personaggio: il giornalista avventuriero Marc Dacier (1958/67).

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La redazione di Pilote alla fine degli anni Sessanta. Seduti: al centro René Goscinny, a sinistra Claire Brétecher e a destra Jean Giraud/Moebius. In piedi, da sinistra a destra: Uderzo, Pradal, Gotlib (con gli immancabili occhialoni scuri), Mézières, Fred, Mandyka, Tabary, Drulliet e Charlier.

Il 29 ottobre del 1959, esce il primo numero del quindicinale Pilote, rivista progettata dallo stesso Charlier, da Goscinny e da Uderzo. Jean-Michel Charlier, fin dal primo numero, firma due serie divenute popolarissime e longeve: il pirata Barbe-Rouge (1959/73), disegnata da Victor Hubinon, e i piloti dell’aviazione francese Michel Tanguy e Ernest Laverdure (1959/66), disegnata da Albert Uderzo e, poi, da Jijé. Nello stesso numero compare anche un terzo personaggio: Jacques Le Gall (1959/67) disegnato dal bravo Mitacq. La bella serie dello scout solitario, protagonista di avventure trepidanti, è, però, meno fortunata e destinata ad avere molto meno successo delle prime due.

É con queste serie che Charlier dimostra, ancor di più, il suo grande talento di narratore, la sua capacità di costruire intrighi raffinati e complessi in ambientazioni molto diverse tra loro, pur mantenendo in esse un ritmo sempre sostenuto e avvincente. La sua forza è quella di basare i propri racconti in un contesto geopolitico reale, regalando al lettore tutte le sue conoscenze in fatto di tecnologia e strategia militare. Charlier si consacra definitivamente un grande maestro del genere storico, dello spionaggio e del thriller tecnologico.

Con il sostegno di Radio Lussemburgo, crea per Pilote, il giornalista Guy Lebleu o anche Allô DMA (1961), disegnato da Raymond Poïvet. Dal1963, Charlier diventa caporedattore di Pilote, rivista nella quale deve essere gestita anche la serie di Astérix di René Goscinny e Albert Uderzo, divenuta in pochi anni un fenomeno editoriale a livello mondiale. 

Al periodico Pilote è associato Dargaud, un colosso nel campo dell’editoria del fumetto francese che raccoglie le storie più belle, pubblicate a puntate sulla rivista, per riproporle in lussuosi album cartonati.

Jean-Michel Charlier, nel frattempo, non ha mai abbandonato la sua collaborazione con le edizioni Dupuis e continua a scrivere le storie di Buck Danny e altre serie, pur essendo, già da diverso tempo, in contrasto con le vedute della dirigenza di stanza a Marcinelle.

Per aiutare l’amico Albert Weinberg, scrive anche, in forma anonima e non accreditata, alcune storie del pilota canadese Dan Cooper, la bella serie di aviazione pubblicata sul settimanale Tintin e sui volumi editi da Lombard.

Nel 1962, Charlier, mentre lavora a un reportage negli Stati Uniti, matura l’idea di realizzare un fumetto western. Contatta Jijé, già autore del cow-boy Jerry Spring, ma questi oberato di lavoro, declina l’invito e consiglia un proprio allievo che, anni prima, si era già proposto allo stesso Charlier per questo genere.

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La prima apparizione di Blueberry

Nel numero 210 di Pilote, dell’ottobre del 1963, debuttano, così, le avventure del tenente Blueberry con le prime due tavole di Fort Navajo disegnate dal francese Jean “Gir” Giraud. Il successo della serie è immediato e il personaggio diventa uno dei beniamini dei lettori della rivista Pilote.

Nel 1967, viene trasmesso il primo episodio della serie televisiva Les Chevaliers du ciel, adattamento delle avventure di Tanguy et Laverdure interpretate da Jacques Santi e Christian Marin, attori straordinariamente somiglianti ai personaggi della bédé. La sceneggiatura dei telefilm, fedele ai soggetti delle storie a fumetti, è opera dello stesso Charlier. Il serial, con le musiche di Johnny Hallyday, prosegue per tre stagioni e ottiene un enorme successo di pubblico sia in Francia che all’estero. In Italia gli episodi sono trasmessi dalla Rai e, anni più tardi, dal canale satellitario Canal Jimmy.

La televisione piace molto a Jean-Michel Charlier che inizia a collaborare, sempre più spesso, con questo mezzo. Tra i suoi lavori, il feuilleton Les Aventures du capitaine Lückner del 1973.

In campo fumettistico, Charlier scrive Mississippi River, il primo episodio di una nuova serie western per Jean Giraud intitolata Jim Cutlass, pubblicata su Pilote nel 1976.

Nel 1979, nel fumetto Michel Brazier adatta per Spirou la sua serie tv Les Diamants du président (1977). I disegni sono di André Chéret, autore stimato con il quale desiderava lavorare. Per Super As, versione francese del tedesco Zack, Charlier scrive una nuova serie chiamata Les Gringos (1979/80) basata sulla rivoluzione messicana. In uno degli episodi di questa serie intitolato Nez Cassé, compare Mike S. Blueberry ormai anziano. Negli Anni Ottanta, dopo la morte di Hubinon (1979) e Jijé (1980), Charlier scrive le sue principali serie per altri disegnatori: Buck Danny per Bergèse, Barbe Rouge per Gaty e Pellerin, Tanguy et Laverdure per Serres e Coutelis. In questo periodo crea, per i disegni del neozelandese Colin Wilson, nuovi episodi de La Jeunesse de Blueberry.

Nel dicembre 1987, Gilles Ratier realizza l’intervista più completa con Jean-Michel Charlier, pubblicata sulla prozine Hop! pochi mesi prima della scomparsa del grande sceneggiatore. In questa, Charlier tira le somme della sua carriera: 

«Qualche anno fa, ho provato a fare un conto della mia produzione, e mi sono reso conto, con spavento, di aver scritto più di cinquecento storie dei miei diversi eroi. Ormai il numero deve essere salito drammaticamente anche perché ho una pessima memoria. […] Non sarei in grado, ad esempio, di citare l’elenco di tutti gli album di Buck Danny. Non ricordo sempre cosa ho già scritto.

Anche all’interno di alcune delle mie storie, a volte dimentico completamente quello che è successo negli episodi precedenti. Questo a volte mi gioca brutti scherzi, perché penso di aver avuto un lampo di genio avendo trovato un colpo di scena o una storia eccellente da scrivere, e mi rendo conto, invece, di averlo già usato. È molto noioso perché devo distruggere tutto quello che ho scritto e ricominciare da capo. Ovviamente potrei rileggere le mie storie di tanto in tanto, ma ora ho difficoltà a leggere i fumetti. Ne leggo ancora alcuni, anche se è ben lungi dall’essere una forma letteraria che personalmente apprezzo. […]

D’altra parte, amo la lettura classica, sono un grande consumatore di libri, soprattutto quelli di storia. Amo il cinema, il teatro, viaggiare anche fuori dal lavoro… e, come si può vedere, mi piace molto il buon cibo e i buoni vini. […] Ho dato precedenza al mio lavoro di sceneggiatore grazie a Jijé. Mentre continuavo disegnare aerei e navi di Buck Danny, ecc… mi disse che non mi sarei accontentato nella vita di fare un disegnatore mediocre e che il mio talento era nello scrivere. Ricordo di essere rimasto traumatizzato in quel momento, perché economicamente, per me, non era affatto la stessa cosa!

Inoltre, ero ovviamente molto turbato nel vedere le mie capacità di disegnatore non riconosciute. Detto questo, mi sono subito reso conto che Jijé aveva assolutamente ragione. Gli sono sempre stato grato per aver avuto l’onestà di dirmelo. […] All’inizio non avevo alcun desiderio particolare di pilotare un aeroplano. Ma ho capito subito che non avrei potuto raccontare una storia di aviazione se non lo avessi fatto. […]

Radio Lussemburgo era l’emittente radiofonica più importante, in un’epoca in cui l’Europa 1 non esisteva ancora e, soprattutto, la televisione non aveva ancora conosciuto uno sviluppo apprezzabile. Questa stazione voleva creare un giornale (Pilote) che completasse il suo programma per ragazzi che andava in onda ogni giovedì pomeriggio. […] Il lancio del primo numero è stato davvero straordinario, avevamo venduto 300.000 copie.

[…] Nel 1960 feci un reportage alla Edwards Air Force Base, Nevada, dove vengono testati tutti i dispositivi, tutti i prototipi di aeroplani americani. Lì vicino ho visitato i luoghi del vecchio west. Nella mia vita non avrei mai pensato di realizzare un fumetto western, tornai con l’irrefrenabile voglia di scriverne uno. È successo che diversi anni prima, Jean Giraud era venuto a trovarmi chiedendomi se volevo scrivergli una sceneggiatura western. Gli ho detto che non era proprio il mio genere e che non volevo approfondire questo argomento. Di ritorno da questo viaggio, stavo cercando un disegnatore, era lui, e abbiamo creato Blueberry! […] Non c’è una sola storia di Blueberry che non sia direttamente ispirata da eventi reali. C’è sempre un punto di partenza strettamente storico in tutte le mie storie.

In Blueberry, molti personaggi secondari sono realmente esistiti. Sono inseriti nella saga con i loro veri nomi e con il ruolo che hanno effettivamente svolto nella vita. Per scrivere una sceneggiatura parto, quindi, sempre da un fatto reale. Questo mi costringe a mettere insieme una notevole quantità di documentazione come articoli di giornale, libri o foto. In effetti, è questo il segreto! L’importante è trovare il punto di partenza sul quale realizzare un certo numero di colpi di scena. Per il resto è un lavoro classico, nel senso che la sceneggiatura di un fumetto è scritta più o meno come quella di un film. […]

Per le sceneggiature ho un grosso problema, difficilmente riesco a scrivere più di dieci pagine in una volta. Dopo questa fase, mi mancano le idee. Devo passare a un’altra serie e, poi, a un’altra ancora. Poi ricomincio per dieci pagine e vado avanti così fino alla fine. […] I disegnatori con cui lavoro intervengono pochissimo nella progettazione dei soggetti. Ovviamente sottopongo loro queste storie, ma è molto raro che mi chiedano modifiche. È successo alcune volte che Jean Giraud mi abbia chiesto di prolungare un ruolo, perché affascinato dal personaggio che io l’avevo concepito solo come comprimario. Il caso più eclatante è quello di Mac Clure che doveva apparire solo per quattro o cinque tavole al massimo. Giraud gli trovò un fisico molto particolare e mi disse che sarebbe stato un peccato non farlo tornare. […] Blueberry è una serie un po‘ speciale, poiché a differenza delle altre mie storie, è una serie che ho progettato nel suo insieme, su un arco di diverse dozzine di album. Fin dall’inizio, sapevo esattamente cosa si sarebbe svolto, di album in album, nella storia della vita di Blueberry. […]

A volte intervengo nel lavoro del disegnatore, soprattutto per spiegare loro cosa voglio che mostrino in questa o quella tavola. Accompagno la mia descrizione, di per sé molto dettagliata, con uno schizzo che faccio io stesso. Con questo non voglio assolutamente invadere il loro ruolo, perché bisogna lasciare a tutti loro la possibilità di interpretare le cose come credono, si tratta semplicemente di indicare loro ciò che non devono omettere. Questo non vincola gli autori che poi disegnano come vogliono e, generalmente, è migliore di quello che io stesso avrei potuto immaginare. Con i più giovani mi è capitato di intervenire e chiedere loro di rifare alcuni disegni. Anche con Jean Giraud, ho chiesto di rifare copertine che non ritenevo buone. Ma è sempre stato in tono molto amichevole. Ovviamente riconosco il loro diritto di criticare le mie sceneggiature e di chiedermi modifiche se qualora lo ritenessero necessario.»

Jean-Michel Charlier muore a Parigi il 10 luglio 1989 all’età di 64 anni. È sepolto nel cimitero di Saint-Cloud (Hauts-de-Seine).

Questo articolo è un estratto del libro “Un uomo chiamato Bueberry”, di Bruno Caporlingua e Mauro Giordani, edito da ANAFI, la più longeva associazione di collezionisti di fumetto italiani. Il libro non è in vendita, ma è riservato ai soci di ANAFI, a cui ci si può iscrivere a questo link.

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